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Lavorare fa bene alla salute? Sì, in piedi con gli standing desk

Una ricerca scientifica britannica consiglia, per chi fa un lavoro sedentario, di stare almeno due ore al giorno in piedi grazie alle "Standing Desk".

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Un gruppo di studiosi ha verificato attraverso una ricerca il cui esito è stato pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, che per evitare disturbi cardiaci, tumori, diabete e altre malattie collegate alla sedentarietà, bisogna trascorrere almeno due ore al giorno in piedi, con l’obbiettivo finale di quattro ore.

Un consiglio soprattutto per coloro che svolgono lavori d’ufficio costretti a star seduti per molto tempo.

Gli studiosi perciò sollecitano le aziende ad incoraggiare i dipendenti ad alzarsi più volte dalla scrivania facendo ripetute pause ma ciò non basta: l’idea è quella di sostituire o affiancare la classiche scrivanie con le “Standing desk” ossia scrivanie apposite per lavorare in piedi.

I vantaggi sono molteplici, non solo per la salute del lavoratore ma ci guadagnerebbero anche le finanze private e pubbliche poiché una vita lavorativa meno sedentaria potrebbe migliorare la produttività, ridurre i costi dell’assistenza sanitaria e diminuire l’assenteismo.

Gli specialisti offrono perciò qualche suggerimento immediato come alzarsi in piedi quando si fa una telefonata, allontanarsi brevemente dal computer ogni 30 minuti, usare sempre le scale ecc.

E lo conferma anche il Times “I call center e altre società dotate di scrivanie che possono essere usate stando in piedi, hanno registrato un aumento della qualità del lavoro”.

Uno degli autori dell’indagine, il professore Thomas Yates osserva: “il vantaggio rispetto allo sport è che la maggior parte degli individui possono stare in piedi senza troppo sforzo e senza che questo detragga qualcosa dal loro rendimento al lavoro”.

Gli “Standing desk” potrebbero quindi diventare un nuovo modo di operare per tutti ma è un progetto ancora lontano per alcuni paesi: in Scandinavia il 90% degli impiegati hanno accesso a postazioni di questo tipo, nel Regno Unito solo l’1% dei lavoratori e in altri paesi occidentali la percentuale è ancora più bassa.

Stefania Boschini

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