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Palmer, l’ultrà: ecco le rivalità dei bergamaschi Oggi violenza sbagliata

Roberto Filetti, conosciuto come Palmer, ha scelto di raccontare a Bergamonews il suo passato tra il tifo organizzato, le rivalità con le tifoserie avversarie a volte culminate con la violenza e l'amore per l'Atalanta.

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di Luca Bassi

Roberto Filetti la vita da ultrà l’ha riposta nel cassetto dieci anni fa, da quando il 12 settembre del 2005 le BNA, le storiche Brigate Neroazzurre, si sono ufficialmente sciolte. Una scelta orgogliosa, costata a Filetti tanto dolore e un pizzico di amarezza "perché la storia di quel gruppo poteva finire in un altro modo, non così".

Lui, cresciuto in Curva Nord, ha visto nascere il movimento ultrà a Bergamo come nel resto d’Italia e oggi non si sente più rappresentato da un calcio che è diventato, in larghissima parte, solo business e affari: "Un tempo scendevano in campo uomini veri che non pensavano solo al guadagno e alla carriera – ha raccontato -. Come Ezio Bertuzzo, il giocatore che in tanti anni di curva mi ha rappresentato di più: lui, dopo aver firmato il contratto con l’Atalanta, si è comprato una Renault R5, non una Ferrari, restando sempre uno di noi. Quando segnava correva sotto il nostro settore e nei suoi occhi potevamo vedere la gioia che provava nel regalarci quella soddisfazione, sembrava che dicesse ‘ecco, ho segnato per voi’. Quando è morto, nel febbraio del 2014, ho pianto sulla sua bara".

Filetti, conosciuto nell’ambiente con il sopranome di Palmer ("Per via del mio compito di addetto ai tamburi in curva e per la mia grande passione per gli Emerson, Lake & Palmer"), ha scelto di raccontare a Bergamonews il suo passato tra il tifo organizzato, le rivalità con le tifoserie avversarie a volte culminate con la violenza e l’amore per l’Atalanta: "Inizialmente il movimento ultrà è nato solo ed esclusivamente per sostenere la propria squadra. E basta. Sfottò, rivalità e scontri – ha precisato – sono arrivati solo dopo, a causa di qualche torto fatto da alcune tifoserie ad altre".

Quando i primi gruppi ultrà sono nati all’inizio degli anni ’70 lei c’era?

"Certo, io mi sono avvicinato al mondo ultrà proprio in quegli anni. Amavo l’Atalanta e amavo il calore della curva, così ho sposato sin dall’inizio la causa dei Commandos. Poi, quando nel 1976 sono nate, ho deciso di passare nelle Brigate Neroazzurre".

Per quale motivo sono nati quei gruppi?

"Per sostenere la squadra, sia in casa che in trasferta, con cori, fumogeni, striscioni e coreografie".

Gli scontri, in quel periodo, non si sapeva neppure cosa fossero, è così?

"E’ vero, in quei tempi ognuno pensava alla propria squadra e basta. Tu tifi per la tua, io tifo per la mia".

E cosa ha fatto scattare la scintilla?

"Diciamo che non c’è mai stato un fatto che ha dato il via agli scontri, ma tante piccole rivalità che sono pian piano cresciute a causa di sgarbi e torti fatte dalle tifoserie che andavano in trasferta. Soprattutto questo succedeva quando gli ultrà delle grandi squadre andavano nelle piccole città con la convinzione di poter fare quello che gli pareva".

A Bergamo le più gradi rivalità, non a caso, sono con Milan, Inter, Verona, Genoa, Lazio e Roma.

"Ma dovete sapere che un tempo con gli ultrà della Roma c’era una forte, fortissima amicizia. Addirittura in occasione di Atalanta-Roma, alla fine degli anni ’70, diversi dei nostri hanno ospitato nelle proprie abitazioni i tifosi giallorossi".

E poi cosa è successo?

"E’ successo che qualcuno ha pensato bene di rubare nelle nostre case, a Bergamo, e questo non è mai stato perdonato. Ancora oggi quel fatto è ricordato come uno dei più grandi tradimenti ed è stato questo a far nascere una delle nostre più grandi rivalità, quella con la Roma".

E’ storica anche la rivalità con il Torino, non è vero?

