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Dopo 13 anni e una “carriera” v’aspettavate una raccolta? Eccovi un James Taylor inedito

"Before this World" è il ritorno di James Taylor: buon album di inediti, tipicamente tayloriano, fatto di ballate perlopiù acustiche con l’aggiunta ora qua ora là di un suono speciale dato ora da un’armonica ora da una percussione o da un violoncello, anche se, al solito, sono le chitarre a farla da padrone.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

ARTISTA: James Taylor

TITOLO: Before this World

GIUDIZIO: ***1/2

Eccolo qua. Dopo circa 13 anni dalla precedente prova, October Road, torna James Taylor, che, scommetto, tutti abbiamo ascoltato almeno una volta, tutti abbiamo amato magari senza mai ammetterlo apertamente, perché un po’ troppo commerciale, un po’ troppo melodico, un po’ troppo di tutto ciò che per noi “veri duri del rock” è inaccettabile.

Però, in fin dei conti, almeno una volta nella nostra gioventù le sue canzoni ci hanno fatto compagnia quando eravamo tristi e alla ricerca di una luce, anche fioca, e non possiamo non riconoscergli il merito di aver reso famosa quella You’ve Got a Friend che , benché di Carole King, ha raggiunto una popolarità planetaria grazie alla sua interpretazione e ancor oggi ci pare tra le canzoni più belle mai ascoltate.

Per cui celato o meno, è probabile che nei confronti di James Taylor tutti si provi un certo affetto, una certa riconoscenza, anche favorita dal fatto che in tutta la sua carriera il musicista non è mai stato protagonista di veri e propri tonfi artistici, attestandosi, dopo gli esordi folgoranti, su livelli sempre apprezzabili e comunque dignitosi, senza mai compromettersi con lo star system.

13 anni sono tanti, anche se James Taylor in questo periodo ha continuato a dare segno della sua presenza con concerti, presenze a eventi benefici, con il live celebrativo registrato insieme a Carole King al Trobadour, con un paio di dischi di cover.

Oggi, a 65 anni e passa, dopo una manciata di Grammy’s vinti, quando potrebbe godersi i frutti di una carriera di successi facendo uscire un best, un best dei best, la registrazione di uno o dieci concerti, invece torna con un album di inediti che certo qualche sforzo gli deve essere costato.

Nello stesso periodo nella musica è successo un po’ di tutto, l’elettronica ha sempre acquisto maggiore spazio, i dj importanza, le band giovanili hanno preso il sopravvento, i termini “country”, “folk” e persino “rock” hanno iniziato a cedere il passo, ma per James Taylor è come se tutto ciò non fosse accaduto, perché, ascoltandolo, tutto sembra essere rimasto inalterato.

James Taylor non propone con Before the World nulla di nuovo, il genere è sempre quello, le canzoni non si distinguono da quella che è stata la sua produzione precedente ma se questo è quello che cercate, ossia un porto di affetti, sensazioni già provate, allora questo è quello che troverete e che vi piacerà trovare.

Before The World è un disco fatto senza alcuna urgenza anzi mi immagino che la sua produzione sia avvenuta con tutta la tranquillità possibile, senza alcuna ansia, e senza alcuna supponenza, circondato dall’affetto di musicisti che prima che tali sono i compagni di una vita. Il disco è stato registrato nello studio di proprietà dell’artista, situato nel Massachusetts, con Dave O’Donnell alla produzione; vede la partecipazione del violoncellista Yo-Yo Ma in You and I Again, di Sting nella title-track e della moglie Kim Smedvig (che canta Angels of Fenway insieme al cantautore e al figlio Henry). Fanno parte della band Jimmy Johnson (basso), Steve Gadd (batteria), Michael Landau (chitarra), Larry Goldings (tastiere), Luis Conte (percussioni), Andrea Zonn, Arnold McCuller, David Lasley e Kate Markowitz (vocalist).

