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Oggi si parla bootleg Da Springsteen a Smith passando da Morrison

I bootleg erano delle registrazioni pirata che, non si sa perché giungevano negli scaffali dei negozi, quelli più specializzati. Ma erano vietatissime. Con l'avvento del digitale questo materiale, considerato una vera manna dal cielo per gli appassionati, viene ristampato e commercializzato. Il nostro Brother Giober questa settimana dedica una recensione ai Bootleg di tre mostri sacri.

Giudizio

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

Anni fa il disco dal vivo rappresentava una sorta di summa nella carriera di un’artista , la consacrazione. A volte era doppio e sempre, o quasi, riuniva le principali composizioni di un determinato artista, più qualche rara, sporadica, cover.

Per me i “ live” hanno sempre significato moltissimo, alcuni li ho ascoltati tante volte da consumare il vinile e solo l’avvento del cd mi ha permesso di tornare in possesso di registrazioni oramai diventate, visto lo stato del disco, inascoltabili.

Ne ricordo alcuni che mi hanno cambiato la vita (anche se mi pare di averlo già scritto):
Live – Bob Marley;
Four way street – CSN&Y;
Waiting for Columbus – Little Feat.

Ma erano dischi che nella carriera di un artista uscivano una, massimo due volte, salvo rari casi (Grateful Dead).

Però al tempo del vinile c’erano i bootleg, ovvero registrazioni pirata che, non si sa perché giungevano negli scaffali dei negozi, quelli più specializzati. Spesso la copertina era in bianco e nero, la registrazione pessima, ma erano in qualche modo testimonianza sonore che ti davano l’impressione di partecipare ad un evento esclusivo, di essere parte di un concerto tenutosi a migliaia di chilometri di distanza.
Ed erano molto ambiti dai collezionisti, perché spesso introvabili. Personalmente ho rincorso per anni in tutte le parti d’Italia Piece de Resistence del Boss, senza mai essere riuscito a trovarlo.

Erano illegali, per la SIAE dei prodotti sconosciuti e gli stessi negozianti non li mettevano mai bella evidenza, anzi li nascondevano per timore di multe. Ma se tu avevi una certa confidenza con i titolari potevi sapere se quella settimana era arrivato qualcosa di interessante che, nella maggior parte dei casi, aveva un prezzo salatissimo.

L’avvento del CD e del digitale in genere ha creato un fenomeno che per quelli come me rappresenta una vera e propria manna dal cielo: registrazioni di vecchi concerti, grazie alle nuove tecniche sono state restaurate e il suono è stato ripulito tanto che la resa finale risulta nella maggior parte dei casi perfetta o quasi.

E così oggi tra gli scaffali dei negozi di dischi ma anche sui siti legali, o in quelli degli stessi artisti, è molto facile trovare una quantità sorprendente di registrazioni che per una legge vigente in Inghilterra non sono nemmeno più da considerarsi i illegali.

Caratteristica principale del nuovo format è che le registrazioni si riferiscono a vecchi concerti degli anni ’70 o ’80, quindi relative a gruppi datati. Le note di copertina sono spesse scarne ma tutto sommato esaurienti, la set-list comprende sempre qualche chicca, ovvero qualche cover non troppo nota di successi di altri o la rappresentazione di qualche brano dello stesso artista inedita o poco rappresentata.

Per cui ho deciso, visto una certa stasi nelle uscite di questo periodo, di parlarvi questa settimana di quelli che un tempo si chiamavano Bootleg ed oggi “ristampe”, scrivendo di alcune che mi paiono di particolare interesse:

 

BRUCE SPRINGSTEEN & THE STREET BAND – THE COMPLETE BOTTOM LINE AND ROXI THEATER

Voto: ***
Dove lo trovate: Su Itunes e nei negozi di dischi, anche da Dentico.

La cover: Quarter to three Trattasi di concerti tenuti nel 1975, e precisamente il 15 agosto al Bottom Line e il 17 ottobre al Roxi. In mezzo, a fine agosto, uscirà Born To Run.

Bruce ha passato un paio di anni in sala di registrazione tra mille dubbi e ripensamenti vari. La casa discografica gli ha messo a disposizione un notevole budget perché confida nel successo commerciale dell’album in uscita, ma Bruce l’ha oramai esaurito perché non riesce a trovare il “suono”, quello giusto. Da qui mille prove , cambi di formazione, ingegneri che vanno e vengono.

Il timore è quello del flop commerciale come lo sono stati i primi due album, entrambi bellissimi, entrambi apprezzati dalla critica ma rimasti negli scaffali dei negozi a prendere polvere.

Poi Born to Run esce ed è un successo commerciale galattico ed uno degli album destinati ad entrare nella storia.

Anche nei momenti di difficoltà tuttavia, Bruce ha dato il suo massimo nelle esibizioni dal vivo. Quelle contenute nei disco in oggetto catturano tutta la forza “live” del boss, anche se è bene dirlo la registrazione non è il massimo e forse neppure l’esecuzione.