"Certo, quella è stata una delle prime a nascere. Era il 1977 e noi eravamo in trasferta a Torino per la partita con la Juventus. Un folto gruppo di ultrà granata quella volta è entrato in curva con noi, per darci man forte, e ha cercato di obbligarci a cantare dei cori contro i rivali bianconeri. Noi ci siamo rifiutati perché con la Juventus non avevamo nulla e a Torino eravamo andati solo per tifare Dea: lì sono nati i primi dissidi, che ben presto sono diventati rivalità".

E coi bresciani?

"Coi bresciani la rivalità si è accesa negli anni ’90, quando Atalanta e Brescia hanno iniziato a sfidarsi con regolarità. Prima non c’è mai stato nulla".

Perché si è passati dagli sfottò e dalle minacce agli scontri veri e propri?

"Diciamo che il passo è stato piuttosto breve. Noi abbiamo iniziato ad affrontare gli avversari per proteggere Bergamo e i bergamaschi dagli attacchi che i rivali facevano una volta arrivati in trasferta nella nostra città. Se avevamo notizie di tifoserie che prima di entrare nello stadio rubavano le sciarpe ai ragazzini, minacciavano passanti o sfasciavano macchine e motorini, al termine della partita cercavamo di regolare i conti".

Con che diritto voi pensavate di dover difendere la città da chi commetteva atti di teppismo? Solitamente questo è un compito che spetta alle forze dell’ordine.

"Non si voleva difendere la città o i cittadini ma far rispettare i colori che essa rappresentava: tu vieni in casa mia e fai il prepotente? D’accordo, allora te la devi vedere con me. E poi, da cosa nasce cosa…".

Lei ha mai partecipato attivamente a degli scontri?

"Sì, anche in prima linea fino al 1981. Poi mi sono sposato e mi sono dato una ‘calmata’, continuando comunque a far parte del mio gruppo che intanto cresceva di numero".

E’ mai stato arrestato?

"Una sola volta, l’8 ottobre del 1978. Al termine di un Atalanta-Torino sono stato preso durante gli scontri e messo dentro con l’accusa di devastazione, saccheggio e blocco stradale: dalle prime due accuse sono stato prosciolto immediatamente perché non ho partecipato a quanto accaduto, mentre sono stato processato ed assolto per l’accusa di blocco stradale. Quelli erano altri tempi e non è una novità che in tante tifoserie, soprattutto quelle delle grandi metropoli, si annidassero estremisti di destra e sinistra. La polizia quella volta cercava proprio loro".

Racconta questo fatto con grande tranquillità.

"Perché non ho niente da nascondere e niente da temere. Con questo, comunque, non voglio dire che vado fiero di quell’arresto".

Ha mai avuto paura di morire durante uno scontro?

"Sì, è successo una volta a Ferrara: ci stavamo scontrando con gli ultrà della Spal e all’improvviso uno di loro ha tolto una pistola. Ancora oggi non so se fosse vera o se fosse finta, ma vi posso assicurare che in quel momento ho davvero avuto paura di morire. Ma è stata l’unica volta: se partecipi a degli scontri con la paura è meglio che stai a casa tua".

E ci è mai finito in ospedale dopo una carica della polizia o una scazzotata con l’ultrà rivale?

"No, mai. Di botte ne ho prese ma mi sono sempre difeso e rimesso in piedi da solo".

Oggi, secondo lei, il mondo ultrà è cambiato?

"Sì, molto. Domenica scorsa ho visto quello che è successo a Torino durante il derby e mi sono arrabbiato moltissimo. Prima l’assalto al pullman della Juve, poi la bomba carta in mezzo a un gruppo di tifosi che col mondo ultrà non avevano niente a che vedere: assurdo, sono cose che non si fanno".

Quindi quei fatti vanno condannati?

"Sì. La passione, l’amore per i propri colori e la rivalità ci devono sempre essere; l’esasperazione no".

Come vede il mondo ultrà oggi?

"In difficoltà, niente è più come venti o trent’anni fa".

Perché, secondo lei?

"Perché c’è troppa repressione, ormai con i Daspo che vengono distribuiti come pani e pesci le curve sono sempre più carenti di chi trascina le stesse al tifo. Non si sentono più i tamburi, ci sono pochissime torce. Senza parlare poi della ‘caccia alle streghe’ che è in atto da qualche anno a questa parte soprattutto a Bergamo. Prima la gente si trovava in curva per organizzare cori, bandiere, striscioni, coreografie. Si univano le forze e i pochi soldi che si avevano per supportare la squadra. Io, ad esempio, negli anni ’70 facevo l’autista e guadagnavo 270mila lire al mese: con quei soldi vivevo e seguivo l’Atalanta ovunque. Oggi il mondo ultrà lo stanno facendo a pezzi perché il calcio deve andare da un’altra parte, deve correre dietro al business, alle televisioni, al dio denaro".

