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La Corte dei Conti lancia l’allarme sulle Province “Riforma in ritardo”

I tagli ci sono, la riforma invece è ancora agli albori dell'applicazione. E così mentre la legge di Stabilità fa mancare risorse per un miliardo di euro, le Province hanno ancora sulle spalle dipendenti, funzioni e relativi costi. Il risultato si tramuta in dissesti e conti in rosso in ogni angolo d'Italia.

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I tagli ci sono, la riforma invece è ancora agli albori dell’applicazione. E così mentre la legge di Stabilità fa mancare risorse per un miliardo di euro, le Province hanno ancora sulle spalle dipendenti, funzioni e relativi costi. Il risultato si tramuta in dissesti e conti in rosso in ogni angolo d’Italia.

E’ la Corte dei Conti a lanciare l’allarme sull’attuazione della riforma Delrio, che compie un anno, ma di fatto non è mai partita. La relazione sul «riordino delle Province» diffusa ieri dall’organismo di controllo non risparmia nessuno: le colpe sono divise tra governo, Province e Regioni. Il taglio da un miliardo di euro, esecutivo con la legge di stabilità 2015, viene definito "non coerente con le previsioni della legge" che, a sua volta, “sta incontrando ritardi e difficoltà nella fase attuativa“ e la conseguenza principale è “un graduale, e pressoché diffuso, deterioramento della finanza provinciale“.

La soluzione prospettata dalla magistratura contabile: appaiono “indispensabili un riallineamento ed un costante coordinamento tra le fasi procedimentali di trasferimento delle funzioni e delle risorse» e «la produzione degli effetti finanziari che ad esse si correlano, al fine di garantire una corretta attuazione della riforma degli enti di area vasta ed il rispetto dei criteri di sana gestione finanziaria, nonché la regolarità amministrativo-contabile delle gestioni dei medesimi enti”. Nel frattempo tutti si rimpallano le responsabilità e all’orizzonte si avvicina il taglio da due miliardi previsto nel 2016.

LA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI

 

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Commenti

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  1. Scritto da Patrizio

    I politici devono fare chiacchiere spot non realizzare riforme che tagliano i politici (cioè loro). Forse era meglio tagliarle da 90 a 50 le provincie come la maggioranza di allora aveva votato al governo Monti. Hanno preferito cambiare tutto per tirarla lunga e combinare niente? Non si vergognano e continuano a percepire mega stipendi.