Il bello però è che è possibile riascoltare brani dei primi due album che oggi Bruce non ripropone con grande frequenza come Spirit in the Night, trascinante più che mai, quasi selvaggia, con un sax di Big Man da lasciare interdetti e durante la quale Bruce trova anche il modo di scherzare con il pubblico, oppure Growin’up ritratto adolescenziale intriso di romanticismo e tra le cose migliori del primo album e infine It’s a hard to be a Saint in the city torrenziale come sempre, con il testo quasi “sputato” e il groove irresistibile.

Vi è anche posto per una cover che al tempo Bruce riproponeva con una certa frequenza nei suoi concerti ovvero Then She Kissed, un brano di Phil Spector portato al successo da un gruppo vocale, noto agli inizi degli anni ’50, The Crystals.

Il secondo disco di questo primo concerto ripropone ancora alcuni brani del secondo album: un’interminabile (oltre 11 minuti) e trascinante Rosalita, le sonorità quasi notturne di Kitty’s back purtroppo all’inizio parzialmente rovinate da un suono poco nitido che poi migliora verso la metà con accenti che assumono contorni quasi jazz per quasi venti minuti di pura bellezza e, infine, una coinvolgente 4th of July, Asbury park (Sandy).

In bella vista poi la cover di un vecchio successo di Gary U.S. Bond, Quarter to three, artista del quale qualche anno dopo il nostro produrrà il disco del ritorno.

Il terzo e il quarto disco testimoniano una data del tour, successiva all’uscita di Born To Run e di fatto ne ripropone il contenuto. Spiccano però per intensità emotiva Jungleland, la stessa Born to Run mentre chiude il disco il trascinante Detroit Medley che infila i rapida sequenza Devil with the Blue dress, Good Golly Miss Molly, C.C. Rider, Jenny Jenny.

Su tutte mi piace però ricordare una versione per solo piano e voce di For You, tratto dal primo album di Springsteen che in questa versione acustica acquista un’intensità unica.

Di live del Boss ce ne sono a decine sul mercato, questo non è tra i migliori ma neanche tra quelli peggiori, peccato per la qualità del suono non sempre all’altezza.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: For You.


VAN MORRISON – LUGANO FESTIVAL JAZZ 12 LUGLIO 2012

Voto ****

 

Dove lo trovate: da Carù dischi e sul suo sito on line (è un po’ caro).

Beh , se siete fan di Van Morrison questo è un disco che sarebbe meglio non perdersi.

Partiamo dalla qualità della registrazione che è perfetta, i suoni sono nitidi e gli strumenti si sentono in modo distinto.

Siamo ai tempi della pubblicazione di Down the Road, non un album tra i migliori del nostro.

Il repertorio abbraccia tutti gli anni della sua carriera e quindi vi troverete i classici come Gloria, Moon dance, Cleaning Windows.

La band è a dir poco spettacolare e le esecuzioni perfettamente riuscite.

Il disco apre con una notturna Inarticulate Speech of heart, al termine della quale entra in scena Van Morrison e parte una versione piena di brio di Did Ye Get healed; appare da subito la voglia di suonare, di varcare i confini dei generi. L’impronta è quella del jazz, dello swing, ma il brano risulta fruibile anche per chi a queste sonorità non è forse abituato.

Going Home sa di New Orleans, con quel tripudio di fiati posti all’inizio, mentre con Talk is Cheap, Choppin’ Wood e Early in the Morning è il blues a farla da padrone.

Moondance ha il solito irresistibile groove e l’arrangiamento è da big band con i fiati messi lì, belli, in prima fila. Il brano, forse un po’ più veloce del solito, ha comunque una resa eccezionale e il fascino della voce di Van, raggiunge qui uno dei massimi livelli della serata.

È la volta di tre brani “più commestibile” ma non per questo meno belli, anzi: Days Like These grazie alla sua melodia azzeccata risulta assai gradevole, Back on Top è resa in modo spettacolare grazie sia alla presenza dell’armonica che al gioco delle voci tra Van Morrison e i coristi particolarmente riuscito; chiude Precious Time, con il suo piglio, che ti contagia per l’allegria che trasmette.

Al termine da ricordare Bright Side of the road con il suo ritmo saltellante, la vibrante Cleaning Windows e la sempre emozionante Have I told You lately (that I love You).

Infine Gloria ma di questa sapete già tutto.

In definitiva un grande album, grandissimo.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Cleaning Windows


PATTI SMITH GROUP – JAZZ WORKSHOP BOSTON, JANUARY 9TH 1976

Voto ***

 

Dove lo trovate : da Dentico

La chicca : Time is on my side

Si tratta della registrazione di un concerto tenutosi all’indomani dell’uscita di Horses in Boston e trasmesso dalla stazione radio WBCN.

La formazione è quella classica con Patti Smith, Jay Dee Daugherty, Lenny Kaye, Ivan Kral e Richard Sohol con l’aggiunta in un brano di John Cale produttore dell’album di debutto.

