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Il futuro della Carrara? Inizia dalla sua storia e dall’orgoglio ritrovato

La Rivista di Bergamo, in edicola in questi giorni, dedica un numero speciale alla riapertura dell'Accademia Carrara che raccoglie gli interventi dei protagonisti che hanno lavorato al suo recupero.

La Rivista di Bergamo, in edicola in questi giorni, dedica un numero speciale alla riapertura dell’Accademia Carrara che raccoglie gli interventi dei protagonisti che hanno lavorato al suo recupero. Proponiamo l’editoriale di Fernando Noris.

 

IL FUTURO DELLA CARRARA

INIZIA DALLA SUA STORIA

di Fernando Noris

Dopo il caloroso entusiasmo delle giornate d’esordio, ricche di suggestioni e di inedita partecipazione, la pluralità dei contributi che qui vengono presentati intende dare riconoscimento ai molti che, nel corso degli anni (molti anch’essi) si sono avvicendati attorno alla rinascita della nostra Carrara; e, insieme, testimoniare le aspettative che, a riapertura celebrata, vengono dichiarate, ad opera di altri, come augurio infinito ai futuri destini del museo.

È consapevolezza comune che l’entusiasmo di questi giorni debba essere ricondotto alla sua origine etimologica, per aiutare tutti a scoprire risorse e atteggiamenti operativi, utili a inaugurare una aperta stagione di fidelizzazione della Carrara da parte di tutta la comunità dei bergamaschi. Da fuori, gli altri non potranno che essere attirati da questa sorta di compiacimento collettivo e, inevitabilmente, comunicativo. Dunque “entusiasmo” come “sentirsi appassionato” (dalla radice -thus) o “avere un fuoco dentro”.

E a proposito del fuoco e della brace bergamasca sotto la cenere, abbiamo già avuto modo di prendere le distanze in uno dei nostri editoriali. Val la pena ribadire che è ormai ora, ancora una volta, di riscoprire l’orgoglio di luci perenni e di una loro non pavida esibizione. Nata come progressiva “quadreria di famiglia” (si veda l’immagine del Vortice dei collezionisti-donatori a pag. 43) l’Accademia Carrara si presenta oggi, più che mai, nello splendore della storia che documenta: storia di uomini e di donne illustri, di raccolte smembrate e ricostruite, di capolavori nostrani e di eccelse presenze “foreste”, di secoli luminosi e di decenni travagliati, di lavoro diffuso e di migrazioni necessitate ma gratificanti negli esiti conseguiti altrove, di alto civismo e di connaturata pietas, di religiosità appassionate e di laicità severe, di bellezze superbe e di intime narrazioni.

Da come è stata impostata l’ostensione delle più che 600 opere, e proprio per questa ricchezza di proposte, nasce un’altra considerazione.

Forse, e senza forse, converrà convincere il pubblico che una visita alla nuova Carrara non potrà esaurirsi in un’unica seduta: troppo coinvolgenti i singoli esemplari, troppo stimolanti le relazioni all’interno di ciascuna delle 28 sale, e di ciascuna di esse con tutte le altre, prima e dopo, lungo il percorso. Da questo punto di vista si potrebbe considerare ogni opera come la illustre copertina di un libro che rimanda alle sue pagine interne, a quelle più profonde, per una lettura appena adeguata e più appagante.

Ad Umberto Eco viene attribuito un apologo, generatosi in occasione della Fiera del Libro di Francoforte (non potremmo giurare sulla paternità della fonte).

Avrebbe dunque raccontato lo scrittore che avendo proposto a un conoscente un libro come regalo per un compleanno, si sia sentito rispondere: «No grazie. Ne ho già uno». Non dovrebbe succedere anche per la Carrara: «Grazie, l’ho già visitata». Basterà visitarla, o andrà assunta come biblioteca visiva di una progressiva formazione, o meglio ancora di una educazione permanente della propria cultura figurativa? Si sa che la Carrara sarà chiamata a convivere con la programmazione di esposizioni temporanee, come per il passato, del resto.