A Bergamo quel mondo ultrà è stato portato a processo per associazione a delinquere.

"Lo trovo assolutamente esagerato. Come ho già detto, infatti, non c’è nessuna associazione a delinquere nel mondo ultrà ma solo una grande passione per l’Atalanta. Il Claudio (Galimberti, ndr) ha la sua testa, a volte commette degli errori perché troppo impulsivo ma è un uomo che sa sempre metterci la faccia quando deve. Purtroppo, quando ti trovi nella sua posizione è facile diventare un capro espiatorio e a volte paghi anche per quello che non hai fatto".

Lei lo difenderebbe pure davanti a un giudice?

"Anche domani, se mi venisse chiesto. Lui è uno dei grandi rappresentanti del mondo ultrà. La balconata è il suo habitat naturale perché lui ha l’Atalanta nel cuore: è quello il suo vero amore, è quella la sua grande passione.".

L’inchino che Galimberti ha fatto nel 2009 agli ultrà del Catania, dopo gli scontri, come ce lo spiega?

"Quello è stato un confronto vero, a mani nude, e il Claudio lo ha voluto sottolineare con quell’inchino. Niente razzi, niente coltelli e niente pistole, come invece succede in altre parti d’Italia con certe tifoserie protette".

Se potesse, tornerebbe a fare l’ultrà negli anni ’70-’80?

"Ci tornerei al volo perché ho grande nostalgia di quegli anni. A mia moglie e a mio figlio l’ho sempre detto: io sono nato in curva e morirò in curva".

Due settimane fa, in occasione di Atalanta-Empoli, è tornato lo storico bandierone che lei conosce bene.

"E’ stata una grandissima emozione vederlo tornare in Curva Nord, a casa sua. Quello è uno dei più grandi bandieroni d’Italia e io l’ho visto nascere nel 1985: Bergamo lo dovrebbe esporre con gioia e orgoglio".

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Commenti

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  1. Scritto da rinaldo bazzani

    Ricordo Palmer era il 1977 e con altri 4 ultras tito eravamo andati per Atalanta-Novara. Se qualcuno si ricorda nella nord sventolava il mio bandierone…quanti ricordi da qui’ e’ iniziata la mia amicizia con Palmer e gli altri tra cui i fratelli Morea il Baffo) e quante estati passate insieme a loro compreso il suo matrimonio. Ciao grande Palmer

  2. Scritto da Wka

    Lunga vita ai veri Ultrà!!!!!!

  3. Scritto da luca grifone

    solo chi va in curva puo capire certe cose.ma purtroppo tante volte si lasciano i commenti a chi non e mai entrato in uno stadio e parla solo perche ha la lingua in bocca
    c

  4. Scritto da topo

    Atalanta per sempre nel cuore

  5. Scritto da Loreto

    e cosa non meno importante, quando son nati i supporters son cominciate le trasferte di massa, prima a roma negli anni 80-90 andavano in 2-300, dagli anni duemila in mille, in 700 a napoli, in 300 a palermo, ora qualcuno mi dica gentilmente, cos’avevano di piu le bna dei supporters? le torce i fumogeni i tamburi e i megafoni? ho una novità per voi, queste cose non si posson più portare!! Onore alle BNA, ma grazie al cielo son nati i supporters!!!

    1. Scritto da poeret

      ma per piacere.. fammi il piacere dai, scusa quanti anni hai?
      Sai che c’era di diverso prima..il pensiero non era UNICO e parlando di businness magari rileggiti pure un po’ l’intervista.
      L’Atalanta è di tutti, pensaci..

      1. Scritto da Loreto

        Il pensiero è unico semplicemente perchè ora c’è UN GRUPPO in curva, e se pensi che ci sia dietro del business, be allora non hai proprio capito nulla della gente che frequenta la curva..