Il set è incentrato principalmente sull’album di debutto, ma è possibile anche ascoltare Ain’t it Strange, presente sul successivo Radio Ethiopia e una manciata di cover di grande interesse come Real Good Time Together (Lou Reed) , Pale Blue Eyes (Velvet Underground) , Time is on My side (The Rolling Stones), probabilmente il primo, inconsapevole, inno della punk generation, e My generation (The Who).

La registrazione non è certo perfetta ma ciò è probabilmente imputabile anche alla circostanza che il gruppo almeno nelle prime uscite non era dotato di una tecnica invidiabile, giocando più sul trasporto e sulla visceralità della rappresentazione che non sulla perfezione stilistica.

Frequenti sono i rimandi tra Patti Smith e il pubblico che contribuiscono a dare ulteriore calore al tutto.

Ed in effetti ascoltando i due dischi è possibile rendersi conto di quanto Patti Smith fosse energica, vitale , pulsante e di come la band la assecondasse in modo del tutto idoneo. Basti ascoltare l’irruenza del brano posto all’apertura del concerto Real Good Time Together per capire come un concerto di Patti Smith fosse, al tempo, ben dipiù che il semplice modo per promuovere un’uscita discografica ma, diversamente, un vero e proprio happening, anche teatrale. E pur senza aver la possibilità di vederla è immediata la percezione del magnetismo dell’artista, della sua capacita di incentrare su di sé l’attenzione totale dello spettatore.

Echi dei Doors, e dei temi spirituali che poi diventeranno una sorta di ispirazione per l’artista, sono quelli presenti in Privilege mentre Ain’t It Strange già in questa sua versione evidenzia i tratti visionari della Smith, la sua capacità di trasferirti in un mondo parallelo, diverso.

Kimberly è suggestiva ne allo stesso che su disco e Patti Smith tra parti cantate e sproloqui verbali dimostra ad ogni modo di essere, pur a suo modo, una cantante di livello e un ‘interprete spettacolare.

Redondo Beach mantiene intatta la sua bellezza originaria e testimonia la vicinanza di certa musica Punk (o New wave che dir si voglia ) ai ritmi giamaicani; Pale Blue Eyes è una cover di una canzone scritta da Lou Reed per i Velvet Underground e per chi non la conoscesse è una ballata dolcissima scritta nel ricordo di una relazione di Lou Reed con una donna sposata. La versione è bella e profonda e nella sua semplicità, toccante.

Il secondo disco si basa essenzialmente su tre capisaldi dei concerti della sacerdotessa, su tre cover di altri artisti che la Smith ha sempre amato rappresentare: il via è dato da Time is on My Side, in una versione molto fedele all’originale forse con un tocco psichedelico in più come se i Rolling Stones si fossero incontrati con i Jefferson Airplane: nonostante qualche “stecca” il brano rappresenta la fedele testimonianza di un epoca in cui era più importante “quello che si diceva” rispetto a “come lo si diceva”;

My Generation è la cover del noto brano degli Who che la Smith ha rappresentato per molti anni nei suoi concerti e che ancora oggi, ama alcune volte riproporre; nell’occasione viene raggiunta sul palco da John Cale e la versione è selvaggia, coinvolgente, nel tipico modo di proporsi dell’artista. Gloria, il noto brano di van Morrison, era già presente nell’album di debutto e reso in a versione ben più dura e disperata rispetto all’originale; nel concerto la versione mantiene intatta la sua carica spirituale e il crescendo ritmico e strumentale è trascinante e coinvolgente.

È possibile che alle orecchie di oggi, anche quelle più nostalgiche, questa musica appaia un po’ datata e che verso certe esasperazioni oggi si guardi con maggior distacco e più ironia. Al netto di ciò la testimonianza di un ‘epoca andata è riuscita e l’atmosfera che si respira sincera.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Redondo Beach

Commenti

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  1. Scritto da Maurizio

    Da questo sito (ufficiale) si possono scaricare (in alta risoluzione) molti concerti del Boss, tra i quali anche alcuni degli anni d’oro (1975/1978). La qualità è ottima, essendo stati registrati professionalmente (direttamente dal mixer). Non sono in effetti veri bootleg, ma le vostre orecchie vi ringrazieranno…

    http://live.brucespringsteen.net/catalog.aspx

    1. Scritto da brixxon53

      C’è veramente una vastissima scelta, ho scaricato il concerto di febbraio 2014 a Città del Capo, grande Bruce… Riguardo alla recensione non ho mai avuto una gran passione per Patty Smith e passo oltre arrivando a Van Morrison, quello si che mi piace! Andrò a visitare anche il sito di Carù, il giudizio di B.G. è troppo stuzzicante. Buona musica a tutti.

    2. Scritto da B.G.

      Grazie Maurizio della preziosa informazione. B.G.

      1. Scritto da Maurizio

        Grazie a te per le sempre utili e belle recensioni! ML