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Cannes plaude Woody Allen “Irrational man” fa la spola tra Bene e Male

Al Festival di Cannes il regista torna ai temi filosofici dell’etica e dei dilemmi esistenziali, in un film certo eccellente rispetto alla media e un po’ deludente rispetto al grande Allen perchè manca la vera tensione morale che smorza un po’ anche l’inventiva.

Titolo: IRRATIONAL MAN

Regia: Woody Allen

Genere: commedia drammatica (!)

Anno: 2015

Cast: Joachin Phoenix (Abe), Emma Stone (Jill), Parker Posey (Rita), Jamie Blackley (Roy)

Produzione: U.S.A.

Voto: ***

Applausi per il film fuori concorso di Woody Allen, forse soprattutto di sollievo perché non è un’altra chicca insulsa come capita spesso con il grande regista negli ultimi anni, come l’ultimo “Magic in the moonlight” per intenderci.

Invece “Irrational man” intriga abbastanza, passando dalla commedia al thriller e condendo tutto in blanda salsa filosofica.

Infatti il protagonista Abe Lucas – ex reporter, lavapiatti, tombeur de femmes – è in primo luogo un docente universitario di filosofia, nichilista e in crisi esistenziale ed erettiva, che ritrova un senso per la propria vita attraverso un atto radicale e profondamente immorale.

Un atto superominico (Nietzsche) che affermando la libertà di scelta placa l’angoscia della libertà stessa (Kierkegaard) e gli ridà “ispirazione, ovvero il desiderio di respirare”.

Ma non lasciamoci abbindolare dagli spunti intellettuali di Allen, disseminati con maestria per compiacere anche il pubblico più esigente, e godiamoci piuttosto la vicenda, la restituzione perfetta di certi ambienti e personaggi, la leggerezza di un intrattenimento intelligente e ben congegnato.

Abe arriva nella conformista e benestante cittadina di Providence, sulla costa Est, per insegnare al college. Lo precede la sua fama e tutti, soprattutto le donne, sono in fermento.

Rita, una collega, gli si offre immediatamente; Jill, la sua migliore allieva, lo conquista lentamente.

Ma Abe è “complicato”, soffre di attacchi di panico, finchè una conversazione ascoltata per caso lo porta al gesto che segnerà una svolta nella sua vita.

Allen torna dunque a riflettere sui temi a lui cari del Bene e del Male, e l’esito della vicenda non è scontato visto che il vademecum del Delitto e Castigo alleniano ci ha abituato a “cattivi” che restano impuniti in “Crimes and Misdemeanors” (1989) e in “Match Point“(2005) e a rocamboleschi epiloghi come in “Scoop” (2006).

Insomma tornano i temi filosofici dell’etica e dei dilemmi esistenziali, in un film certo eccellente rispetto alla media e un po’ deludente rispetto al grande Allen perchè manca la vera tensione morale che smorza un po’ anche l’inventiva.

Sembra piuttosto una civettuola conversazione colta.

Siamo lontani dall’incisività di “Blue Jasmine”, lontanissimi da “Manhattan” e dalla “Rosa purpurea del Cairo”, per citare due opere diversissime ma entrambe ottime dell’Allen d’annata.

Per esser più chiari, in deroga alla stringata valutazione in stelline e avvalendoci dei soliti voti scolastici, “Irrational man” si merita un sette, meno.

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