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Antonia Arslan e gli armeni Olocausto da ricordare: incontro a Bergamo

Venerdì sera Antonia Arslan tornerà a Bergamo, in una scuola, a parlare dei suoi libri e della sua gente e di Metz Yeghern: il Grande Male.

Antonia Arslan è una donna minuta, attivissima, che ti dà sempre l’impressione di una vitalità straordinaria: cattedratica di rango, scrittrice brillante, acuta commentatrice sulle pagine periodiche, Antonia, però, è soprattutto armena.

Un’armena del tutto particolare, per la verità: l’accento veneto ed il brio fanno pensare più a qualche personaggio femminile di Goldoni che all’Asia, al mistero e alla tragedia.

Eppure, Antonia Arslan, come tutti gli armeni, la tragedia se la porta dentro, come un bagaglio pesante ed impossibile da dimenticare sulle panchine di una delle tante stazioni della vita.

Perché ogni armeno è figlio di Metz Yeghern: del grande male.

Perfino quelli nati in Italia e cresciuti nella serenità rassicurante della Laguna e del Bacchiglione, Metz Yeghern non riescono proprio a dimenticarlo.

E, d’altronde, com’è possibile dimenticare una storia che, ancora oggi, a cento anni di distanza, tanti si rifiutano di ricordare?

Questa è la tigna degli armeni: ricordare. Finchè il mondo non accetterà di riconoscere, apertis verbis, il loro olocausto, loro, caparbiamente, ricorderanno.

Ognuno coltiva la propria memoria, individuale come nazionale, in modo diverso: Antonia Arslan ricorda nel modo che sa fare meglio, ossia scrivendo. Ha dedicato alla gigantesca tragedia del suo popolo libri, conferenze, interventi televisivi: e non smette di farlo, nonostante la terribile prova fisica che ha dovuto affrontare qualche anno fa, nonostante gli anni che passano, la fatica che aumenta.

Non molla mai, Antonia: l’ho incrociata una settimana fa a Gorizia, mentre uscivo dalla postazione Rai e lei entrava, sotto un diluvio, per presentare il suo ultimo libro, “Il rumore delle perle di legno”, che conclude la trilogia armena legata alla storia della sua famiglia, aperta, con tanta fortuna, da “La masseria delle allodole” e proseguita con “La strada di Smirne”.

Un saluto in fretta. Lei non si ferma mai, ho pensato: è come se avesse una specie di batteria supplementare. Forse, proprio la necessità, umana e storica, di raccontare, di cercare la giustizia per il suo popolo, è la sua batteria: forse è qualcosa di simile ad una missione.

Così sarà, venerdì sera: Antonia Arslan tornerà a Bergamo, in una scuola, a parlare dei suoi libri e della sua gente. Un’altra volta era toccato al “Natta”, questa volta al “Vittorio Emanuele”.

Quel che vi posso dire è: andateci. Andate a sentire questa piccola signora, elegante e semplice insieme. Dice cose piane e terribili, che è bello sentire dalla sua voce e che è importante ascoltare, per comprendere meglio la storia di tutti noi. Per riflettere sulla belva, che è sempre in agguato. In un concetto, per essere un pochino migliori.

Venerdì 29 maggio 2015 alle ore 20,45 nell’aula magna dell’isitituto tecnico commerciale Vittorio Emanuele II in via Lussana 2 – Bergamo (vicino alla stazione autolinee) le associazioni “Alle Radici della Comunità”, “Torquato Tasso” e “L’Officina dell Idee” organizzano un incontro con la scrittrice Antonia Arslan che presenterà il suo ultimo romanzo “Il rumore delle perle di legno”. Correlatore Carlo Saffioti de L’Officina delle Idee Presenterà Luca Urbani de “Alle Radici della Comunità”. Vi sarà un indirizzo di saluto di Angelo Manazza de “Torquato Tasso”.

Marco Cimmino

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