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A Cannes l’adrenalina pura di Mad Max, “summa” di tutti i film d’azione

Pioace più al pubblico che alla critica "Mad Max: Fury Road". Paola Suardi al Festival di Cannes ne apprezza linventiva che pare aver centrifugato 007, Indiana Jones, The Road e un concerto heavy metal, ma....

Titolo: Mad Max: Fury Road

Regia: George Miller

Genere: Azione, fantascienza

Durata: 120 minuti

Anno: 2015

Cast: Tom Hardy (Max), Charlize Theron (Furiosa), Nicholas Hoult (Nux), Rosie Huntington- Whiteley (Splendid) Produzione: Australia, U.S.A.

Voto: *** degno di memoria (*da dimenticare – **non verrà ricordato – ***degno di memoria – ****indimenticabile)

Avvince e stordisce il post-apocalittico "Mad Max: Fury Road", ma a molti piace.

Forse perché tiene desti i sensi dal primo all’ultimo secondo, forse proprio perché non impegna altro che i sensi, perché la sceneggiatura è ridotta al minimo (ma con qualche inatteso guizzo fulminante e ironico: "tutto per una bega di famiglia per avere figli sani"), perché la trama di fuga e ribellione a un tiranno non interessa veramente a nessuno.

Oppure perché c’è tanta di quell’azione e inventiva che pare di aver centrifugato 007, Indiana Jones, The Road (guarda caso anche lì c’era la Theron) e un concerto heavy metal per trarne un concentrato purissimo di adrenalina.

Un film on the road, ma solo nel senso che tutto – lotte, azioni corpo a corpo, sparatorie, dialoghi – si svolge perlopiù durante un viaggio di fuga e di ritorno a bordo di improbabili veicoli sospesi tra passato e futuro, tra modellini giocattolo e rottami.

Due gli elementi degni di nota di questa pellicola di George Miller, che sostengono con intelligenza il ritmo vertiginoso dell’azione e il suono assordante dei tamburi e delle chitarre elettriche, elementi che ci fanno essere indulgenti verso lo scontato "unga bunga" dei dominati e il vago desiderio di redenzione dei protagonisti fuggitivi e ribelli: un montaggio impeccabile e la capacità di costruire un mondo attraverso minuziosi e ingegnosi dettagli (donatori di sangue, produttrici di latte, uteri selezionati, tatuaggi, spray argentei, serre, chitarre lanciafiamme) che vengono dritti nostro quotidiano ma sono rimescolati e amplificati ad arte per comporre un mondo primitivo-fantascentifico.

Due caratteristiche tutte cinematografiche che ci fanno ricordare la magia specifica di questo linguaggio che produce mondi e, spesso ma non sempre, anche senso.

In questo caso il senso prodotto da un "Mad" e da una "Furiosa" – i protagonisti Tom Hardy e Charlize Theron che cercano redenzione nella solitudine o nella terra promessa (la Terra Verde) in mezzo a una vera e propria wasteland di valori – è modesto. Non bastano i riferimenti alla preziosità dell’acqua e dei semi, delle colture quali basi sane per crescere una nuova civiltà, a rendere il film pregevole sotto questo aspetto, ma non è quello che si cerca quando si va a vedere Mad Max.

Critica freddina ma applausi dagli affezionati all’eroe solo e solitario, abitato da ricordi e angosce.

Della Furiosa-Theron si intuisce che è complicata, e si rileva che anche rapata, senza un braccio, gonfia di botte e lercia è proprio bella.

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