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Meccanica orobica, filiera forte con una catena del valore senza anelli deboli

Al convegno di martedì 23 giugno promosso da Ubi Banca - Banca Popolare Bergamo e Confindustria Bergamo Pio De Gregorio (Business Analysis - Ubi Banca) presenta i dati di una indagine sul settore metalmeccanico, effettuata attraverso un sondaggio a cui hanno partecipato 122 imprese orobiche che hanno risposto a un questionario ad hoc.

Al convegno di martedì 23 giugno promosso da Ubi Banca – Banca Popolare Bergamo e Confindustria Bergamo Pio De Gregorio (Business  Analysis – Ubi Banca) presenta i dati di una indagine sul settore metalmeccanico, effettuata attraverso un sondaggio a cui hanno partecipato 122 imprese orobiche che hanno risposto a un questionario ad hoc.

In particolare la ricerca ha avuto per oggetto la filiera che, partendo dalle lavorazioni e dai prodotti metallurgici di base, si articola nella produzione di componenti semplici e complessi ed infine nella realizzazione dei prodotti finiti per il cliente finale.

Oltre che per cluster di posizionamento all’interno di questa filiera produttiva, le imprese oggetto della ricerca sono state suddivise in base al principale settore di sbocco dei prodotti realizzati.

Ecco i risultati.

Competizione

– Qualità e flessibilità produttiva resteranno i principali fattori competitivi anche nei prossimi anni.

– La spesa in R&D tenderà a crescere.

– Aumenterà la quota di fatturato realizzata con prodotti a marchio proprio.

– Il ricorso a produzioni esternalizzate crescerà nei comparti dei prodotti finiti, dei componenti complessi e della metallurgia, ma diminuirà nei comparti dei componenti semplici e delle lavorazioni.

Strategie

– La principale strategia per i prossimi anni consisterà nell’accrescere l’accesso ai mercati esteri ed in secondo luogo nell’ampliare la gamma dei prodotti/servizi offerti.

– Conseguentemente dovrebbe aumentare ulteriormente la quota del fatturato estero rispetto a quello totale, soprattutto per effetto della crescita del fatturato realizzato nei mercati extra-UE.

Ostacoli e minacce alla competitività

– Nei prossimi anni scarsità di domanda e oneri burocratici dovrebbero rappresentare i principali ostacoli alla competitività, mentre la mancanza di risorse finanziarie non è più avvertita come una criticità.

– La principale minaccia competitiva deriva dai costi di produzione troppo elevati rispetto alla concorrenza, cui si accompagna una perdita di potere negoziale nei confronti dei clienti.

Linee di sviluppo

– Nei prossimi anni una quota inferiore al 10% delle imprese del sondaggio prevede di aprire attività produttive. Quelle che prevedono di aprire nuove attività produttive sono concentrate nel settore energia.

– Nei prossimi anni circa il 20% delle imprese del sondaggio prevede di effettuare fusioni/acquisizioni in Italia e circa il 15% all’estero con gli obbiettivi di allargare tanto i mercati di sbocco quanto la gamma dei prodotti/servizi offerti.

– Nei prossimi anni quasi il 50% delle imprese del sondaggio prevede di aprire accordi con altre imprese (reti d’impresa) allo scopo soprattutto di sviluppare nuovi prodotti ed accedere a nuovi mercati.

I risultati del sondaggio hanno quindi evidenziato che le imprese bergamasche della metalmeccanica sono orientate verso strategie molto pro-attive, che puntano soprattutto verso la crescita sui mercati esteri grazie alla qualità dei prodotti basata su innovazione e flessibilità produttiva.

La seconda parte dell’analisi è stata focalizzata sui risultati economici delle imprese, suddivise per cluster lungo l’intera filiera produttiva che partendo dalla lavorazioni metallurgiche di base, si sviluppa verso la produzione di componenti semplici prima, di componenti complessi poi e conduce infine alla realizzazione dei prodotti finiti, secondo un’organizzazione a ragnatela che vede al centro l’impresa capofila che, dopo aver acquisito la commessa, sviluppa la progettazione e consegna al cliente il prodotto finito, ed intorno l’insieme dei fornitori di componenti e di lavorazioni che contribuiscono alla realizzazione del prodotto.

L’analisi economica della filiera aveva l’obbiettivo di verificare l’esistenza o meno di differenze strutturali nelle performance reddituali delle imprese in base al loro posizionamento all’interno della filiera.

In altri termini, si è voluto verificare se le imprese capofila, protagoniste delle fasi commerciali, progettuali e di consegna dei prodotti finiti, ottengono dei ritorni sul capitale investito strutturalmente e significativamente più elevati rispetto a quelli delle imprese fornitrici di componenti, di lavorazioni e dei prodotti metallurgici di base.

Grazie al sondaggio, ciascuna impresa ha identificato in prima persona da un lato il proprio cluster di appartenenza nell’ambito della filiera in relazione al prodotto realizzato (prodotto finito, componente complesso, componente semplice, lavorazione, metallurgia) e dall’altro il proprio cluster di riferimento in base al settore principale di sbocco del proprio prodotto (automotive, impianti civili, impianti industriali, energia, meccanica generale).

L’analisi economica ha evidenziato che i ritorni sul capitale investito sono stati molto vicini negli anni scorsi per tutti i cluster della filiera, ad eccezione del cluster metallurgia che presenta dei ritorni sul capitale investito tendenzialmente più bassi. Per gli altri cluster, infatti, quelli con margini di profitto più bassi mostrano di aver raggiunto dei livelli più elevati di produttività del capitale investito.

D’altra parte i cluster con produttività più bassa del capitale investito hanno raggiunto margini di profitto più elevati. Questo bilanciamento ha prodotto un sostanziale allineamento degli indicatori di creazione di valore delle imprese lungo i cluster della filiera produttiva della metalmeccanica bergamasca.

Anche l’analisi economica per cluster di settori ha evidenziato l’assenza di discrepanze strutturali di redditività sul capitale investito, ad eccezione del settore energia che mostra ritorni più elevati rispetto agli altri.

Quindi, ad esclusione del settore energia, trova conferma il sostanziale allineamento dei parametri di creazione di valore anche quando le imprese vengono suddivise in base al principale settore di sbocco dei loro prodotti.

Pertanto l’analisi economica ha evidenziato che la meccanica bergamasca presenta dei parametri di creazione di valore che si attestano in un intervallo ristretto sia quando le imprese analizzate vengono suddivise in cluster di filiera, sia quando la suddivisione è per cluster di settori, con due sole eccezioni: nel caso della filiera, il cluster metallurgia presenta dei ritorni sul capitale investito inferiori alla media, nel caso dei settori è il cluster energia ad evidenziare dei ritorni sul capitale investito superiori alla media.

Queste eccezioni tuttavia non sono così significative da offuscare la solare evidenza messa in luce dall’analisi svolta dall’ufficio di Business Analysis di UBI Banca e così sintetizzabile: ‘La meccanica bergamasca è una filiera forte, con una catena del valore senza anelli deboli’.

Commenti

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  1. Scritto da Luis

    Oneri burocratici e costi di produzione troppo elevati, palla al piede penalizzante per le aree di gente onesta e seria, chiaro che non è così per tutta l’Italia…

    1. Scritto da Alberto

      Più che oneri li chiamerei veri e propri “bastoni fra le ruote” burocratici…