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Mini defibrillatori l’ospedale Papa Giovanni fa scuola in Giappone

Dispositivi cardiaci sempre più piccoli e sempre meno invasivi: l’ospedale di Bergamo, fra i primi ad usare il nuovo minidefibrillatore che non tocca il cuore, è centro di formazione internazionale. Nel 2015 attesi cardiologi anche dal Giappone.

In 15 mesi sono già 13 i defibrillatori di ultima generazione impiantati dall’équipe di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Si tratta di dispositivi innovativi che non richiedono l’inserimento di un catetere all’interno del cuore e da poco è disponibile una versione di dimensioni ridotte, già utilizzata per un paziente.

I defibrillatori tradizionali prevedono l’inserimento di elettrocateteri nei vasi sanguigni sino al cuore, mentre il modello sottocutaneo si compone di due elementi, uno posto sul lato sinistro della gabbia toracica e uno nella regione dello sterno, entrambi inseriti sottocute. “Grazie a questo tipo d’impianto – spiega Paolo De Filippo, responsabile dell’Elettrofisiologia – è stato azzerato uno dei rischi più gravi correlati alla presenza di un defibrillatore, l’endocardite. La possibilità di mantenere l’intero sistema all’esterno del cuore e delle vene ha cancellato l’eventualità che il catetere “trasporti” un’infezione fino alle valvole cardiache, con effetti spesso letali”.

Il sistema sottocutaneo inoltre riduce il rischio di rottura dell’elettrocatetere, riduce lo spessore del 20%, offre una maggiore durata (+40%) e consente il monitoraggio da remoto, senza recarsi in ospedale. “Caratteristiche che lo rendono preferibile per i pazienti più giovani, che devono essere protetti dalla morte improvvisa a causa di cardiopatie di origine ischemica, ipertrofica, congenita o genetica. Da oggi, grazie alla versione mini, il dispositivo si adatterà meglio anche all’utilizzo pediatrico”, sottolinea Paola Ferrari, dell’équipe del Papa Giovanni XXIII.

Minore invasività significa un minor impatto dal punto di vista psicologico, ma anche costi ridotti e degenze più brevi. Paolo De Filippo spiega: “Tutto il Dipartimento cardiovascolare lavora per offrire le migliori risposte ai nostri pazienti cardiopatici, dai feti ai bambini, sino agli anziani. In questo caso, riusciamo a offrire una terapia salvavita con maggior comfort, riducendo le possibili complicanze e senza l’impiego di raggi X per l’impianto”.

La casistica fa del Papa Giovanni un centro di riferimento, nazionale ed internazionale, per la formazione di colleghi: come lo scorso anno, anche nel 2015 sono attese delegazioni di medici da tutta Italia e dal Giappone per apprendere funzionamento, benefici e tecnica di impianto del nuovo sistema sottocutaneo che previene la morte improvvisa.

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