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Il docente: la legge sulle droghe è scellerata Legalizzare, non liberalizzare

Da tempo il tema della legalizzazione delle droghe fa discutere. Bergamonews ha intervistato Persio Tincani, docente di filosofia del diritto all’Università degli Studi di Bergamo, promotore di un convegno sulle dipendenze promosso dall'Università e che sull'antiproibizionismo ha scritto un libro.per capire meglio le problematiche attuali e cosa cambierebbe legalizzandole.

Se ne parla da anni, ma il dibattito sulla legalizzazione delle droghe spesso risulta condizionato da stereotipi e ideologie. Delle problematiche attuali e di cosa cambierebbe con la legalizzazione, parla Persio Tincani, docente di filosofia del diritto all’Università degli Studi di Bergamo, promotore di un convegno sulle dipendenze promosso dall’Università e che sull’antiproibizionismo ha scritto un libro.

Ci troviamo di fronte a un tema delicato…

È un argomento delicato perché lo rendono tale, perché la legislazione sulle droghe, chiamiamola così, è scellerata. Sarebbe un tema semplicissimo, ma viene trattato come se “la droga” fosse qualcosa di magico e invece non lo è: la droga è un prodotto come gli altri. Del resto, anche quando nel linguaggio corrente si afferma che “la droga è proibita” si dice una cosa molto imprecisa.

Cioè?

È il termine “droga” a essere impreciso, perché si riferisce a numerose sostanze molto diverse l’una dall’altra per composizione, modalità di consumo ed effetti sull’organismo, e non necessariamente a sostanze proibite. Per esempio, mentre sto parlando, sto facendo uso di una droga, anche molto pericolosa, perché sto fumando una sigaretta. Non è una provocazione: nelle tabelle per la velocità di generazione della dipendenza delle diverse droghe, il parametro di comparazione è la nicotina, e quella che sto assumendo è la droga che ha una delle maggiori velocità di generazione di dipendenza. Ed è anche una delle droghe più pericolose. Le faccio un esempio. Ogni anno, in Italia, tutte le droghe proibite messe assieme sono causa di circa 500 decessi in una popolazione di forti consumatori stimata in circa 3 milioni di persone. I morti a causa delle sigarette, facendo una proporzione, risultano essere un numero circa 40 volte superiore (le percentuali di decessi tra i consumatori sono dello 0,01% nel caso delle “droghe” e dello 0,46% nel caso delle sigarette). Se poi consideriamo i decessi causati dall’alcol, un’altra droga lecita, non c’è proprio partita.

Distinguere tra droghe pesanti e leggere può differenziarne la pericolosità?

Ritengo che dia solo una forviante parvenza di oggettività, perché è impossibile, stabilire se una droga sia più pericolosa di un’altra: sarebbe come chiedersi se sia più nociva la sigaretta o il vino (è peggio ammalarsi ai polmoni o al fegato?). Il risultato è un’apparente scientificità che alimenta stereotipi basati sulla traumaticità dell’assunzione della sostanza. Una fonte di rischio, invece, è l’uso eccessivo. Del resto, però, il danno acuto del sovradosaggio si ha anche nel caso dei farmaci nell’armadietto di casa: uccidere per overdose non è una caratteristica delle droghe, ma di un consumo sbagliato.

Cosa prevede l’attuale legislazione italiana?

In Italia diciamo che vige una proibizione indiretta perché non è previsto il carcere, se non spaccio o se non produco droghe. Tuttavia, questo non significa che assumere droghe sia lecito, perché il consumo di sostanze proibite viene punito con sanzioni amministrative, come la revoca del passaporto o della patente anche se non sono stato sorpreso drogato alla guida. Preciso che se sto conducendo un’automobile e fossi drogato, è giusto che mi ritirino la patente. Ma non c’è nessuna ragione per ritirarmela se non sto guidando; del resto, se sono ubriaco su una panchina nessuno mi ritira la patente o il passaporto. Si pensi poi a come si “scoprono” il drogato o l’ubriaco: mentre l’alcol test mi dice se sono ubriaco in quel dato momento, il test del capello per la cannabis, per esempio, mi dice se una persona ha fatto uso di cannabis nell’arco di un mese, quando però l’effetto della sostanza passa nell’arco di qualche ora. Altro problema è l’inversione dell’onere della prova nel caso una persona venga sorpresa con in tasca una quantità di droghe “eccessiva”: deve dimostrare di non essere uno spacciatore, ed è praticamente impossibile farlo: in circostanze come questa viene presunta la colpevolezza fino a prova contraria. E ritengo che in queste situazioni si possano verificare disparità di trattamento a seconda della condizione sociale del presunto colpevole.

La proibizione funziona?

