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Cura della casa comune L’enciclica “green” del Papa che irrita i latifondisti

Il nostro vaticanista Pier Giuseppe Accornero fa un'analisi dell'enciclica "Laudato si', sulla cura della casa comune" di Papa Francesco che verrà presentata giovedì 18 giugno e che già è al centro di molte critiche.

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Forse ha ragione il vaticanista Giacomo Galeazzi del sito «Vaticaninsider» de «La Stampa»: l’uscita della bozza dell’enciclica ecologica di Papa Francesco «viene attribuita in Curia agli ambienti conservatori con una duplice finalità: 1) Indebolire il messaggio dell’enciclica che in alcuni punti critica duramente le politiche ambientali di Paesi economicamente egemoni; 2) Attaccare la figura del Pontefice nel quadro delle resistenze alla sua opera di rinnovamento della Chiesa. L’enciclica vanta già un primato: è la prima a essere attaccata prima ancora dell’uscita»

Il portavoce vaticano Federico Lombardi è subito intervenuto: «Il testo italiano di una bozza dell’enciclica, pubblicata sul sito de “l’Espresso” non è il testo finale. La regola dell’embargo rimane in vigore. Si invita a rispettare la correttezza giornalistica che richiede di attendere la pubblicazione del testo finale».

In sostanza non è l’enciclica ma una bozza.

Il vaticanista de «L’Espresso» è noto negli ambienti giornalistici come un rivoluzionario negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso divenuto un feroce oppositore di Papa Francesco: non manca occasione per attaccarlo e/o ridicolizzarlo.

La conferenza di presentazione si terrà non nella sede della Sala Stampa vaticana in via della Conciliazione ma nella molto più capiente aula del Sinodo entro le mura vaticane.

Papa Francesco all’Angelus di domenica 14 giugno ha annunciato la pubblicazione per giovedì 18 giugno 2015 della «Laudato si’, sulla cura della casa comune», datata 24 maggio 2015, solennità di Pentecoste: «Giovedì prossimo sarà pubblicata l’enciclica sulla cura del creato. Invito ad accompagnare questo avvenimento con una rinnovata attenzione alle situazioni di degrado ambientale, ma anche di recupero, nei propri territori. Questa enciclica è rivolta a tutti: preghiamo perché tutti possano ricevere il suo messaggio e crescere nella responsabilità verso la casa comune che Dio ha affidato a tutti».

È «rivolta a tutti» perché tutti siamo corresponsabili «verso la casa comune che Dio ha affidato a tutti».

Francesco non parla di «ambiente», di «creato», di «natura», bensì di «casa comune», concetto che ben si adatta alla «responsabilità comune» in una visione non di ecologia naturalistica – che fa della natura un dio – ma di «ecologia umana», molto più in sintonia con la Bibbia. Subito dopo l’elezione il 13 marzo 2013, ha assunto il nome di Francesco in onore del poverello di Assisi (1181-1226), primo Papa nella storia. Ne ricalca le orme non solo per lo stile povero e umile e per l’attenzione ai poveri ma anche per l’amore alla «casa comune».

Sulla tomba del patrono d’Italia è andato a pregare il 4 ottobre 2013, festa di san Francesco, primo viaggio in Italia dopo il pellegrinaggio a Lampedusa dove ha pianto per i troppi migranti morti nel Mediterraneo.

«Laudato si’» è il motivo ricorrente del «Cantico delle creature», la struggente preghiera di san Francesco, il testo poetico più antico della letteratura italiana in «volgare» risalente al 1224.

Il «Cantico» è una lode a Dio che si manifesta nelle sue creature e nelle sue opere, è un inno alla vita, è una preghiera permeata da una visione positiva della «casa comune» nella quale è riflessa l’immagine del Creatore. Il Papa affronta il tema dell’«ecologia umana» sulla base dell’insegnamento di Francesco d’Assisi. Denuncia con insistenza: «La cultura dello scarto tende a diventare mentalità comune che contagia tutti, rendendoci insensibili agli sprechi e agli scarti alimentari, ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione».

Associa la mancata custodia della «casa comune» alla «cultura dello scarto» che crea povertà ed emarginazione.

 

Nella tradizione delle encicliche – iniziata da Benedetto XIV, il bolognese Prospero Lambertini, con la prima epistola «Ubi primum. De episcoporum ministerio» del 3 dicembre 1740 – altri testi papali hanno titolo e contenuto in lingue diverse dal latino. Pio XI il 29 giugno 1931 promulgò la «Non abbiamo bisogno» in difesa dell’Azione Cattolica italiana minacciata dalla dittatura fascista; del 14 marzo 1937 è la «Mit brenneder Soge. Con viva ansia» scritta in tedesco sulla situazione della Chiesa perseguitata dal Reich nazista.

