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Oltre trent’anni segregati in casa con la madre per paura del “male”

Hanno vissuto per oltre 30 anni chiusi in casa, senza mai varcare la porta per paura del “male” che avrebbero incontrato all'esterno: l'incredibile storia, che risale a un anno fa, è stata raccontata dal quotidiano Il Tirreno e riguarda una famiglia di un paesino della Maremma del sud, nel Grossetano.

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Hanno vissuto per oltre 30 anni chiusi in casa, senza mai varcare la porta per paura del “male” che avrebbero incontrato all’esterno: l’incredibile storia, che risale a un anno fa, è stata raccontata dal quotidiano Il Tirreno e riguarda una famiglia di un paesino della Maremma del sud, nel Grossetano.

Due fratelli, un maschio e una femmina, che vivono con la madre, vedova, e che ora sono cinquantenni: per trent’anni sono rimasti segregati in casa, lasciando alla mamma tutti i compiti da portare a termini all’esterno delle quattro mura domestiche ma presto anche lei smette di avere contatti col mondo esterno.

All’interno entrano solamente alcuni assistenti sociali per assistere il figlio che, cresciuto, si ammala di distrofia muscolare: ma dopo un breve periodo la famiglia torna a chiudersi in sé stessa.

A violare definitivamente quella prigione è stato un idraulico che, la scorsa estate, è intervenuto per una tubatura rotta: di fronte a sé scene surreali, di immondizia, con sacchi sparsi ovunque, e di disagio, con qualsiasi potenziale pericolo schermato con del nastro adesivo e chilometri di carta assorbente. Tra le varie cianfrusaglie anche un sacco con i risparmi di tutta una vita: 57mila euro in contanti.

L’uomo si rifiuta di portare a termine il suo incarico ma anche per il suo sostituto non ci sono le condizioni per lavorare: una segnalazione al sindaco mette fine all’assurda storia, con l’emanazione di un’ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio e il ricovero dei tre in due diverse strutture.

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