Sotto tutti gli aspetti rilevanti, no. Dire che la droga è proibita è una barzelletta: io, che non so nemmeno dove si infili l’ago e non ho mai visto l’eroina in vita mia, saprei dove comprarla, e se non lo sapessi, in pochi minuti riuscirei a venirne a conoscenza. Tre milioni di consumatori abituali, ai quali dobbiamo aggiungere un numero non stimabile di consumatori occasionali di droghe proibite, significano che la proibizione non scoraggia praticamente nessuno. Oltre che a riempire le galere, la proibizione funziona nel rendere pericoloso l’uso di droga. Chi ne compra, in realtà, non sa che cosa sta comprando (né può saperlo, perché far analizzare le droghe è proibito), e se consideriamo che il mercato della droga è praticamente gestito tutto da associazioni criminali senza scrupoli, direi che non posso aver molta fiducia sul fatto che chi me la vende sia interessato a smerciare sostanze che rispettano determinati standard minimi di qualità e di igiene. Del resto, è cosa nota che le sostanze per uso farmacologico e quelle che si trovano sul mercato sono, nei fatti, molto diverse.

Per concludere, che cosa cambierebbe con la legalizzazione?

Innanzitutto, ci sarebbe una maggior tutela per la salute dei cittadini, e dei consumatori. Si sente dire spesso che legalizzare le droghe significherebbe una resa dello Stato, ma è proprio il contrario: lo Stato entrerebbe in un settore dal quale è adesso assente. E controllerebbe la conformità alle normative e agli standard di qualità di quello che viene venduto, come avviene per tutte le altre merci. Altra cosa, invece, è la liberalizzazione delle droghe, alla quale sono radicalmente contrario, e che significa renderle giuridicamente indifferenti e che non cambierebbe nulla sulla loro pericolosità. Aggiungo che, legalizzazione o meno, è molto importante attuare piani di informazione sugli effetti e sui rischi delle droghe che siano veritieri e non volti a demonizzare o a spaventare, come spesso avviene adesso. I ragazzi, il più delle volte, conoscono le droghe, e se si raccontano loro dieci cose vere e una sola bugia, il risultato è che la bugia viene scoperta subito e scredita ai loro occhi l’intero discorso.

Commenti

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  1. Scritto da BERGHEM

    Lo Stato italiano si e’ già’ arreso davanti al commercio internazionale di droga. Tonnellate che tutti i giorni arrivano nei porti della calabria, o per esempio all’ aeroporto di Linate. Lo Stato si e’ arreso, e le banche guadagnano miliardi di euro senza chiaramente opporsi. Il pil aumenta, e allo Stato probabilmente va bene così. Servirebbe più’ consapevolezza da parte di tutti i cittadini. A parte i guadagni per la mafia, i rischi concreti per la salute ci sono.

  2. Scritto da Gaetano Bresci

    voglio il proff Tincani al posto di giovanardi

  3. Scritto da complimenti

    Sentire un professore della mia “ex” universita’ parlare in modo chiaro e logico della situazione droghe in Italia mi rende orgoglioso. Ricordo il mio stupore quando scoprii da amici miei coetanei olandesi la loro indifferenza verso le droghe, da loro gia’ legalizzate, e compresi una simile soluzione toglieva di fatto quell’attrattiva di “tabu’ da provare” innata nelle giovani generazioni. Quindi oltre a risolvere i problemi citati nell’articolo si “sfaterebbe” anche il mito del proibito

  4. Scritto da Luca C

    Sì.
    Magari a suon di sentirsi ripetere da tutte le parti che la legalizzazione risolverebbe molti dei problemi attuali legati alla diffusione di alcune sostanze, i nostri legislatori finalmente si decideranno.
    Bravo Tincani.

  5. Scritto da Stefano

    sono perfettamente d’accordo con l’intervistato.
    La legalizzazione porterebbe ad una riduzione della malavita,
    invece lo stato continua a battere cassa su dipendenze più pericolose ma socilamente più accettate, o ignorate,come alcool, sigarette e slot machine.

  6. Scritto da simona

    Tre domande ai sostenitori della legalizzazione perché “è come una sigaretta, è come un bicchiere di vino”: 1) Vi fareste operare da un chirurgo che dieci minuti prima si è fatto uno spinello? e se si fosse fumato una sigaretta? 2) salireste su un aereo il cui pilota si è fatto uno spinello dieci minuti prima? e se avesse bevuto un aperitivo alcoolico con le patatine? 3) fareste un figlio con una donna che si fa le canne? e se le piace il vino bianco?

    1. Scritto da Narno Pinotti

      1) E se il chirurgo ha bevuto alcol? O prende certi tipi di farmaci? O ha corso il triathlon il giorno prima? E se ha passato la notte a recitare il rosario? Ci saranno norme che stabiliscono quando può operare, o seguitiamo con gli esempi stupidi? 2) Come sopra, ma più sciocco: un pilota non può bere un grammo di alcol per parecchie ore prima di un volo. 3) Come sopra, ma ancora più svampito: magari dipende da quanto vino bianco/quante canne, quanto spesso e in che fase della gravidanza?

    2. Scritto da incompreso

      Le rispondo volentieri. 1) Non mi farei operare da un chirurgo che ha fumato uno spinello, né da uno che ha bevuto dell’alcool. La sigaretta è uno psicotropo blando, spero che il tipo si lavi bene prima di operarmi. 2) Un pilota di aeromobile in servizio deve avere alcolemia pari a zero. 3) Credo che la domanda sia posta male: “se le piace il vino bianco” mi sembra equivalente a “cui piace la cannabis”.

