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“Piccole tracce della grande guerra” all’Archivio di Stato fotogallery

Una mostra in corso all'Archivio di Stato di Bergamo nella sua sede di via Bronzetti, al civico 26 a Bergamo, raccoglie ottanta documenti divisi in tre sezioni che narrano i ruoli e i fascicoli matricolari tratti dall'archivio del Distretto militare di Bergamo; i fascicoli tratti dal fondo “Dementi” dell’Archivio della Procura della Repubblica di Bergamo; e i periodici dal fondo della locale Camera di Commercio.

“Oggi i fanti non ci sono più. L’ultimo, Claudio Orelli, se n’è andato a 110 anni, nel 2005. La memoria diretta della Grande Guerra si è spenta per sempre. Ora è affidata a noi. Sta a noi figli, nipoti, pronipoti recuperare le loro storie, e raccontarle ai nostri ragazzi” Con questo incipit tratto dal testo di Aldo Cazzullo, La guerra dei nostri nonni, edito da Mondadori nel 2014, si apre la mostra in corso presso l’Archivio di Stato di Bergamo nella sua sede di via Bronzetti, al civico 26.

Si espongono ottanta documenti divisi in tre sezioni, tra: ruoli e fascicoli matricolari tratti dall’archivio del Distretto militare di Bergamo; fascicoli tratti dal fondo “Dementi” dell’Archivio della Procura della Repubblica di Bergamo; periodici dal fondo della locale Camera di Commercio e altre tipologie a corredo: Chi ha fatto la Guerra: Gli uomini conosciuti e sconosciuti, cui l’intera mostra è dedicata, la cui storia prende forma attraverso piccole ma significative tracce presenti nei fascicoli matricolari: la provenienza, l’età, la descrizione fisica, il mestiere o la professione, il grado d’istruzione e non ultimo, il servizo reso che può riportare anche i fronti dove i soldati hanno combattuto o sono caduti; e ancora gli Ospedaletti da Campo dove sono stati ricoverati.

Scorrendo i documenti si trovano contadini come Alessandro Capella di Rosciate che era analfabeta; muratori come Grisostomo Giuseppe Perico di Ranica che cade durante l’8a Battaglia dell’Isonzo e viene inserito nell’Albo d’Oro dei Militari Caduti nella Guerra Nazionale 1915-1918; calzolai, studenti, insegnanti, preti-soldato, cappellani militari, come mons. Giovanni Antonietti di Girano di Gandino, che con il loro altare da campo celebreranno le funzioni religiose anche nei luoghi più impervi del nostro arco alpino.

Chi ha fatto la Guerra: Gli uomini che ammalarono di testa del V° Reggimento Alpini.

Oscurati dell’identità in rispetto della normativa vigente, sono esposti alcuni fascicoli, sia matricolari che del fondo “Dementi”, di soldati di questo Reggimento che dettero segno di disagio psichico per quanto vissuto al fronte. Il titolo prende spunto dal recente saggio di Annacarla Valeriano, Ammalò di testa, edito da Donzelli nel 2014. Chi ha fatto la Guerra: Gli Alpini e i Fratelli Calvi.

Una sezione dedicata ai quattro fratelli di Piazza Brembana in cui ne sono esposti i ruoli matricolari, una foto d’epoca e per Attilio Calvi una serie di telegrammi e biglietti di condoglianze per la sua morte, avvenuta il 1° maggio 1916, sul fronte dell’Adamello. Questi ultimi documenti, insieme ad altre immagini d’epoca e altri documenti originali che corredano la mostra, sono frutto di una recente acquisizione pervenuta all’Archivio di Stato di Bergamo per donazione di Francesco Carminati.

Box storici, periodici originali degli anni 1915-1917, immagini in originale e riprodotte tratte da L’Illustrazione Italiana, riproduzioni di cartine storiche, una bandiera italiana con stemma savoiardo e un altare da campo, questi ultimi gentilmente concessi da Valter Mazzola del Museo del Ricordo di Cologne, in provincia di Brescia, accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso dell’esposizione. La mostra è visitabile fino al 31 agosto, da lunedì a venerdì, orario 9.00 – 15.00.

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