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I cadaveri dimenticati: da Dalmine a Calcio 8 morti mai identificati

Alcune volte ci sono famiglie che li cercano senza trovarli, altre volte sono gli “invisibili” che vivono ai margini della società e che muoiono senza che nessuno ne senta la mancanza. Sono otto i cadaveri mai identificati in provincia di Bergamo negli ultimi anni.

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 Persone morte e mai identificate. Alcune volte ci sono famiglie che li cercano senza trovarli, altre volte sono gli “invisibili” che vivono ai margini della società e che muoiono senza che nessuno ne senta la mancanza, come evidenzia un articolo de Linkiesta.it. Sono otto i cadaveri mai identificati in provincia di Bergamo negli ultimi anni. Da Dalmine a Calcio, ecco i casi di corpi senza vita ritrovati e a cui non si è ancora potuto dare un nome. 

A partire dal più lontano in ordine cronologico, la donna tra i 20 e i 40 anni ritrovata il 23 luglio del 1995 a Dalmine. Capelli castano scuro, 168 centimetri la sua altezza.

Sempre a Dalmine, il 22 dicembre 1998, in un canale di irrigazione lungo la strada statale 525 venne ritrovato un uomo di età compresa tra 30 e i 35 anni.

Quattro anni più tardi, il 4 marzo 2002 un altro uomo, stavolta tra i 30 e i 40 anni, fu rinvenuto a nelle campagne di Pumenengo, nella Bassa. 176 centimetri per 70-80 chilogrammi, aveva i capelli neri e il tatuaggio di uno scorpione sul braccio.

Meno di un mese dopo, il 29 marzo, sul ciglio della roggia Guidana a Torre Boldone venne raccolto il cadavere di un uomo tra i 30 e i 45 anni. Capelli castano scuro, razza caucasica e un tatuaggio a forma di cuore sul braccio sinistro, sarebbe morto per overdose.

Passano tre settimane e il 19 aprile una ragazza tra i 25 e 30 anni muore all’interno di un bar di Seriate a causa di un arresto cardio circolatorio. Di razza caucasica, con gli occhi azzurri e i capelli neri, era alta 170 centimentri e pesava 62 chilogrammi.

Verso la fine dello stesso anno, il 6 ottobre, dal fiume Brembo viene estratto il corpo di un uomo, tra i 30 e i 40 anni. 175 centimetri la sua altezza, portava una protesi dentale.

Si arriva così al 13 settembre del 2005, quando ad Almenno San Salvatore viene ritrovato il cadavere di un uomo, tra i 40 e i 60 anni. Sul cranio aveva un tassello che testimonia un’operazione chirurgica, era alto 175 centimetri, aveva i capelli neri ed era di razza caucasica.

Quattro anni più tardi, il 29 maggio 2009, in località cascina Borella a Calcio viene ritrovato il corpo di un uomo, di età compresa tra i 25 e i 40 anni. Di razza caucasica, aveva i capelli scuri ed era alto 180 centimetri.   

In totale negli obitori di tutta Italia e nelle celle frigorifere degli istituti di medicina legale sono conservati 1.385 cadaveri senza nome che nessuno reclama, 122 in più rispetto a un anno fa. La metà si trova in Sicilia: sono i corpi dei migranti annegati in mare durante le traversate nel Mediterraneo.

Morti che spesso rimangono senza nome anche a causa della burocrazia. Può capitare che se un senzatetto di cui è stata denunciata la scomparsa a Napoli muore a Torino, il corpo finisce per non essere mai identificato. Senza contare che spesso, non essendo morti sospette, le procure non autorizzano le autopsie e altri esami per la compilazione delle schede post mortem. E di alcuni corpi messi male si finisce per non conoscere neanche il sesso.

Ma se i corpi non vengono reclamati e negli obitori c’è bisogno di spazio, non resta che la sepoltura senza nome. Tanti senzatetto, poi, vengono caricati in ambulanza e ricoverati senza nome negli ospedali. E la legge sulla privacy, se non sei un parente, non permette di accedere alla lista dei ricoverati.

Oltre al fatto che, per mancanza di posti letto, spesso i senza dimora vengono trasferiti negli ospedali fuori città. Così piano piano si perdono le tracce, e la possibilità di dare un nome a un malato prima e a un corpo senza vita poi si riduce fino a renderli invisibili. Anche da morti.

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Commenti

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  1. Scritto da Baerele

    il dramma degli invisibili non è trovare un nome post mortem, il dramma è perchè un uomo diventi invisibile quando è vivo, una volta morti non ha importanza più nulla.

  2. Scritto da beppe

    Cè qualcuno che sta più in alto e che ha detto di sapere persino quanti capelli abbiamo in testa. Dimenticati soli da questo mondo…

  3. Scritto da Giulia

    Che pena…povera gente…