    3. Scritto da Groucho

      Non mi farei operare ne da un medico che si è fatto una canna ne da uno che si è bevuto un whisky, ma quando il chirurgo è a casa sua e deve solo guardarsi la tv, può fare quello che gli pare !!!!!!

    4. Scritto da Andrea

      Quindi lei sta dicendo che se oggi un chirurgo o un pilota oggi non usano droghe vietate solo perché appunto vietate? Inoltre se ha letto l’articolo ha capito benissimo che non gia oggi non c’è nessun divieto di utilizzo quindi quello che lei ipotizza è già la realtà. Per quanto mi riguarda non farei mai un figlio nemmeno con una donna brutta e obesa, ma questi son gusti.

    5. Scritto da pedro

      1) no. però se lo spinello se l”è fatto una settimana prima, il problema non sussiste. 2) vedi sopra. 3) si.

    6. Scritto da Franco

      Dalle sue domande emerge un grosso problema, ovvero che lei (come molti) crede che un bicchiere di vino o meglio ancora di grappa (magari già di mattina) abbia effetto minore sulla percezione di qualche tiro di canna. La domanda 1 non ha senso perchè le sigarette fanno malissimo al fisico ma hanno meno effetti immediati sulle percezione, ma sostituendo la sigaretta con vino o grappa le risposte sono: 1) No, no 2) No, no 3) Sì, sì.

    7. Scritto da Alessandro

      Ma chi sei ? Giovanardi sotto falso nome?

    8. Scritto da Iacopo

      1) no, non mi farei operare, come non mi farei operare da un chirurgo sbronzo eppure gli alcolici li vendono al bar dell’ospedale e in galera non ci finisce nessuno ne ci sono chirurghi sbronzi che operano 2) no, non ci salirei, come non salirei su un aereo guidato da qualcuno che abbia bevuto eppure l’alcool è venduto in decine di bar dentro gli aeroporti e nessuno ci finisce in galera 3) si ci farei un figlio basta che non fumi (soprattutto tabacco) e non beva mentre è incinta

    9. Scritto da laura

      Capisco che le semplificazioni ti aiutino a capire la complessità di tutto ciò che ti circonda, ma i sostenitori della legalizzazione delle droghe, proprio perchè non sottovalutano la pericolosità delle stesse, chiedono che venga regolarizzato ciò che adesso è di fatto libero e controllato solo da delinquenti e mafie. E’ come se i biglietti dei concerti si potessero acquistare solo dai bagarini, senza nemmeno la certezza che non siano falsi.

    10. Scritto da Luciano Avogadri

      Guardi che in Italia la detenzione e l’uso del coltello da cucina sono legali, ma se uno ti dà una coltellata va a finire in galera. O Lei è anche contrario alla vendita dei coltelli?

  7. Scritto da Claudio

    Condivido pienamento quanto affermato dal prof.Paolo Ghisleni. Come fa purtroppo troppo spesso, il nostro Stato, lucra sulle dipendenze ( vedi gioco d’azzardo, sigarette, alcol, ecc.) e poi fa il pianto del coccodrillo. Ma fa lo stesso con l’iimigrazione, la prostituzione ecc. Non abbiamo ancora capito che esasperando sempre le posizioni, o si è pro o si è contro, i problemi non si risolvono mai ?!? Invece uno stato serio le dipendenze le gestisce e le cura.( vedi bulimia e anoressia ecc. ).

  8. Scritto da Akiki

    Pazzesco, questo è un formatore di ragazzi! Fuori dal mondo. Le dittature amano le tesi che facilitano pratiche che azzerano la mente umana.

    1. Scritto da Franco

      Nessun docente universitario è un “formatore di ragazzi”, comunque studi un po’ e si accorgerà che ciò che dice il prof. Tincani è soltanto la lucida analisi di una persona informata e senza pregiudizi in materia.

    2. Scritto da giggi

      è duro..

    3. Scritto da giggi

      è confrontarsi con il pragmatismo: vince sempre lui.

    4. Scritto da Andrea

      Fuori dal mondo? Almeno hai letto l’articolo o anche tu hai la mente già azzerata dalle “dittature”?

    5. Scritto da JJJ

      Pratiche che azzerano la mente umana? Non mi sembra che il professore abbia parlato di televisione.

  9. Scritto da el Diego

    Articolo oggettivo, come pochi se ne vedono.
    Peccato che lo stato sia molto presente nel settore droghe a differenza di quanto si legge nella parte finale dell’articlo: la proibizione genera introiti alle mafie per miliardi di euro e chi ne trae vantaggio è chi la promuove. politici accondiscendenti e vicini alle mafie stesse, che per qualche bustarella emanano leggi idiote che rovinano le persone per un uso ricreativo fatto giorni prima. Prima o poi le cose cambieranno

  10. Scritto da Luciano Avogadri

    Legalizzare la droga è il modo migliore per eliminare tutto il mondo di delinquenti che ci gira attorno e fa soldi a palate con materiali di scarso valore intrinseco. Ma gli ayatollah del bene comune e della morale pubblica perderebbero un dell’argomento per fare prediche con poco sforzo.