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Cinquant’anni fa i Beatles a Milano, Fabio Santini: “Io c’ero, indimenticabili”

Dall'arrivo dei favolosi quattro di Liverpool alla stazione Centrale, al concerto del pomeriggio e poi a quello serale al Vigorelli: il giornalista, esperto della storia degli "scarafaggi", Fabio Santini, ripercorre quelle ore meravigliose.

"Mi dispiace che i bergamaschi RevolveR non ce l’abbiano fatta. Li ritengo la miglior tribute band italiana dei Beatles…li ho persino votati". Fabio Santini, firma del giornalismo di spettacolo, responsabile di seminari sulla storia e l’estetica della Musica presso il CdpM di Bergamo, riconosciuto esperto dell’opera omnia dei Beatles, ci accoglie nel suo studio in centro città.

Il 24 giugno fanno 50 anni esatti dalla prima e unica volta che vide i Favolosi Quattro in concerto a Milano, una ricorrenza che viene celebrata da una prima serata di RaiTre condotta da Fabrizio Frizzi e alla quale avrebbero dovuto partecipare i RevolveR se avessero raccolto il massimo delle preferenze via Internet su un novero di 4 tribute band beatlesiane.

Che ricordi conserva di quei giorni?

E’ un’estate torrida quella del ’65. La settimana dopo il concerto, ho gli esami di terza media. Ma convinco i miei a lasciarmi andare a partecipare a quello che anni dopo sarebbe diventato un appuntamento unico con la Storia. Prima di parlare dei due concerti, però, dobbiamo spostarci alla Stazione Centrale. Il treno dei Beatles arriva da Lione sul binario 16. Siamo circa duemila fan. Gli cambiano destinazione di arrivo, quella massa di ragazzi si sposta come un mare in tempesta verso il 3. Li intravvedo. Tocco la spalla di Ringo Starr. Lo confesso, non mi laverò più la mano sinistra per qualche giorno….

E poi?

La notte non chiudo occhio. La mattina del 24 cerco di studiare ma non ci riesco. Con uno sparuto gruppo di amici, siamo al Vigorelli verso l’una e mezzo del pomeriggio. Entriamo. Il nostro biglietto costa 1.500 lire. Non c’é tantissima gente, le cronache riveleranno il giorno dopo circa 7mila persone. Dei gruppi spalla ricordo poco. Ricordo Fausto Leali e i suoi Novelty, i New Dada con Maurizio Arcieri alla voce e il batterista Pupo che suona con i guanti bianchi. Bravissimi. Poi loro, introdotti da Lucio Flauto e una starnazzante Rossella Como. Sono quasi le 4 e mezzo. Paul accorda il basso. Si avvicina al microfono: “Ragazze, ciao”. Delirio. Vengo sommerso da un’onda d’urto di ragazzine impazzite che mi travolgono. Da quel momento sento poco o nulla. L’attacco di “Twist and Shout”, il rif di “I Wanna be Your Man”, la chitarra di “She’s a Woman”, poco altro, giusto le presentazioni dei pezzi lette in italiano da McCartney.

Così ha perso il senso del concerto.

No, bisognava mettere in conto che le grida delle ragazze avrebbero coperto i suoni diffusi dai piccoli amplificatori Vox messi a disposizione del negozio Semprini. Andava in tutto il mondo così. E’ per quel motivo che i Beatles l’anno dopo decidono di non tenere più date dal vivo. Ma il senso di quella giornata è forte e va oltre la musica: ci sono i Beatles davanti a me, l’icona musicale e sociale che sta dando una nuova identità alla canzone, ai giovani, alla società. E l’emozione è fortissima.

Quanto durò quello storico concerto?

Attorno ai 40 minuti. Ogni fine canzone, l’inchino d’ordinanza. John indossa il suo leggendario cappellino da ferroviere. Lo regalerà a Ricky Gianco nei camerini. Uscendo dal Vigorelli, vedo John che urla Liverpool-Liverpool. L’Inter quell’anno ha battuto i Reds in un’indimenticabile serata di Coppa dei Campioni per 3 a 0 dopo aver perso all’Anfield Road per 3 a 1….

Che accade tra il concerto del pomeriggio e quello della sera?

Alcuni di noi tornano a casa con il compito di avvertire le nostre famiglie che ci saremmo fermati anche per l’esibizione serale. Ci nascondiamo nei bagni, non abbiamo il biglietto per la data serale. E quando riaprono i cancelli riprendiamo posto in gradinata. Il Vigorelli è pieno, ci sono oltre 22mila persone. Nel parterre davanti al palco si accalcano trentenni e genitori con i figli. Noi teen-ager teniamo la posizione sugli scaloni in cemento.

Cambiò qualcosa nel concerto della sera?

No. Uguale identico a quello del pomeriggio. Solo che il volume dell’urlo della folla sale di intensità, diventa un boato. Finisce e si torna a casa. I Beatles come gruppo non li rivedrò mai più. Un’altra notte in bianco. La mattina dopo si studia. Promosso. E continuavo a ripetere ai miei: ve l’avevo detto che i Beatles mi avrebbero portato fortuna…!

Commenti

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  1. Scritto da Leone Cromati

    Sempre bravo e piacevole Santini.