  6. Scritto da Loreto

    Chiunque dica dopo le BNA il nulla non capisce nulla.. gente che scrive a casaccio senza conoscere la storia, le Brigate sono state un mito nel mondo ultras, ma erano arrivate allo sbaraglio nei loro ultimi anni di vita, come i Kaos. I supporters hanno decisamente migliorato la curva, HAN TOLTO LA POLITICA, hanno creato la festa della dea, invidiata da tutta EURPOPA, più responsabilità in trasferta, niente furti stupidi in autogril come succedeva sempre

    1. Scritto da pierpaol

      quello che hanno tolto i supporter sono stati prima i Kaos (appoggiandosi alle Brigate) e poi le Brigate stesse.. e si, hanno tolto la politica portando il pensiero unico. Piu responsabilità? Prima pagava chi veniva preso..ora ci si masconde dietro il nome curva nord. PS la festa della DEA è nata a Pedrengo e c’erano pure le BNA. PPS tra qualche giorno inizia il torneo degli amici scomparsi, vai a fare un giro..più maglia e calcio meno soldi.

      1. Scritto da Loreto

        Stesso discorso che ho fatto a quello di prima, se pensi che ci sia dietro del businessnon hai capito nulla nemmeno tu, e un’altra cosa, le bna non vendevano materiale adesivi sciarpe? E con quessto ovviamente non dico che facevano soldi con la curva, COME NON LO FANNO I SUPPORTERS. La festa della dea è STATA CREATA DAI SUPPORTERS, e molti del direttivi delle bna nemmeno si presentavano, molto probabilmente perchè le bna non han mai fatto una cosa così bella nella loro storia..

  7. Scritto da Orso

    tutto vero quello che ha detto, bellissima intervista, il mondo ultra’ di oggi è alla frutta proprio perché non ci sono più personaggi come lui. Anche io rimpiango quegli anni.

  8. Scritto da Francesco

    Bella intervista e lacrimuccia per la dipartita delle Bn*a.

  9. Scritto da Paolo sarti

    grande palmer sempre numero uno da un tuo amico ed ex collega romanista

  10. Scritto da LF

    Palmer mentalità ultra che ormai non c’è piu

  11. Scritto da Luigi

    Ma davvero questo individuo cerca di far passare per poetico un mondo fatto di violenza basato su 11 persone che corrono dietro un pallone? Ma qui son tutti fuori di testa.

    1. Scritto da chiara

      Mi dipiace Luigi ma il mondo degli ultras è il mondo più bello che esista. un mondo in cui vengono tramandati valori come l’ aggregazione, l’amicizia, ecc.
      Ti invito, da ultras, a provare a vivere certe emozioni, e allora dopo si che potrai giudicare. E stanne certo… la tua idea cambierà.
      Grande Palmer, altra grande dimostrazione di quello che siamo

      1. Scritto da Daniele

        Devi aver provato emozioni prima di insultare quelle degli altri

  12. Scritto da Dax

    Onore a Lui, dopo le BNA il nulla purtroppo…..

  13. Scritto da manci

    Veramente bell’articolo, complimenti alla redazione per aver intervistato una persona come palmer…solo chi ha vissuto certe cose può capire, capire chi ha scritto pagine storiche del tifo di Bergamo

  14. Scritto da Gigi

    palmer grande ultra’
    Testimone di una mentalità che vogliono cancellare

  15. Scritto da gigi

    La fame nel mondo, le guerre, la crisi economica, a questo personaggio e suoi simili non gliene puo’ fregare di meno : “Solo Dea”, va bene ?

  16. Scritto da inutile

    cercare di spiegare il mondo ultra’ a chi non ne ha mai fatto parte e’ un’impresa impossibile… sarebbe come spiegare perche’ un pescatore accanito si alza alle 3 di mattina d’inverno per andare a “stanare” il pesce dei suoi sogni… Quello che dice il “Palmer” potrebbe dirlo qualsiasi altro ultra’ di quegli anni. Forse manca l’appunto che anche il mondo ultra’, non solo quello delle societa’ di calcio, e’ diventato molto piu’ “business” di una volta con grandi soldoni che girano…

  17. Scritto da ALBO

    Commandos, Borgo santa Caterina, Brigate neroazzurre, Carnovali, Bar Michele e gli inizi del tifo atalantino … Ciao Palmer!

  18. Scritto da giggi

    bah, perchè omaggiare personaggi come questi? la risposta sull’inchino è da censura.. è stato un confronto vero, a mani nude.. puro tribalismo da cavernicoli.

  19. Scritto da Lello

    Onore e rispetto.