BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Insulti su Facebook: cento euro di multa come risarcimento

Una sentenza che metterà forse il silenziatore a chi utilizza il social network per lanciare e insulti. Ora insistere su Facebook con termini offensivi, ingiurie, cattiverie potrà costare cento euro al giorno.

Più informazioni su

Una sentenza che metterà forse il silenziatore a chi utilizza il social network per lanciare e insulti. Ora insistere su Facebook con termini offensivi, ingiurie, cattiverie potrà costare cento euro al giorno. 

E’ successo che una parrucchiera emiliana è andata fino in fondo con le denunce dopo che il suo compagno aveva pubblicato su Facebook un post offensivo nei suoi confronti. “Ho sofferto tantissimo quando si è andati sul personale, ci ho pianto”, ha dichiarato al Resto del Carlino.

La parrucchiera aveva da poco deciso di ampliare i servizi offerti dalla propria attività, promuovendo e vendendo dei prodotti di bellezza con regolare permesso. Nessuno, neppure la farmacia a fianco, aveva avuto da eccepire. Non il suo compagno, invece, che dopo aver visto la parrucchiera pubblicizzare i prodotti in un post su Facebook, lo ha a sua volta riproposto corredandolo con commenti del genere: “Ecco a voi la nuova estetista… quando si dice concorrenza spietata”; «Vuoi un consiglio… appena puoi sputati in faccia da sola».

La cosa non è sfuggita agli amici di Facebook, tant’è che i commenti del compagno sono stati subito corredati da numerosi “like”. Non deve averla presa bene la parrucchiera, perché, dopo aver letto un altro pesante insulto del compagno, si è recata in caserma dai carabinieri per sporgere denuncia.

Ma la cosa è servita a poco: nonostante il maresciallo della caserma abbia chiamato il suo compagno per intimargli di eliminare i suoi Facebook insulti, i post con i contenuti offensivi sono rimasti al loro posto. A poco è servito anche l’invio di una diffida ufficiale da parte dell’avvocato successivamente assunto dalla parrucchiera: le offese non sono stati eliminate e il compagno si è giustificato dicendo che non erano rivolte a lei. Normalmente le questioni legate a Facebook insulti si perdono nel nulla. Del resto, la polizia postale riceve ogni giorno una tale mole di denunce riconducibili a piccoli o grandi screzi sul web che, spesso, preferisce consigliare di lasciar perdere.

Non così per il caso della parrucchiera, che ha voluto andare fino in fondo. Consultatasi con il suo avvocato, Stefano Manfreda, ha portato la sua questione in tribunale. Una volta ottenuto il ricorso urgente, si è svolta l’udienza (in assenza dell’accusato). E qui sta la vera novità per la questione Facebook insulti: il giudice Chiara Zampi non ha lasciato correre, ma ha imposto l’immediata rimozione dei post offensivi da Facebook e, in caso di non ottemperanza, la multa di cento euro al giorno per ogni giorno di ritardo.

Quasi inutile aggiungere che l’accusato, una volta ricevuta l’ordinanza, si è premurato di eliminare i post incriminati (e di pagare le spese legali). L’ordinanza del tribunale di Reggio Emilia, non c’è dubbio, pone un antecedente importantissimo per tutte le questioni legate agli insulti e alle diffamazioni sul web.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Marco Cimmino

    Davvero lodevole il tempismo del giudice emiliano: peccato che io abbia querelato un gentiluomo che, in un blog (ossia molto peggio che in un social network), mi diffamava professionalmente e, dopo 14 mesi, il sito diffamante sia ancora al suo posto, in bella vista, appena si digita il mio nome su google. Si vede che a Bergamo la vedono un tantino diversamente, rispetto a Reggio Emilia. Oppure se la prendono un filo più comoda. Speriamo nel precedente…