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Yara, al via il processo Bossetti: l’insospettabile muratore bergamasco

Inizia oggi a Bergamo il processo per l'atroce delitto della tredicenne di Brembate Sopra, barbaramente uccisa e abbandonata in un campo di Chignolo d'Isola cinque anni fa. Unico imputato il 44enne di Mapello, padre di famiglia e grande lavoratore.

 "Le forze dell’ordine, d’intesa con la magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio". E’ stato questo tweet del ministro dell’Interno Angelino Alfano, intorno alle 16 dello scorso 16 giugno, a segnare un punto di svolta nel giallo della tredicenne di Brembate Sopra che per quasi quattro anni ha tenuto con il fiato sospeso Bergamo e provincia.

La paura di un mostro venuto da lontano, enfatizzata dall’arresto un mese dopo la tragedia del marocchino Mohamed Fikri (rivelatosi poi totalmente estraneo alla vicenda e risarcito con 9mila euro), si è tramutata in un altro tipo di terrore: quello verso l’uomo della porta accanto. Massimo Giuseppe Bossetti, insospettabile muratore bergamasco di 44 anni, con moglie e tre figli, fino ad allora aveva avuto una vita – almeno all’apparenza – normale, dedita al lavoro e alla famiglia. Nessuno prima di quel 16 giugno lo avrebbe indicato come possibile omicida della piccola Yara. 

Eppure una lunga e complicata inchiesta condotta dal pubblico ministero di Bergamo Letizia Ruggeri, lo ha portato in carcere e al processo che inizia oggi, con la pesante accusa di aver inferto, la sera del 26 novembre 2010, quattro coltellate alla tredicenne di Brembate Sopra e di averla lasciata morire di stenti in un terreno di Chignolo d’Isola. Lo stesso dove il cadavere della ragazzina è stato ritrovato tre mesi dopo. 

Un complesso lavoro di indagine, iniziato subito quella sera del 26 febbraio. Il 15 giugno 2011 gli investigatori isolano una traccia di dna maschile sugli slip della ragazzina che, a differenza degli altri tre già esaminati, non sarebbe suscettibile di contaminazione casuale. Sarebbe il dna dell’assassino, che viene definito "Ignoto 1". Un profilo genetico che non è tra i 18mila raccolti in quei mesi dagli investigatori in Bergamasca.

Il 18 settembre 2012 nasce così la cosiddetta "pista di Gorno": viene estratto da una marca da bollo su una vecchia patente il Dna di Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno sposato e padre di due figli, morto a 61 anni nel 1999. Il suo Dna è molto simile a quello trovato sul corpo di Yara. Comparato con il nucleo famigliare dell’uomo, però, non porta ad alcun risultato.

Da qui l’ipotesi degli investigatori che esista un suo figlio illegittimo. Il 7 marzo 2013 viene riesumata la salma di Giuseppe Guerinoni, che viene sottoposta a tutti gli accertamenti del caso, come disposto dalla Procura, per stabilire l’autenticità delle tracce di Dna raccolte.

Il 10 aprile 2014 la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo fuga i dubbi sulla corrispondenza del Dna con quello di Guerinoni. "Ignoto 1" è sicuramente un suo figlio illegittimo. Gli inquirenti allora passano al setaccio le 525 donne che negli anni possono essere entrate in contatto con l’autista, fino al test comparativo del Dna che inchioda Ester Arzuffi, madre del presunto assassino.

Le attenzioni si spostano così sui suoi figli, in particolare quello maggiore che fa il carpentiere, visto nei polmoni di Yara fu trovata calce da cantiere. Il 15 giugno 2014 i carabinieri organizzano un finto posto di blocco con alcol-test nelle vicinanze di casa Bossetti, in modo da poter raccogliere il suo dna. Una volta avuta la conferma che corrisponda a quello di Ignoto 1, il giorno seguente scatta l’arresto.

Guarda il video di quel giorno:

Massimo Giuseppe Bossetti finisce in cella, ma fin dall’inizio si proclama innocente ed estraneo ai fatti, senza mai cedere in tutti questi mesi di detenzione.

Venerdì 27 febbraio si chiude l’inchiesta del pm Ruggeri e il muratore di Mapello viene rinviato a giudizio per omicidio pluriaggravato e calunnia nei confronti di un collega, Massimo Maggioni, che aveva ingiustamente accusato. Oggi, lunedì 27 aprile, alle 9 ci sarà l’udienza preliminare davanti al gup Ciro Iacomino che dovrà decidere sul suo rinvio a giudizio. Al tribunale sono state studiate misure di sicurezza per evitare l’assalto di telecamere, fotografi e giornalisti che non potranno accedere all’intero piano del tribunale in cui si avrà luogo l’udienza. L’imputato fatto entrare con il furgone blindato da un garage sotterraneo, e poi fatto salire in ascensore. Presenti anche i genitori della piccola Yara, che vedranno per la prima volta in faccia Bossetti. L’insospettabile muratore bergamasco accusato di aver ucciso la loro ragazzina. 

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