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Sara Benaglia Tra esoterismo e politica, tra femminismo e sacro fotogallery

Ci sono artisti che sanno anticipare i tempi. Una di loro è la giovane bergamasca Sara Benaglia che con la sua ricerca indaga il comportamento umano e i condizionamenti della sfera sociale indotti dal linguaggio verbale.

Negli scatti di Casting The Circle ha disposto delle ragazze orientali in divisa per terra, facendo comporre loro delle figure geometriche con i corpi. Ci può parlare di questo lavoro?

"Casting the Circle è un progetto nato durante una residenza al CCA di Kitakyushu a cavallo tra 2013 e 2014. Ero, allora come adesso, molto interessata al rapporto fra esoterismo e politica, ovvero alla relazione tra femminismo e sacro. La residenza prolungata in un paese di cui non conoscevo la lingua e la difficoltà di integrarmi con il contesto esterno alla galleria mi hanno avvicinata a testi di matrice teosofica e all’animismo. Ho incontrato in due occasioni le ragazze liceali presenti nella serie fotografica. Ho chiesto loro di disegnare fisicamente alcune forme geometriche, affinché la comunicazione tra loro potesse avvenire in forma di energia astratta invece che verbale. Durante la funzione cattolica numerose parti sono recitate in coro; in questo caso abbiamo sostituito al linguaggio una posa".

Si è parlato e scritto tanto di telepatia, connessa al suo lavoro.

"Mi sono chiesta spesso se quando un Io è relazionato nell’atto empatico a un altro Io può accadere che i confini della soggettività vengano meno e avvenga una vera e propria unipatia. Se questo accadesse per certi versi potremmo dire che due o più soggetti in empatia fra loro diventano una singola unità, portando a declassare l’identità del singolo. Sono fortemente convinta che lo sviluppo del linguaggio verbale sia responsabile della perdita di empatia e dunque della possibilità di accedere a forme di comunicazione più universali ed avanzate, come la telepatia appunto".

Lei stessa ha parlato di “molecole umane” commentando le sue immagini, altri si sono concentrati sugli “organismi collettivi” che ha creato. Il suo lavoro è permeato da rimandi vicendevoli fra il singolo e la pluralità.

"Una colonia di insetti può essere considerata un organismo singolo, e forse potremmo dire lo stesso dell’umanità. Penso che le piante siano una forma di vita molto più evoluta dell’uomo, a partire dalla propria configurazione fisica: si compongono di un corpo modulare, cioè si mantengono in vita anche se divise. Una singola pianta è una colonia, mentre l’uomo per raggiungere il medesimo livello evolutivo deve essere in gruppo. Nella condizione in cui più esseri umani creano una rete di interazioni in grado di connettere ogni soggetto in un unico sistema autonomo, si possono aprire nuove possibilità comportamentali e linguistiche".

Oggi danzatrici di nuoto sincronizzato, in precedenza collegiali orientali. In comune, la divisa, il rigore e la femminilità.

"Mi interessa il modo in cui l’ideologia si plasma attraverso l’educazione dei corpi. In Casting the Circle e ne Il Bagno di Diana ho cercato di creare un momento di autocoscienza condivisa, in cui al femminismo teorico fosse sostituito un condizionamento remoto, fisico, e di matrice religiosa. La fenomenologia dell’arte ha molto da imparare dalla teoria di genere, ma io da sola non posso che fare una proposta, per il cambiamento deve esserci un lavoro collettivo".

Nelle ultime fotografie le figure composte nell’acqua replicano i simboli  degli antichi culti di Diana. Ci parla di questa fascinazione e relativo legame con la sua ricerca artistica?

"Tempo fa un’amica mi regalò una copia di Lucifer, una rivista inglese di fine Ottocento che prende il nome di Lucifero, la stella pallida del mattino, precursore del Sole, divenuta per malintesi sociali e religiosi, uno dei tanti nomi del demonio Credo che sia utile riportare a galla il ridimensionamento del principio femminile della nostra cultura, affinché siano le donne a disegnare un paradigma “altro”. Un avvicinamento, anche educativo o in forma d’intrattenimento, al matriarcato vuole essere uno spunto per interrogarci sulle ragioni della scomparsa di una parte importante del nostro passato dai libri di storia e dai programmi scolastici, per investigare le origini della nostra identità europea e soprattutto per pensare ad economie alternative, del dono della sussistenza o della decrescita partendo dal presupposto che, per attuare un cambiamento di paradigma, sia necessaria una decolonizzazione dell’immaginario economico".

Il bagno di Diana è il titolo della sua personale, allestita all’interno della Cripta di San Michele al Pozzo Bianco di Bergamo. Sono anni che è in voga l’allestimento d’arte contemporanea in contesti antichi. E’ una suggestione ancora fertile?

"Il bagno di Diana è stata allestita all’interno della Cripta di S. Michele al Pozzo Bianco perché in questa sede sono presenti gli affreschi di Lorenzo Lotto della vita della Vergine. E’ stata intenzione mia e di Mauro Zanchi costruire un percorso teorico in una chiesa ipogea, considerata il ventre del luogo sacro, per porre culti matriarcali rimossi a fianco di una rappresentazione del Cinquecento, periodo storico della repressione del culto neo-pagano di Diana. L’utilizzo di luoghi storici o dismessi aprono semmai a collegamenti di senso inediti tra qualcosa e qualcos’altro. La moda è connessa allo stanziamento di fondi per operarvi ma l’efficacia del risultato dipende da chi se ne occupa e da come se ne occupa. Il problema vero è la creazione di interesse anche oltre gli amanti dell’arte. In questo caso, trattandosi di un messaggio rivolto prevalentemente ad un pubblico adolescente, è stato esposto anche sul retro e all’interno di mezzi del trasporto pubblico cittadino, anche per evitare una mediazione colta degli spazi chiusi dell’arte, talvolta respingente".

Una permanenza a Tenerife e una Madrid, un viaggio in Giappone, una futura residenza in Sud America. Quanto hanno influenzato questi spostamenti la sua arte?

"Ogni luogo è stato una porta di accesso su mondi culturali di cui altrimenti non avrei fatto esperienza, ma quando mi sono allontanata maggiormente ho cominciato a sentire di più la mia radice di provenienza".

(Guarda qui le fotografie)

SARA BENAGLIA – LA BIOGRAFIA

Sara Benaglia è nata a Bergamo nel 1983, città in cui vive e lavora. Laureata in Teorie e tecniche delle Arti Contemporanee presso la Accademia Carrara di Bergamo e specializzata in Arti Visive all’Accademia di Brera, ha partecipato a diversi workshop formativi tenuti da visiting professor come Olaf Nicolai, Joan Jonas, Keren Cytter e Rirkrit Tiravanija.

La sua ricerca indaga il comportamento umano e i condizionamenti della sfera sociale indotti dal linguaggio verbale. Lavora principalmente con fotografia e azioni partecipate, strumenti con cui mette in scena ipotesi alternative di credenze sacrali arcaiche, sconfitte e soppiantate dalle attuali religioni monoteistiche di matrice patriarcale.

Casting the Circle è stato sviluppato durante un periodo di residenza presso il CCA di Kitakyushu ed è poi stato esposto da BACO, a Bergamo, alla Biennale di Fotografia di Daegu, in Korea, all’Accademia di Belle Arti di Bologna e al Museo di Rimini. Il Bagno di Diana è stato recentemente esposto nella Cripta della Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, a Bergamo.

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