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Riforma della scuola: patchwork che ha fatto litigare sui dettagli

Claudio Cremaschi, docente e preside di Bergamo, commenta la riforma della scuola, peraltro un testo complicato da leggere anche per chi è esperto del tema, dice. E se lo dice lui che ha anche scritto un saggio sulla malascuola...

Claudio Cremaschi, docente e preside di Bergamo, commenta la riforma della scuola, peraltro un testo complicato da leggere anche per chi è esperto del tema, dice. E se lo dice lui che ha anche scritto un saggio sulla malascuola…

"I sindacati non hanno voluto sentire ragioni (…) hanno descritto scenari apocalittici, proclamato scioperi, blocchi degli scrutini, occupazioni del ministero e delle direzioni regionali, in difesa della qualità della scuola pubblica. Della qualità di "questa"scuola pubblica, una scuola disastrata, agli ultimi posti nelle classifiche internazionali.

I precari hanno proclamato lo sciopero per il diritto al lavoro, per la sanatoria generale, per il riconoscimento dell’anzianità.

Gli studenti sono scesi in piazza, hanno occupato le scuole: contro la privatizzazione della scuola pubblica, contro le scuole di serie A e di serie B, contro il taglio delle classi, contro l’aumento degli alunni per classe, per l’edilizia scolastica, contro la selezione, per la pace nel mondo.

L’opposizione, che in un primo momento era sembrata poco interessata, si è sentita scavalcata dal movimento, e ha alzato le barricate, ha denunciato la svendita della scuola pubblica; si è mobilitata per difendere il diritto allo studio, e la pace nel mondo.

Una decina di tuttologi hanno pubblicato su un centinaio di giornali mille articoli che spiegano che i problemi della scuola sono ben altri: il rapporto col mondo del lavoro, quello con l’università, il ruolo delle famiglie, l’insegnamento del latino, i Promessi sposi, il bullismo. E la pace nel mondo.

Insomma, ancora una volta non se ne è fatto nulla".

Perdonate la lunga autocitazione, le righe conclusive di un mio saggio sulla scuola (Malascuola, Piemme, 2009). Ma non era difficile prevedere quello che era sempre successo con ogni proposta di riforma della scuola.

E allora perché il governo è andato diritto allo scontro?

Si tratta di una grande ingenuità politica, o ad un’astuta manovra nel solco delle precedenti battaglie di Renzi per schiacciare l’opposizione al ruolo sgradevole di chi non vuole cambiare nulla?

Sembra quasi che alcune delle proposte inserite nel ddl – alcune marginali, di scarsa rilevanza – siano messe lì apposta per provocare le reazioni e la rivolta: penso al 5 per mille per le scuole, alla deducibilità delle rette delle scuole private, allo strampalato meccanismo di scelta dei docenti, ai nuovi poteri del preside, alla mancetta rilasciata ai bravi insegnanti a fine anno.

Tanto è vero che su questi temi il governo ha via via ceduto qualcosa, accantonando il 5 per mille, declassando l’assunzione dei docenti a "individuazione" tra quelli che si propongono, tornando ad affiancare collegio docenti e consiglio di istituto nella definizione del POF.

L’opposizione (politica e sindacale peraltro sembra stare al gioco, gridando alla distruzione della scuola pubblica, denunciando i rischi di clientelismo dei dirigenti, denunciando la solita nascita delle scuole di serie A e di serie B, e via con gli slogan in uso da cinquant’anni.

Senza rendersi conto che i problemi toccati (o meglio, sfiorati) dalla riforma, dalla valutazione delle scuole e degli insegnanti, alla governance delle scuole, al sistema di scelta dei docenti, alla responsabilità dei dirigenti, sono temi su cui si può ottenere facilmente il consenso della pubblica opinione, sopratutto se chi si oppone non è in grado di proporre ( o di far conoscere) una visione alternativa, proposte credibili di cambiamento, che non siano solamente conservative, o che non appaiono fortemente corporative.

Insomma i temi posti dal ddl sono reali, sono le risposte che sono sbagliate.

Ma le opposizioni (politiche, sindacali, sociali) sembrano concentrate sui dettagli, pare sfuggire che se il parlamento discute a fondo di piccole questioni nominali, lascia amplissima delega al governo su una serie di questioni fondamentali, che rappresentano la vera ossatura della scuola.

