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A Berlino il sogno di Simone Padoin partito da Bergamo

Umiltà, sacrificio e voglia di arrivare nonostante tutto. Sono stati questi gli ingredienti che Simone Padoin non si mai fatto mancare nella sua carriera, ingredienti che l'hanno portato nel punto più alto che un calciatore può sognare di toccare: la finale di Champions League.

Umiltà, sacrificio e grande voglia di arrivare. Sono stati questi gli ingredienti che Simone Padoin non si è mai fatto mancare nella sua carriera, ingredienti che l’hanno portato nel punto più alto che un calciatore può sognare di toccare: la finale di Champions League. Finale che acquista un valore ancor più unico se si tiene conto che arriva dopo un scudetto e una Coppa Italia già vinti poche settimane fa.

Non sarà uno dei protagonisti della gara che domani sera andrà in scena all’Olimpico di Berlino, ma senza ombra di dubbio il suo contributo – silenzioso ma sempre importante – si è fatto sentire nel corso di questa lunga stagione che per la Juventus è già ora trionfale e indimenticabile. Uno scudetto vinto in maniera netta e una Coppa Italia arrivata al termine di un match combattuto, che vanno ad aggiungersi ai tre campionati già conquistati in sequenza dal 2012 al 2014 e alle due Supercoppe italiane vinte nell’estate del 2012 e del 2013: è questo il palmares di Simone Padoin in bianconero, una bacheca che moltissimi campioni strapagati e tutelati dal calcio italiano non potranno mai mostrare ai nipoti. E chi l’avrebbe mai detto? Proprio quel Padoin che a Bergamo svolgeva il suo lavoro nell’ombra, senza mai alzare la voce e senza mai muovere polveroni. Lui che non spiccava certo per le qualità tecniche ma che trovava sempre il suo spazio, che ha colpito Antonio Conte così tanto in quel breve periodo all’Atalanta tra il 2009 e il 2010 da portare il mister pugliese a farlo richiedere alla dirigenza bianconera nel gennaio del 2012, quando serviva un "gregario" da poter utilizzare in tutti i ruoli del centrocampo e della difesa in quella Juventus che si apprestava a vincere il suo primo scudetto dopo essere rinata dalle ceneri di Calciopoli.

Padoin, a Torino come a Bergamo ma anche come a Vicenza, si è messo a disposizione dello spogliatoio con umiltà, accettando sempre le scelte dei tecnici e cercando di dare tutto quando chiamato in causa. E non è un caso se, sia Conte che Allegri, in Padoin abbiano sempre puntato molto in momenti delicati della partita quando lo sforzo in più poteva fare la differenza per vincere, perdere o pareggiare. 

Domani sera il jolly di Gemona del Friuli si giocherà la finale di Champions. Sarà una piccola vittoria (comunque vada, sia chiaro) anche per la Bergamo nerazzurra: se oggi Padoin è in una delle squadre più forti e vincenti del mondo è grazie alla sua umiltà, al suo sacrificio e alla sua voglia di arrivare. E un po’ anche grazie all’Atalanta che l’ha cresciuto e lanciato nel grande calcio.

Commenti

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  1. Scritto da LM

    Da questi commenti si capisce perchè la Bergamo del calcio
    rimarrà sempre piccola, questi commenti fanno capire la pochezza di certe persone che si sentono realizzate per la salvezza raggiunta, e criticano un giocatore che comunque vada è in un gruppo che si gioca una finale di Champions League.

  2. Scritto da red

    mi spiace per Padoin che è un giocatore e una persona che ho sempre stimato, ma il suo resterà solo un sogno…forza Barça!

    1. Scritto da mario59

      Molto probabilmente la vittoria della champions di domani sera rimarrà solo un sogno per molti tifosi juventini oltre che per Padoin.
      Io non sono Juventino però domani tiferò per la Juve perchè è Italiana, chi spera che la Juve perda, non è un tifoso, ma un invidioso.

  3. Scritto da Francesco

    Padoin è un giocatore utilissimo, uno che non sbaglia mai, intendiamoci, se l’avete visto giocare qualche spezzone di partita con la Juve saprete chiaramente che si limita a fare il compitino, mai una giocata pericolosa e piuttosto il passaggino indietro. Non comprendo come questi giocatori preferiscano fare panchina in grandi squadre piuttosto che giocarsi un’intera stagione da titolari in team meno blasonati. Forse la risposta è nel suo portafogli. Buon per lui!

    1. Scritto da Mark

      Credo che conti un pochino anche la possibilitá di vivere una finale di Champions League (anche se magari in panchina), magari poterla festeggiare ed averla nel proprio palmares…Non é detto che succeda ma andando in una grande squadra aumentano le possibilitá…

    2. Scritto da enrico

      La risposta è forse anche nel portafogli delle società meno blasonate che hanno tutto l’interesse a vendere i migliori per fare cassa.

      1. Scritto da solodea

        … forse non hai mai visto l’atelier di moda che Padoin possiede a Bergamo. Credo pertanto che la prima presunzione sia la più corretta, anche se sicuramente non è l’unica motivazione che l’ha portato alla Juventus..

        1. Scritto da enrico

          Lo conosco, ci passo davanti tutti i giorni per andare a lavorare. Ma non c’era bisogno di quello per sapere che ha guadagnato bene. E comunque ciò non toglie che per le piccole società sia necessario vendere i migliori per poter sopravvivere. L’importante è che vendano, non svendano come nel caso di Bonaventura.