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Un giovane talento ispirato Steve Lehman incanta l’Orto Botanico di Milano fotogallery

Per la rassegna “Il Ritmo delle Città”, il 28 maggio Area M ha portato negli spazi verdi e profumati dell'Orto Botanico di via Golgi Steve Lehman, nella versione Ottetto: una musica audace, percorsa dall'inquietudine dell'avanguardia ma senza eccessi radicali.

Steve Lehman è un talento ispirato. Giovane sassofonista di New York, Steve è un perticone alto e magro con i piedi ben piantati contemporaneamente in due staffe, la musica afroamericana e la musica colta contemporanea. E’ compositore, esecutore, docente e studioso, un musicista a tutto tondo che lavora in un ampio spettro di linguaggi musicali sperimentali, vere e proprie novità nel panorama del jazz contemporaneo. Si impone in modo visionario con nuove idee sull’armonia, sul ritmo e sulle forme, grazie anche a improvvisazioni elettroniche.

Forse non è ancora un nome familiare al pubblico italiano, eppure Lehman è uno dei sassofonisti e compositori più in vista del jazz di oggi e da un decennio rappresenta uno dei pensieri compositivi più avanzati della musica afro-americana. Dal 2006 il suo nome spicca sui referendum delle riviste internazionali di jazz, da Down Beat a The Wire e quest’anno è stato trionfatore assoluto nel sondaggio di Musica Jazz nelle tre categorie Miglior musicista, Miglior disco e Miglior formazione dell’anno, con l’ultimo lavoro Mise en Abîme, un vortice creativo dove tutto è in equilibrio grazie a un esperto bilanciamento tra tecniche compositive d’avanguardia. Questo sublime lavoro è stato eletto a l’album jazz dell’anno dalla NPR Musica e dal Los Angeles Times.

E la sua registrazione precedente, Travail, Transformation & Flow ha subito la stessa sorte per opera del New York Times. Del resto, se tutto ciò da noi ha l’aria della novità, anche per l’età ancor giovane del sassofonista – nato a New York nel 1978 -, tutta la stampa statunitense già da diversi anni tesse le più esplicite lodi di Lehman, descritto come "una delle figure di trasformazione del jazz del 21° secolo" da The Guardian (UK) e come "il sassofonista abbagliante", da The New York Times. Recentemente Il Domenicale del Sole 24 Ore gli ha dedicato in prima pagina un lungo approfondimento.

Quella di Lehman è una musica audace, percorsa dall’inquietudine dell’avanguardia ma senza eccessi radicali: un punto di svolta significativo del linguaggio afro-americano. Allievo di Anthony Braxton e Jackie McLean, Lehman si esibisce frequentemente con Vijay Iyer, Jason Moran e lo stesso Braxton, e ha collaborato anche con Dave Burrell, Dave Douglas, Mark Dresser, Oliver Lake. Ma è anche e soprattutto leader di diversi gruppi, con i quali ha sfornato una dozzina di dischi negli ultimi dieci anni.

Area M con la felice rassegna “Il Ritmo delle Città” ha il merito di aver portato lo scorso 28 maggio Lehman a Milano, nella versione Ottetto. L’esibizione (e la premiazione a cura dell’editore di Musica Jazz) si è svolta negli spazi verdi e profumati dell’Orto Botanico di via Golgi, trasformato da oltre un mese in una grande sala concerti a cielo aperto. Qui infatti si svolge il variegato programma, diventato a pieno titolo il Festival Jazz di Milano, che sino a metà luglio accompagnerà gli appassionati del jazz e non solo. Qui sono programmati anche incontri di preparazione ai concerti attraverso sedute yoga in collaborazione con l’Accademia Be Yoga, a sottolineare le molte affinità che legano questa pratica con l’improvvisazione jazzistica.

La formazione proposta all’Orto Botanico è l’Ottetto composto da: Steve Lehman, alto sax, live electronics; Jonathan Finlayson,tromba; Mark Shim, sax tenore; Tim Albright, trombone; Chris Dingman, vibrafono; Dan Peck, tuba; Drew Gress, contrabbasso; Tyshawn Sorey, batteria.

Dario Guerini

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