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Nero a metà, Pino Daniele live a Milano: memorabile l’ultimo concerto

A Milano, pochi giorni prima di morire, la chiusura del tour dedicato al suo album più amato. Oggi quell'esibizione-testamento esce su disco: un doppio bellissimo, pieno di soul, inteso come musica che rapisce il cuore, assicura Brother Giober.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

ARTISTA: Pino Daniele

TITOLO: Nero a Metà Live – Il concerto- Milano, 22 dicembre 2014

GIUDIZIO: ****

Ho sempre pensato e sostenuto che il termine soul non fosse indicativo di un genere musicale quanto di un’attitudine, della capacità di un artista nel trasmettere un’emozione. “Soul” è quindi il termine che mi ricorre familiare quando ascolto un cantante che mi trasmette qualcosa di speciale che mi scombussola il cuore.

Non importa che sia rock, reggae, country o cos’altro. Così per me è soul certamente Otis Redding, ma anche Van Morrison, Rod Stewart, Janis Joplin, Bob Marley, tutta gente che è stata capace e, in alcuni caso lo è ancora, di comunicarti qualcosa.

Tra questi senz’altro ci sta anche uno dei miei artisti preferiti di sempre, ovvero Pino Daniele.

Me lo fece conoscere al liceo una mia compagna, napoletana, facendomi ascoltare Napule è che, francamente, non mi fece, quel tempo, una grande impressione. Poi però uscì Nero a Metà e poi il primo live, bellissimo, Scio’, e da lì Pino Daniele divenne uno dei miei preferiti.

Per un periodo presi l’abitudine di ascoltare solo Pino Daniele e Tom Waits (Nighthawks at the Diner) e così passavo interi pomeriggi a studiare, con questi due artisti in sottofondo. Cosa avessero i due in comune ancor oggi non so dirvelo, forse solo la capacità, chi per un modo chi per un altro, di coinvolgermi.

Pino Daniele credo poi sia stato il primo ad allargare i propri orizzonti musicali ad influenze esterne, al rock, al jazz, alla fusion, grazie anche a frequenti e importanti collaborazioni con artisti stranieri come Pat Metheny, Mel Collins, Nana Vasconcelos, Yellow Jackets, mai mostrati come trofei della propria forza discografica, ma sempre considerati come occasione di crescita artistica.

Non tutta la sua discografia è stata all’altezza dei suoi esordi e soprattutto i suoi ultimi dischi in studio hanno evidenziato un certo calo di ispirazione e l’inclinazione verso un pop di più facile consumo ma è certo che, almeno per me, Pino Daniele resta il più bravo artista italiano, quello a cui sono più legato.

Poi quest’anno Pino Daniele è venuto a mancare e con lui qualcosa a tutti quelli che, come me, l’hanno amato.

La direttrice di BergamoNews quel giorno mi chiese un articolo di ricordo, ma declinai l’invito poiché effettivamente non avrei saputo cosa scrivere, tanto grande era il dolore, almeno artistico, oltre il dispiacere umano, che provavo.

Ora a distanza di circa sei mesi dalla scomparsa esce questo album, doppio, bellissimo che è la testimonianza di un concerto tenuto a Milano il 22 dicembre 2014 ovvero pochi giorni prima della morte.

E sembra proprio che Pino Daniele qualcosa si aspettasse, visto i continui richiami al passato, visto che i brani che interpreta abbracciano tutta la sua carriera e visto l’approccio umile con cui l’artista napoletano si pone nei confronti del suo pubblico come quando, all’inizio del concerto, dice “siamo tornati insieme per raccontarvi una storia… di un viaggio incominciato tanto tempo fa … abbiamo deciso di riproporre un concerto con le vecchie canzoni… niente… volevamo stare bene insieme” quasi a volere ringraziare tutti di una vita bellissima.

Dicevo che le canzoni, le più belle ci sono proprio tutte e le versioni grazie al suono cristallino ed alla presenza di musicisti eccezionali sono tutte riuscitissime.

Si parte con il funk A testa in giù con il suono delle tastiere in bella evidenza e si prosegue con I say i’ sto cca e il suo andare scanzonato e poi si torna ai ritmi serrati di A me me piace o blues con il basso che va alla velocità della luce e le tastiere fluide.

Un attimo di pausa è quella concessa da Voglio di più, con il suo testo triste e melanconico, e la sua melodia così partenopea benché i suoni siano internazionali più che mai e si prosegue con Resta resta cum me, con la sola chitarra acustica e cantata insieme al pubblico che per una volta tanto non disturba.

È la volta di un tuffo nel passato e nella tradizione della canzone napoletana e così ecco arrivare la pianistica e bellissima Alleria, poi Appocundria con la sua melodia antica, la breve e intensa Sulo pe parlà, e infine la celebre ‘Na tazzulella e café.

A dimostrazione, se ve ne fosse bisogno, che Pino Daniele è un Nero a Metà (e forse anche di più) ecco arrivare I Got The Blues, simpatica e un po’ irriverente, cui segue Quando, una delle canzoni di maggior successo commerciale che però non amo particolarmente.

Chiude la prima parte Chi tene o mare, bella e suggestiva.

Il secondo disco inizia con Abusivo, registrata in studio, e il suo testo duro al termine della quale il concerto riparte con Sotto ‘o sole, introdotto da un solo di batteria e percussioni che da il “la” all’irrompere della band e a suoni liquidi che sanno di mediterraneo, di Brasile, di Weather Report: una girandola di colori, sensazioni, profumi, ritmi.

Si torna alla forma più tipica della canzone con E so cuntento ‘e sta, meravigliosa, intensa e commovente e con una melodia immortale.

Quanno Chiove, giustamente, è accolta dal boato del pubblico ed è tanto bella, nella sua semplicità, da lasciare per l’ennesima volta sorpresi, mentre la successiva Musica Musica è l’occasione concessa a James Senese di dimostrare tutta la sua bravura; Nun me scuccia’ e il suo ritmo indolente è cantata ancora una volta con la partecipazione attiva del pubblico e il solo di chitarra è li a dimostrare che Pino Daniele è stato anche un fior di musicista.

Puozz pass nu guaio ha un intro reggae, e percussioni che hanno dell’irresistibile e Tutta n’ata storia potrebbe essere la traduzione italiana di qualche hit di James Brown, mentre ‘O Scarrafone è ancora puro ritmo e colori.

Chiude il concerto Yes I Know My Way: dopo aver presentato tutti i musicisti parte il brano introdotto dai tamburi di Tullio de Piscopo, con il solito bellissimo riff e il coro del pubblico. Un finale all’altezza di un concerto memorabile.

Nulla di nuovo, ma chissenefrega. 4 stelle… e basta.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco:

Yes I Know My Way

Se non ti basta ascolta anche:

Bob Marley and the Wailers – Live

Weather Report – 8:30

Pat Metheny – The Road to you

Commenti

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  1. Scritto da Salvatore Patacca

    Ho letto alcuni commenti e sono rimasto malissimo,ma,mi rendo conto che alcuni commenti sono dettati da un invidia razziale,il solito Nord e Sud . Pino Daniele è stato amato da tutto il mondo musicale tanto da definirlo il primo Rapper a livello mondiale