In pratica non è vero, come affermato da Renzi, che "la scuola non ha bisogno di riforme": semplicemente non se ne discute in Parlamento, perché grazie alle deleghe contenute nella legge, il governo avrà mano libera su temi fondamentali, tra cui forse quello più importante di tutti, la definizione di un nuovo meccanismo di formazione iniziale e assunzione dei docenti.

E poi la selezione dei dirigenti, l’inclusione degli alunni con disabilità, il sistema nazionale di valutazione, la riorganizzazione della scuola dell’infanzia… e molto altro ancora… insomma una revisione completa del sistema scolastico (mancano solo i quadri orari, ma a quelli aveva pensato la Gelmini e quindi vanno bene così).

Sintetizzo l’impressione che ricavo dalla lettura della legge. Anzi dalla sua evoluzione, perché la consultazione della "buona scuola" avvenne su cose molto diverse dai contenuti del ddl, e la commissione ha apportato numerose modifiche, e anche l’Aula è intervenuta.

Nata nel perfetto stile del renzismo, grandi promesse che un po’ alla volta si svuotano (a partire dai 140000 docenti immessi in ruolo), grandi proclami che si riducono a poca cosa.

Parole come auspici che si inverano, perché tutto è "buono" nella buona scuola: la mancia agli insegnanti ovviamente chiamata "bonus" come gli 80 euro e i 500 per i pensionati, come lo "school bonus" per chi fa donazioni alla scuola.

E così si dà "piena attuazione all’autonomia" (?); ed ecco che il preside manager si trasforma in leader educativo, e questo è buono e giusto, e basta a far contenta una parte della dissidenza.

Come in altri provvedimenti di questo governo, di fronte a problemi complessi si sceglie la strada della semplificazione, puntando sulle doti demiurgiche e salvifiche del capo, che sceglie i collaboratori, sceglie i dipendenti, li dirige, li valuta e li premia.

In realtà è un provvedimento patchwork, che mette insieme l’immissione in ruolo, con l’aumento di qualche ora di arte e musica; una spruzzata di autonomia senza le condizioni per realizzarla; nuovi poteri al preside, ma non quelli che servirebbero davvero, perché su quelli il ministero non molla le sue prerogative; l’invenzione di nuovi improbabili "ambiti" tutti da definire (come le reti di scuola e gli albi territoriali), giusto per complicare e burocratizzare ancora un po’ le cose; un po’ di aiuti alla scuola privata, che non fa mai male, così Alfano e Lupi sono contenti.

Quello che non si intravede, in tutta questa messe di interventi, intrecciati in un testo di difficilissima lettura anche per chi è un esperto di scuola, è un filo conduttore, un’ispirazione, un’idea di scuola, da cui fare discendere le scelte operative, magari parziali, ma coerenti.

E così, temo, sarà un’altra occasione sprecata.

Claudio Cremaschi

Commenti

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  1. Scritto da denny

    Troppi interessi in ballo dei docenti che sono un bacino formidabile di voti. Schermaglie finte per gettare fumo negli occhi ai cittadini. Meglio non occuparsi dei “clienti” (bambini e ragazzi) e dei programmi formativi all’avanguardia, tanto non votano!

    1. Scritto da wiw

      Perché, secondo lei i genitori non votano? e non sono anche molto più numerosi dei docenti?!? Ma che sta dicendo?

      1. Scritto da denny

        Che magari i genitori non sono statali e non hanno interesse a votare chi non cambierà nulla!

    2. Scritto da donnw

      Prima di sparare, sarebbe bene informarsi. Come sulla sanità tutti a criticare, salvo poi vedere che mediamente non è poi così orrenda quella italica. Però, certo, anche sulla scuola si possono fare grandi affari. Chi e come è magari da capire…e un po’ meno superficialmente

  2. Scritto da sss

    Quindi una “riforma” doppiamente esecrabile. Una porcata al quadrato

  3. Scritto da NO grazie

    “Insomma i temi posti dal ddl sono reali, sono le risposte che sono sbagliate” dice lei. E’ proprio quello che in sostanza, magari confusa,viene criticato… Meglio un patchwork che un orrore da capo a fondo. MA QUESTO PUO’ ARRIVARE COME PROPOSTA DI SCUOLA DA UN GOVERNO NAZIONALE?!?