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Amnesty International: cristiani sempre vittime dei criminali terroristi

Una panoramica dell'orrore e delle violazioni dei diritti umani in 160 Paesi è documentata dal «Rapporto annuale 2014-2015» di Amnesty International. Il volume di 550 pagine, edito da Castelvecchi, mette in evidenza la «vergognosa e inefficace risposta della comunità internazionale agli attacchi dei gruppi armati e alla repressione degli Stati».

Cristiani sempre vittime dei criminali terroristi che militano sotto le nere bandiere del sedicente Califfato. Le Chiese cattoliche in Medio Oriente rischiano l’estinzione. Sono in maggioranza arabe o arabizzate, con tradizioni culturali, teologiche, liturgiche e linguistiche molto differenti: Chiesa Latina; Chiesa Alessandrina (Copta ed Etiopica); Antiochena (Siro-Malankarese, Maronita, Sira); Armena; Caldea o Siro-Orientale (Caldea e Siro-Malabarese); Bizantina o Costantinopolitana (tra cui la Greco-Melchita). In Medio Oriente i cristiani rischiano un vero e proprio genocidio e «la situazione continua a peggiorare vistosamente, senza che ci siano interventi concreti degli organismi internazionali».

Si muore per la propria fede e le proprie convinzioni religiose, denuncia Amnesty International, la più antica organizzazione di difesa dei diritti umani, calpestati e misconosciuti ovunque.

In 35 Paesi gruppi armati – il Califfato (o Isis) in Iraq e Siria, Boko Haram in Nigeria, Al Shabab in Somalia – hanno commesso inenarrabili crimini; in 18 Paesi sono stati perpetrati crimini di guerra; 62 governi hanno messo in carcere prigionieri di coscienza; in 131 Paesi vi sono stati maltrattamenti e torture; in 119 è stata limitata la libertà di espressione; in 93 si sono svolti processi iniqui.

Una panoramica dell’orrore e delle violazioni dei diritti umani in 160 Paesi è documentata dal «Rapporto annuale 2014-2015» di Amnesty International.

Il volume di 550 pagine, edito da Castelvecchi, mette in evidenza la «vergognosa e inefficace risposta della comunità internazionale agli attacchi dei gruppi armati e alla repressione degli Stati», con milioni di persone vittime nella violenza e altre milioni di persone in fuga da guerre e carestia, fame e violenza. Oltre 4 milioni di persone fuggite dalla Siria nei Paesi limitrofi.

Un monito è rivolto all’Italia e all’Europa: si impegnino maggiormente per salvare vite umane nel Mare Mediterraneo (3.400 morti accertati nel 2014), dopo la chiusura dell’operazione «Mare nostrum» e le promesse mancate.

Il 2014 si caratterizza – dice il rapporto – «per il numero di atrocità commesse dai gruppi armati, che utilizzano tattiche barbariche ma allo stesso tempo sanno usare bene i social media», afferma Antonio Marchesi, presidente di Amnesty international Italia, che sollecita le organizzazioni mondiali «ad agire con urgenza di fronte alla mutata natura dei conflitti e a proteggere i civili. C’è il timore che tra due anni la situazione possa peggiorare. Tra i rischi maggiori l’estensione di gruppi come Boko Haram, Isis e Al Shabab oltre i confini nazionali e il peggioramento della situazione dei rifugiati. Temiamo che la necessità di mantenere sicuro il mondo possa essere usata come pretesto per togliere libertà personali, creando un ambiente repressivo nel quale l’estremismo può crescere. Non vorremmo di nuovo soluzioni come i carceri di Guantanamo o di Abu Ghraib. Siamo di fronte a un clamoroso fallimento».

Amnesty descrive anche le violazioni degli Stati: torture e sparizioni forzate in Afghanistan; violenza da parte delle forze di sicurezza in Nigeria; pena di morte e legge sulla blasfemia in Pakistan; torture in Russia e Asia centrale; legislazione antiterrorismo usata per criminalizzare il diritto alla libertà d’espressione in Turchia.

Amnesty chiede ai cinque Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu di «rinunciare al diritto di veto nei casi di genocidio o altre atrocità di massa», alla comunità internazionale di «non rispondere al terrore dei gruppi armati con misure controproducenti» e ai Paesi ricchi di «fornire aiuti a chi fugge perché è inaccettabile fare finta di niente e volgersi dall’altra parte». Amnesty è «fortemente delusa dalle mancate promesse del governo Renzi, che ha deciso di chiudere l’operazione "Mare nostrum", con la conseguenza di nuove, tragiche, morti in mare».

L’Italia poi mostra una «generale indifferenza» in fatto di tutela dei diritti umani, perché non è stata in grado di tutelare i gruppi più vulnerabili, come rom, migranti, detenuti, le donne vittime di violenza. Nonostante il 75% delle persone salvate dall’operazione «Mare nostrum» fossero richiedenti asilo in fuga da guerre e violenze per cercare protezione, «l’Europa si è lavata le mani e ha offerto l’inutile “Operazione Triton”, che ha il mandato di pattugliare le zone costiere e non di salvare vite umane».

In Italia si assiste, inoltre, a un continuo uso di un linguaggio di incitazione all’odio e al razzismo da parte di alcuni politici, come la Lega, i Fratelli d’Italia e il Movimento Cinque Stelle. Così spesso c’è un uso sproporzionato della forza durante le manifestazioni, molti reati che rimangono impuniti, processi prescritti o cancellati, procedimenti insabbiati «perché – dice Amnesty – c’è un muro di omertà che protegge le forze dell’ordine: è come se esistesse un lato oscuro nell’apparato statale».

Pier Giuseppe Accornero

Commenti

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  1. Scritto da angelo f.

    Di certo ai mass-media dominanti non importa dei Cristiani trucidati: al riguardo si limitano a qualche notiziola, per loro ci sono ben più altri “importanti avvenimenti”.