La «Lumen fidei» del 29 giugno 2013 è la prima enciclica che porta il nome di Francesco: fu iniziata dal Papa emerito Benedetto XVI e conclusa dall’attuale Pontefice, una sorta di enciclica a quattro mani sull’Anno della fede 2012-2013.

La prima notizia della «Laudato sì’» risale al gennaio 2014. Poi il 28 ottobre 2014 ai Movimenti popolari dell’America Latina dice: «Voi sapete che sto preparando un’enciclica sull’ecologia: le vostre preoccupazioni saranno tenute presenti».

Il 9 maggio 2015 Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, dopo un incontro con Francesco, sottolinea l’attesa per l’intervento di Bergoglio all’assemblea Onu a New York il 25 settembre per il 70° dell’Organizzazione (1945-2015).

Dopo la tappa a Cuba, nel viaggio negli Stati Uniti il Papa andrà a Washington, New York e Philadelphia.

Ban Ki-moon lo elogia come una delle voci morali più appassionate nella difesa della terra e degli ultimi e sostiene: «È necessario cambiare atteggiamenti e stili di vita per incidere sui cambiamenti climatici».

Il vescovo argentino Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere dell’Accademia Pontificia delle Scienze, conferma che l’enciclica «toccherà il tema dal punto di vista religioso e morale». Il testo è il frutto di un consultazione ad ampio raggio di persone e istituzioni in Vaticano e nel mondo: cardinali e vescovi, teologi ed esperti, come Leonardo Boff, uno dei padri della «teologia della liberazione».

C’è da aspettarsi un forte richiamo alla necessità di nuovi modelli di sviluppo e di economia, che mettano al centro la persona e l’ambiente. Nel messaggio del 1° maggio 2015 per l’inaugurazione dell’Expo a Milano dice che «la grande sfida per l’umanità del XXI secolo è smettere finalmente di abusare dell’ambiente perché tutti possano mangiarne i frutti».

Gli ambienti della destra mondiale sono già in fermento, pronti a rinnovargli l’accusa di comunismo: dai conservatori ai lefebvriani, ai latifondisti. L’ex senatore repubblicano Usa Rick Santorum – cattolico di origine italiana e con sogni sulla Casa Bianca 2016 – è perentorio: «Bergoglio, lascia la scienza agli scienziati».

È fin troppo facile rispondergli che il Papa non si camuffa da scienziato; è stato, è e resta un teologo e un pastore.

I critici gli rimproverano le condanne contro il capitalismo assoluto e la dittatura del mercato. Ma sul «Washington Post» il commentatore Chris Mooney esulta perché «Francesco offre al movimento ecologista quello di cui ha bisogno: la fede» e un’anima. In sostanza il Papa pone alla base della discussione scientifico-politica un taglio morale-religioso e le conseguenze della sua scelta saranno profondissime. 

La Pontificia Accademia delle Scienze afferma: «I cambiamenti climatici indotti dall’uomo sono una realtà scientifica e il loro controllo rapido è un imperativo morale e religioso per l’umanità». L’enciclica arriva cinque mesi prima della cruciale «Conferenza sul clima» di Parigi di fine novembre, che deve stabilire le misure per contenere il surriscaldamento sotto 2 gradi centigradi. Al contrario dei «Protocolli di Kyoto» – mai condivisi dall’America, dalla Cina e dall’India – Parigi 2015 persegue un accordo internazionale verso economie compatibili, a basso tasso di carbone, gas serra, sostanze inquinanti. Inoltre si spera di coinvolgere India e Cina per temperare gli effetti nefasti su oceani, atmosfera, condizioni meteo e limitare disastri, alluvioni, piogge torrenziali, siccità, migrazioni.

Per la prima volta un’enciclica papale viene presentata da una coralità di voci a significare l’impegno delle Chiese sul fronte ecologico. Interverranno il cardinale africano Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace; il metropolita di Pergamo John Zizioulas in rappresentanza del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e della Chiesa ortodossa; il professor John Schellnhuber, fondatore e direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research.

Uno dei versi più belli e poetici del «Cantino delle creature» è: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

Pier Giuseppe Accornero

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Commenti

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  1. Scritto da pier chi?

    un grande interprete del pensiero altrui, in realtà un Kapö del Nuovo ordine mondiale –