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Bimba sequestrata dal padre per 18 mesi in Marocco Ora è con la mamma – Video

L'incontro venerdì 29 maggio a Fez, in Marocco, tra la piccola che ora ha quattro anni e la mamma italiana residente nell'Isola. L'atteso arrivo in serata a casa nella Bergamasca.

È una storia a lieto fine. Con la mamma che chiama la sua piccola bimba di quattro anni in una struttura per minori abbandonati a Fez, in Marocco. È successo venerdì 29 maggio, quando la piccola l’ha subito abbracciata riconoscendo quella madre che dal 13 novembre 2013 non sentiva né vedeva più. Da quando suo padre, di origini marocchine, con una scusa banale l’aveva sottratta alla nonna ed era scomparso.

 

Da allora la bambina era stata oggetto di ricatti: prima di un pin per l’iPhone, poi per una questione di soli, infine perché pare opporsi ad un’educazione secondo i principi cristiani. Tutto falso. Ma dietro questa storia di ricatti tra due ex conviventi, in cui una bambina è oggetto del contendere, c’è tutta la bravura e la sinergia delle forze dell’ordine. Dal brigadiere Garro e dai carabinieri della stazione di Ponte San Pietro – gli stessi che hanno seguito il caso di Yara Gambirasio – al pubblico ministero Gianluigi Dettori, dall’Interpol, ai ministeri di Giustizia, degli Esteri e degli Interni.

 

Un’operazione complessa illustrata dal procuratore capo di Bergamo, Francesco Dettori, dal pm Gianluigi Dettori, dal comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Antonio Bandiera, dal tenente colonnello Marco Molinari della Direzione Centrale Servizi Antidroga, dal vicequestore Gianpiero Messinese dell’Interpol e dal tenente Chiara Crupi del nucleo operativo e radiomobile di Bergamo. La madre della piccola, una parrucchiera 39enne dell’Isola, si affida alla Legge, a quel brigadiere e al pm. Raccoglie dati e li consegna, dice tutto quello che sa. Attraverso i tabulati telefonici chi indaga riesce a ricostruire tutti gli spostamenti di del padre sequestratore, Afil Adil.

 

Chioggia, Lecco, Savona, poi la Spagna e infine il Marocco. I giorni di apprensione e quella denuncia. Dieci giorni dopo la denuncia, il pm Dettori ha materiale per chiedere il mandato di cattura europeo e il Gip lo firma: sottrazione di minore e sequestro di persone. Scatta anche il mandato internazionale. Il tribunale dei minori intanto avvia il procedimento per togliere la patria potestà.

La caccia a quell’uomo non conosce tregua. Nel dicembre 2014 viene intercettato in Bergamasca. Lui chiama l’ex convivente, le dice che è a Brembate e vuole vederla. Dai tabulati telefonici si scopre che è a Fara Olivana, ospite di due connazionali dediti allo spaccio. Quando fanno irruzione i militari dell’Arma lui si è già dileguato. Ha già cambiato cellulare.

I suoi connazionali vengono arrestati con 450grammi di cocaina. Se sul fronte penale si procede su questo fronte, la madre, tramite l’avvocato Maria Chiara Zanconi di Milano, promuove la causa civile invocando la convenzione dell’Aja. SI parte proprio da qui, da questo appello alla convenzione dell’Aja che il giudice marocchino sentenzia: “La bambina va riconsegnata alla madre”. Il resto è di questi giorni. Il padre rifiuta di eseguire la sentenza, lui viene arrestato, mentre la bimba affidata in una struttura protetta per i minori.

Da qui in viaggio verso l’Italia. Madre e piccola saranno a casa, in bergamasca, proprio per la sera di sabato 30 maggio. L’ex convivente, ora già a piede libero, se metterà piede in Europa, verrà arrestato.

 

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