Ma anche in questa fortunata contingenza, dovrà rimanere chiaro che ad essa spetterà la priorità di essere il cuore di un incontro dei visitatori con l’arte della nostra terra; non una ineludibile appendice di una qualche mostra, ma il paradigma di un apprendimento del “vero saper vedere” e più ancora di un progetto espositivo globale, che dalla Città si possa estendere al vastissimo contributo del museo diffuso proprio del nostro territorio. La Carrara ha mostrato, anche negli anni più difficoltosi, una straordinaria capacità di apertura al mondo.

Ora si vorrebbe che, per eliminare del tutto il rischio che la vorrebbe solo Bergamo-centrica, la Pinacoteca potesse diventare il nucleo centrale di una raggiera estesa a tutti i luoghi d’arte della provincia, all’arcipelago di raccolte e di musei, piccoli e grandi, della bergamasca, in attesa di un loro dialogo istituzionale e non episodico con la casa-madre. La lievità dell’ immagine tratta dallo spettacolo di apertura della Carrara è stata la scelta per la copertina di questo numero monografico. Che è stato pensato da tutti i suoi promotori (a partire dall’Editore Grafica & Arte, che l’ha intesa come personale omaggio alla nostra Pinacoteca) sia come documentazione dei giorni della festa, ma soprattutto come rilancio di un consenso costruito attorno al molto lavoro che sin qui è stato fatto e al moltissimo che ancora resta da fare.

Al quale non vorrà mancare il contributo non solo di quanti sono stati invitati a lasciare su queste pagine la propria testimonianza, ma anche di tutto un pubblico, che dopo tanta attesa continui a lasciarsi affascinare, e formare, dalla sua quadreria di famiglia.

 

SOMMARIO

“La Rivista di Bergamo” n. 82 (aprile-maggio-giugno 2015)

Numero speciale dedicato alla nuova Accademia Carrara

"Orgoglio ritrovato e senso di appartenenza"

di Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura, Turismo ed Expo, Comune di Bergamo;

"Riveder le stelle"

di Angelo Piazzoli, Segretario Generale Fondazione Creberg.

Editoriale

"Il futuro della Carrara inizia dalla sua storia"

di Fernando Noris, storico dell’Arte.

"In cabina di regia. Organizzazione e creatività"

di Gianpietro Bonaldi, amministratore Unico di Cobe Direzionale Spa.

"Il tempo liberato. Come un’esperienza può contribuire a far grande una città"

di Maria Cristina Rodeschini, responsabile Accademia Carrara e GAMeC, Direttore.

"La passione per l’arte e il bene della città"

di Maria Cristina Rodeschini.

"I restauri"

di Giovanni Valagussa, conservatore dell’Accademia Carrara.

"Le cornici"

di Giovanni Valagussa.

"Accademia Carrara: un viaggio di cinque secoli nella storia dell’arte italiana"

di Paolo Plebani, storico dell’Arte.

"Spinning Carrara"

di Attilio Gobbi, architetto.

"Al servizio di un Museo tra passione e orgoglio"

di Amalia Pacia, Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici di Milano.

"Il progetto ed il cantiere di restauro ed ampliamento della Pinacoteca"

di Luca Moretto, architetto.

"Per la riapertura di un museo"

di Mauro Baronchelli, progetto riapertura Accademia Carrara.

"Comunicare la Carrara"

di Daniele Lupo, studio Lupo & Burtscher.

"Il Dipartimento Educazione: la voce, l’orecchio e il volto del museo"

di Elena Settimini, responsabile del Dipartimento Educazione, Accademia Carrara.

"Le “Guide dell’Accademia Carrara”. Quarant’anni di progetto"

di Rosanna Paccanelli Gavazzeni, presidente dell’Associazione Guide Giacomo Carrara.

"Associazione Amici dell’Accademia Carrara"

di Flavia Conca, presidente degli Amici dell’Accademia Carrara.

"23 aprile: svegliamo la Carrara!"

di Elena Settimini.

"Accademia Carrara e Accademia di belle arti G. Carrara: il futuro di uno storico legame"

di Alessandra Pioselli, direttore Accademia di belle arti G. Carrara.

"Dare Avere Dare. Lo stretto rapporto tra GAMeC e Accademia Carrara"

di Giacinto Di Pietrantonio, direttore GAMeC Bergamo.

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