Nove le canzoni inedite più la rilettura di Wild Mountain Thyme. Il genere è quello “suo”, fatto di ballate perlopiù acustiche con l’aggiunta ora qua ora là di un suono speciale dato ora da un’armonica ora da una percussione o da un violoncello, anche se, al solito, sono le chitarre a farla da padrone. Sono canzoni che trattano temi quotidiani, piccole storie di affetti, di sentimenti, dell’oggi, del domani, che ricordano (senza malinconia) il passato.

La prima, Today, Today, Today si apre con un arpeggio di chitarra che immerge da subito l’ascoltatore in atmosfere vintage, con violino in sottofondo che accentua il tema della nostalgia. Poi, ad un certo momento, il brano acquista ritmo assumendo fattezze più country.

You and I again immagino sia un omaggio alla moglie e dall’ascolto pare anche sincero. Questa volta è il piano a dare le note più suggestive e la ballata lenta e avvolgente è di quelle che alla fine ti convincono pienamente anche se un po’ alla “maestro di violino” di modugnana memoria.

Più movimentata è Angel of Fenway con un inaspettato coro nel mezzo e un gioco di percussioni riuscito mentre Stretch of the Higway, permeata da alcune atmosfere blues, rappresenta probabilmente il miglior episodio del disco. Bello l’organo, belle le parti dei fiati, più sicura che altrove l’interpretazione sonora e coro che ricorda benissimo la west coast degli anni 70, con un intreccio di voci da accapponare la pelle. Decisamente bello!

Montana è troppo simile a decine di canzoni del nostro anche se l’arrangiamento e il suono contribuiscono a confezionare un prodotto ancora decisamente riuscito e Watchin’ over Me è decisamente più piacevole con il suo ritmo scanzonato e leggero, quasi estivo e una melodia riconoscibilissima.

Snowtime, non a caso, è una ballata “da camino acceso”. Lenta, avvolgente, con un riff dell’acustica un po’ troppo simile a quello di qualche successo passato; però alla fine il brano “prende” anche se poi pensi che essendo estate hai bisogno di qualche cosa di diverso e quindi passi velocemente al titolo successivo, Before This World / Jolly Springtime, che però non rappresenta un cambio di registro. Le atmosfere sono rarefatte, compassate, rispetto al brano precedente mi sembra ci sia un maggior spessore compositivo, suoni profondi anche grazie alla presenza di quella che mi pare essere un viola o un violoncello. Il brano ha una coda, folk, (Jolly Springtime) che ben si sposa con la prima parte del brano.

Decisamente piacevole è Far Afghanistan con il suo incidere folk, le sue atmosfere minacciose, i tamburi che evocano rumori di guerra e che ci riportano diritti alla canzone di protesta degli anni ’70.

Chiude la raccolta Wild Mountain Thyme un brano suggestivo, con un violino e un coro nostalgici.

Before This World è un buon disco, con qualche brano decisamente sopra la media. Nulla di nuovo, intendiamoci, però dategli un po’ di attenzione perché la merita.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Stretch of the Highway

Se non ti basta ascolta anche:

James Taylor & Carole King – Live at troubadour

Graham Nash & David Crosby – Graham Nash & David Crosby

Loggins and Messina – Sittin’ in

Commenti

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  1. Scritto da Diego Perini

    Faccio lo spaccamaroni (ma và?): hai ragione BG, un po’ troppo qui è là. Io aggiungo un po’ troppo sopravvalutato, un bravo artigiano che ha avuto fortuna. Il suo coevo Warren Zevon purtroppo no.

    1. Scritto da B.G

      Ciao Diego, per certi versi hai ragione. Anche per me Warren Zevon ha rappresentato moltissimo e mi spiace vedere che pochi gli riconoscano i suoi meriti. Ti segnalo una chicca: esiste una ristampa di Jackson Browne che recensirò in una delle prossime settimane, dove Brother Jackson rifà tre brani di Zevon e se non sbaglio con la partecipazione del medesimo. Un caro saluto. B.G.

  2. Scritto da brixxon53

    Caro B.G. hai perfettamente ragione, chi di noi “stagionatelli” non ha mai sognato negli anni 70/80 accompagnato dalla voce di James Taylor? Prenderò il disco e me lo ascolterò con calma, molta calma, ma soprattutto complimenti per la recensione, bella davvero.