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“Il racconto dei racconti” Garrone ammaliato dalle fiabe: ma perché?

Perplessa e dubbiosa la nostra Paola Suardi al Festival di Cannes sul film di Matteo Garrone. Barocco, stupore, sontuosità: sono i termini che si adattano al Racconto dei racconti da una raccolta di fiabe di Giambattista Basile.

Titolo: IL RACCONTO DEI RACCONTI

Regia: Matteo Garrone

Genere: fiabesco

Anno: 2015

Cast: Salma Hayek (regina di Selvascura), Vincent Cassel (re di Roccaforte), Toby Jones (re d’Altomonte), Shirley Henderson (Imma), Hayley Carmichael (Dora), Bebe Cave (Violetta); Christian Lees (Elias), Jonah Lees (Jonah) Alba Rohrwacher (saltimbanco), John C. Reilly (re di Selvascura).

Produzione: Italia, U.K., Francia

Voto: *** (*Da dimenticare – **non verrà ricordato – ***degno di memoria – ****indimenticabile)

E’ nelle sale questo week end il libero adattamento cinematografico dalla raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, pubblicata postuma tra il 1634 ed il 1636.

Il film è composto da tre diversi episodi: La regina (La cerva fatata), La pulce, Le due vecchie (La vecchia scorticata).

Siamo nel regno del fiabesco e del barocco perciò dello stupore e della meraviglia, non certo del verosimile.

E lo stupore, spesso contiguo all’orrore, con draghi, orchi, pulci gigantesche, vecchie gettate dalla finestra, gravidanze portate a termine in un giorno, streghe che compiono prodigi allattando, non manca davvero.

Contribuiscono alla meraviglia i costumi sontuosi, le ambientazioni suggestive (una su tutte: Castel del Monte in Puglia, austera e suggestiva reggia voluta da Federico II), l’impeccabile fotografia che esalta il gusto compositivo del regista.

La messa in scena è evidente, come si conviene al barocco, e la distanza dal reale pure, come dev’essere nelle fiabe.

Fin qui tutto bene, come pure l’insistenza sulla cupidigia e caparbietà dell’uomo. Che sia quella della regina di Selvascura che vuole ad ogni costo (anche la vita del marito) un figlio e quando cresce lo vuole solo per sé, gelosa di ogni amicizia; che sia quella del re d’Altomonte che s’incaponisce a crescere di nascosto una pulce fino a che diviene smisurata, proprio come il suo desiderio di non separarsi dalla figlia in età da marito, e si trova poi costretto a darla in sposa a un orco; che sia quella dell’erotomane re di Roccaforte, affascinato dalla carne giovane e orripilato da quella vecchia. 

Oppure la caparbietà delle due anziane sorelle, l’una decisa a non perdere l’occasione di una notte d’amore col re, l’altra determinata a ringiovanire come la sorella. Gira e gira, pagando, qualcuno disposto a cambiarle la pelle lo troverà.

Succede anche oggi.

E lo sfondo moraleggiante è tipico del genere novella, perciò Garrone trova il terreno adatto a inserire spunti di riflessione assolutamente attuali come il ricorso esasperato alla chirurgia estetica (scrive Basile: “Il vizio maledetto, incastrato in noialtre femmine di voler sembrare belle ci riduce al punto che per indorare la cornice della fronte guastiamo il quadro della faccia,…”), forse la fecondazione artificiale, la condizione di schiavitù di certe donne e l’invito a ribellarsi, in generale un monito alle sfrenate ambizioni umane in tutti i tempi.

Una perplessità: il film risulta un po’ frammentario e a tratti stucchevole, quanto meno senz’anima, mentre le fiabe, si sa, appassionano grandi e piccini e, una volta spenta la luce, sotto le coperte, continuano a far lavorare il nostro immaginario.

Una domanda: ma perché Garrone avrà voluto abbandonare il terreno dell’attualità, di “Gomorra” e “Reality”, spunto per metafore e riflessioni morali significative, per avventurarsi nel regno del fiabesco un po’ sintetico? Quale orco l’avrà costretto, quale incantesimo l’avrà ammaliato?

Commenti

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  1. Scritto da Luca Lazzaretti

    Film onirico dalle atmosfere incantevoli e che incantano…merita la visione!

  2. Scritto da giulio

    Grrone è un personaggio modesto, semplice, umile e ama le fiabe. Grazie per aver scelto ancora una volta Napoli
    giulio