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In occasione dell’Expo in Città Alta rinasce il Museo Donizettiano

Un nuovo, affascinante racconto per entrare nella vita e nel genio creativo del grande compositore italiano Gaetano Donizetti è aperta da venerdì 15 maggio alla Domus Magna, in via Arena 9 in Città Alta.

Venerdì 15 maggio 2015 riapre al pubblico, nel cuore di Bergamo Alta, il Museo Donizettiano, l’unico museo al mondo dedicato al celebre compositore, con un percorso completamente rinnovato che accompagna alla scoperta della vita pubblica e privata di Gaetano Donizetti, del suo itinerario artistico e del contesto in cui ha operato, attraverso ritratti, lettere, arredi, partiture autografe, oggetti personali, pianoforti, libretti d’opera, disegni di scenografie, immagini, suoni e postazioni multimediali.

La “rinascita” del Museo Donizettiano giunge a conclusione di un importante intervento conservativo globale, che ha interessato sia i suggestivi ambienti che ospitano il Museo nell’antica Domus Magna (palazzo di proprietà dell’Opera Pia Misericordia Maggiore, già Palazzo Colleoni, 1173), sia i materiali storici di diversa tipologia (abbigliamento, arredi, dipinti, sculture, documenti, oggetti) che ora trovano posto nel nuovo itinerario espositivo. Il progetto di restauro e nuovo allestimento del Museo Donizettiano è promosso e realizzato da Comune di Bergamo, Fondazione Bergamo nella Storia e Fondazione MIA, anche grazie al sostegno di Rulmeca s.p.a, mentre la cura scientifica del nuovo percorso espositivo è stata affidata al musicologo Paolo Fabbri.

Il Museo Donizettiano, inaugurato nel 1906, riunisce in un’unica collezione la preziosa raccolta di cimeli donata dalla baronessa Giovanna Ginevra Rota Basoni Scotti, la cui famiglia ospitò il musicista morente, e le testimonianze di proprietà del Comune di Bergamo inerenti la vita e l’attività artistica di Gaetano Donizetti (1797-1848). Grazie all’infaticabile opera di ricerca e valorizzazione dei materiali conservati svolta dal primo longevo conservatore, il parmense Guido Zavadini, il patrimonio poté essere ulteriormente incrementato. 

E dalla fine del 2002, il Museo Donizettiano è entrato nel circuito museale gestito dalla Fondazione Bergamo nella storia. Nel nuovo e più ricco allestimento del Museo, la figura di Gaetano Donizetti è indagata a tutto tondo, non solo come compositore ma anche come uomo, attraverso materiali differenti, alcuni mai esposti in precedenza: ritratti, lettere, bozzetti di scenografie, composizioni autografe, abbozzi di brani musicali, pianoforti, documenti personali, onorificenze, arredi e strumenti di lavoro come valigette da viaggio, penne, raschietti. Lungo il nuovo percorso si incrociano anche linguaggi diversi: testi, suoni, immagini di ieri e di oggi e una serie di postazioni multimediali touchscreen che racchiudono approfondimenti. È possibile ripercorrere la vita di Gaetano Donizetti e i suoi rapporti con Bergamo, ascoltare brani di opere e composizioni insieme alle parole da lui scritte a familiari e amici, contestualizzare il compositore sulla scena musicale e teatrale della sua epoca. Il visitatore ha così l’opportunità di personalizzare la visita in base ai propri interessi. Un racconto affascinante dal quale emerge con evidenza un “nuovo” Gaetano Donizetti, non solo compositore ma “uomo di teatro” in senso più ampio: un protagonista della cultura europea, un drammaturgo musicale che utilizza i suoni e il canto come veicoli di comunicazione e che non rinuncia mai a sperimentare, e anche uno scrittore eccezionale, vero e proprio “Arcimboldo” della lingua, che nelle sue lettere intreccia con disinvoltura gli idiomi dei diversi Paesi in cui ha vissuto.

Il nuovo itinerario di visita si suddivide in sei sezioni.

SEZIONE INTRODUTTIVA

Il primo centenario della nascita di Gaetano Donizetti

I festeggiamenti organizzati a Bergamo in occasione del centenario culminarono nell’inaugurazione del monumento dedicato al compositore (26 settembre 1897), «opera ardita» dell’affermato scultore di scuola napoletana Francesco Jerace (1853-1937) che, invece della prevedibile statua singola in posa su un piedistallo, proiettava in dimensione quasi teatrale l’idea dell’artista ispirato dalla sua Musa. Attorno al gruppo scultoreo, una serie di iniziative: l’intitolazione a Donizetti del vecchio Teatro Riccardi e la grande Esposizione Donizettiana nel Palazzo delle Scuole in Contrada Tre Passi.

La nascita del Museo

La presenza a Bergamo di tantissimi documenti e cimeli (oltre 2000) radunati temporaneamente per la grande Esposizione del 1897, fece nascere l’idea di avere in città una mostra permanente dedicata a Donizetti. Il primo e decisivo passo fu compiuto quando Giovanna Ginevra Rota Basoni il 15 dicembre 1902 donò alla Congregazione di Carità di Bergamo quanto di donizettiano ancora possedeva la sua famiglia, legata da antica amicizia al compositore: venne posto l’esplicito vincolo che la raccolta fosse in perpetuo custodita, tutta unita, in un locale della Pia Scuola di Musica chiamato “Museo Donizettiano”. Insieme con altri cimeli posseduti dal Municipio di Bergamo, fin lì custoditi nella Biblioteca Civica, la donazione costituì il nucleo propulsivo del Museo, aperto al pubblico il 15 settembre 1906. Nel corso dei decenni il patrimonio si arricchì grazie a nuove donazioni e all’entusiasta operosità di Guido Zavadini (1868- 1958), che di fatto diresse il Museo dal 1909 alla morte. Suo è anche il primo Catalogo generale, pubblicato nel 1936.

