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Jimmy Lafave: al 17° disco tocca l’apice della bellezza Merito di ballate romantiche

"The night tribe" è probabilmente il più bel disco di Jimmy Lafave: undici canzoni da sentire e risentire e due cover, vere chicche da Neil Young e Bob Dylan. Per Brother Giober si candida a miglior album 2015.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA : Jimmy Lafave

TITOLO: The Night Tribe

GIUDIZIO: ****

Accade spesso che il disco d’esordio di un artista risulti, alla fine, il più riuscito della sua discografia o, almeno, che i primi anni i primi anni della carriera siano quelli in cui l’ispirazione produce i frutti migliori.

Jimmy Lafave ha seguito un percorso inverso rispetto a quello di molti suoi colleghi. Nato nel Texas, si traferisce in Oklahoma e lì fonda il suo primo gruppo The Night Tribe, lo stesso nome che dà il titolo a questo disco.

Gli inizi della sua carriera avvengono in sordina: buoni lavori, nel segno del cantautorato più classico, ma senza la presenza di quell’estro, di quel talento in grado di elevare il livello qualitativo in modo tangibile. Poi da un certo punto in avanti una crescita costante: dischi sempre più belli, sempre più affrancati dall’influenza di artisti come Bob Dylan e Woody Guthrie , ben presenti agli esordi sempre meno nei lavori successivi.

The Night Tribe è il miglior disco tra quelli sino ad oggi incisi da Jimmy Lafave e si candida ad essere uno dei più belli di questo 2015.

Il merito principale è certo dell’artista che è riuscito a scrivere una manciata di canzoni bellissime, ad arrangiarle in modo delizioso ma anche di una band coi i fiocchi, tra cui spicca il tastierista Radoslav Lorkovic, bravissimo, che con il suo strumento è riuscito a lasciare una traccia indelebile in ciascuno dei brani presenti sul disco e che spesso, quando dedito all’organo, mi ha ricordato il grande Richard Manuel di The Band.

The Night Tribe è un disco fatto con passione, un atto d’amore nei confronti di quelle persone che Lafave incontra nella notte, dopo la fine di un concerto; portieri di albergo, cameriere, speaker radiofonici, camionisti. E’ quindi un disco di ritratti, di piccole storie, che parla di sentimenti, di amicizia, di amore.

The Night Tribe, nonostante il termine sia un po’ fuori moda, è un disco romantico.

La musica che ci sta intorno è fatta di ballate, suadenti, avvolgenti, pregne di atmosfere magiche anche grazie alla voce di Lafave mai, come in questo disco, a suo agio tra gli strumenti.

Il suono è leggero, ma cristallino, fatto di strumenti tradizionali che suonano in modo ineccepibile.

Le canzoni sono tutte belle, nessuna eccezione. Undici sono frutto della penna di Lafave mentre due sono cover, la cui scelta sta lì a dimostrare tutto l’amore di dell’artista per gli autori, perché non si tratta di scelte banali: Journey Through the Past di Neil Young e Queen Jane Approximately di Bob Dylan sono forse episodi meno conosciuti al grande pubblico ma non per questo meno importanti nella loro carriera.

Si parte con The Beauty of You una lunga ballata, fatta di suoni acustici, di una bella melodia e con il suono dell’organo da brividi e si prosegue con Maybe, dove io noto soprattutto nel modo di cantare qualche similitudine con Tom Petty e con il piano protagonista nel mezzo del brano di un “solo” da tramandare ai posteri.

È quindi la volta di Journey Through the Past, ovvero la cover di mr Neil Young, proposta con grande rispetto e con una devozione che sta lì a dimostrare tutta la riconoscenza del nostro verso l’orso canadese e la sua opera. Il brano scivola via solenne, con slide, organo e piano ad avvicendarsi nell’offrire il più adatto tappeto sonoro all’interpretazione di Lafave. Ancora una volta da rimarcare nel mezzo del brano un gran “solo” di Lorkovic sul quale si adagia volentieri il suono di una “slide” che più appassionato non potrebbe essere.

Dicevo di Queen jane Approximately: non è uno dei brani più noti di mr Zimmerman, ma certamente uno dei più belli e se, per caso non lo conoscete, andate subito ad ascoltarla su Highway 61 Revisited. Beh! farò inorridire qualcuno, ma la versione di Lafave non ha nulla da invidiare all’originale per intensità ed emozione.

Ma è tutto l’album ad emozionare: It’s not on Me è una ballata dove piano, slide e cello (mi pare) costruiscono un tappeto sonoro perfetto per il racconto di una storia semplice e romantica, mentre Talk to an Angel, grazie alla sua melodia struggente, non vi potrà lasciare insensibili e, ancora, Island, essenziale nel suono ma ugualmente suggestiva.

Bella è anche la title track dove affiora qualche suono blues, e il contorno musicale diviene più corposo.

In Never Came Back to Memphis vi è maggiore voglia di divertirsi e solarità che altrove, con le chitarre che riesumano i suoni dei vecchi Byrds, ma è solo un attimo perché Smile è ancora malinconica, quasi struggente e Dust Bowl Okies, più sincopata con invadenti influenze blues.

Chiude The Roads of the Earth. Introdotta dall’organo di Lorkovic, è una “ballatona” piena di pathos, intrisa di romanticismo e sorretta da una melodia azzeccata. Bello il solo di chitarra nel mezzo.

The Night Tribe è il 17° album di Lafave ed è un grande album. Per arrivare sin qui l’artista ha impiegato un po’ di tempo, più di tanti altri, ma il risultato ripaga ampiamente l’attesa. Da sentire e risentire.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: The Beauty of You

Se non ti basta ascolta anche:

Joe Ely – From Lubbock to Laredo

Joe Henry – The Invisible Hour

Bob Dylan – Blood on the Tracks

Commenti

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  1. Scritto da brixxon53

    E ieri sera un grandissimo De Gregori al Palacreberg… la classe non è acqua, grazie Francesco…

    1. Scritto da Redazione Bergamonews

      Tra le aperture del giornale c’è la recensione del concerto di ieri sera… se vuoi leggerla

      1. Scritto da brixxon53

        Si grazie, l’avevo già letta e apprezzata, complimenti a Luca Bassi. Ho voluto scrivere qui semplicemente perché mi sento Brother Gioberiano… Buona musica a tutti.

        1. Scritto da B.G.

          Troppo gentile Brixxon53! grazie , buon w.e.

          1. Scritto da brixxon53

            :-)

  2. Scritto da brixxon53

    Bello! Bello! Bello! E’ una bella guerra con l’amato Joe Henry di Invisible Hour… Buona musica a tutti.