Il palazzo

Il palazzo che ospita il Museo Donizettiano appartiene alla Misericordia Maggiore (oggi Fondazione MIA). Acquisito nel 1447, divenne sede della MIA a partire dal 1449, lo stesso anno in cui il Comune affidò all’istituzione la Basilica di S. Maria Maggiore. La collezione del Museo Donizettiano è allestita nel salone originariamente riservato alle sedute del Consiglio della Misericordia Maggiore, rinnovato in epoca neoclassica e decorato sul soffitto e sulle pareti dal pittore Vincenzo Bonomini nel 1802. All’interno del complesso sono inoltre presenti la Cappella Musicale della Basilica di S. Maria Maggiore, la Sala da concerti “Alfredo Piatti” costruita nel 1903, la Sala polivalente “Pietro Antonio Locatelli” realizzata nel 2009 e la Biblioteca musicale “Gaetano Donizetti”, gestita dalla Sezione musiche della Biblioteca civica Angelo Mai.

NUOVO ITINERARIO ESPOSITIVO

1806-15 e 1815-17 – Gli studi a Bergamo e a Bologna

Nel 1806 Donizetti (nato il 29 novembre 1797) viene ammesso nella scuola di musica — pubblica e gratuita — appena aperta a Bergamo. Finanziata dalla Misericordia Maggiore, l’iniziativa caritatevole è un progetto di Giovanni Simone Mayr (1763-1845), noto compositore bavarese da anni in Italia e dal 1802 stabilmente a Bergamo come maestro della cappella di S. Maria Maggiore. Donizetti frequenta le classi di teoria, canto e pianoforte: nonostante l’irrequietezza da adolescente e i problemi di voce, si rivela ottimo pianista e inizia a cimentarsi nella composizione. Le sue notevoli doti musicali inducono Mayr a mandarlo a Bologna per studiare composizione con padre Stanislao Mattei, docente in quel Liceo Filarmonico e autorità indiscussa nello stile accademico (contrappunto e fuga). Mayr in persona si prodiga per reperire la somma necessaria, raccolta tra alcuni mecenati bergamaschi e integrata dalla Misericordia Maggiore.

1818-1822 – Il compositore agli esordi

A fine 1817 Donizetti rientra a Bergamo, dove riprende a frequentare il suo maestro Mayr e i vecchi compagni di scuola. Grazie a loro, viene introdotto negli ambienti musicali attivi in città. Inizia così a muovere i primi passi da compositore: scrive pezzi per le cerimonie religiose, per i ritrovi degli appassionati, per qualche cantante delle compagnie ingaggiate durante le stagioni d’opera organizzate a carnevale e in tempo di fiera. Questi contatti personali, e soprattutto l’appoggio di Mayr, procurano a Donizetti il suo primo contratto teatrale a Venezia nell’inverno 1818 e a Mantova e per il carnevale 1819. A questo debutto seguono altri ingaggi, di nuovo a Venezia (carnevale 1819-20) e più tardi a Roma (carnevale 1822): il successo romano costituisce il primo punto fermo della carriera di Donizetti.

1822-1845. L’operista in carriera

Napoli, Roma e Palermo sono le città che vedono Donizetti affermarsi definitivamente negli anni 1823-27. Nel capoluogo partenopeo il compositore si stabilisce dal 1827 al 1838, lavorando per i teatri più prestigiosi (al S. Carlo debuttano alcuni titoli significativi) e insegnando al Conservatorio (dal 1834). Occasionalmente Donizetti scrive anche per i teatri di Genova, Milano, Roma, Firenze, Venezia e Parigi. Nascono in quegli anni alcuni dei suoi capolavori. Nell’autunno 1838 un insieme di avversità e disagi psicologici convince Donizetti a lasciare Napoli per Parigi, dove lavora per tutte le maggiori sale teatrali, cimentandosi in generi diversi. Nel 1842-45 presenta le sue opere con successo anche a Vienna, dove viene nominato maestro e compositore di corte (estate 1842). La carriera di Donizetti è ormai tutta europea.

L’uomo: in privato, al lavoro

Come fosse Donizetti uomo ce lo dicono anzitutto le sue lettere e le descrizioni che di lui danno amici e conoscenti. Ma sono eloquenti anche alcuni oggetti appartenutigli e specialmente le immagini dei famigliari che tiene con sé: quella dei genitori, dell’amatissimo fratello Giuseppe e della moglie Virginia Vasselli, sposata a Roma nel giugno 1828 e morta 9 anni più tardi dopo il terzo parto finito infelicemente. Lo stile e il metodo di Donizetti compositore vengono rivelati dagli strumenti che usa per scrivere (e correggere quanto scritto) e soprattutto dalle partiture autografe e dagli abbozzi, che mostrano le fasi, e pentimenti, del processo compositivo.

1845-1848. La malattia e la morte

A Parigi, nell’estate e autunno 1845, si manifestano in Donizetti i sintomi di una grave patologia degenerativa cerebro- spinale. La situazione peggiora al punto che si decide di ricoverarlo in una clinica a Ivry, dove rimane sino al giugno 1847, assistito per lunghi periodi dal nipote Andrea, figlio del fratello Giuseppe. Il suo declino fisico e psichico è irrimediabile. Nell’autunno 1847 rientra in Italia e raggiunge Bergamo, dove trascorre gli ultimi mesi di vita ospite amorevolmente assistito della baronessa Rosa Rota Basoni.

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