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Arresto imam di Pognano Insorgono i leghisti: “No alla moschea in città”

Dopo il blitz anti-terrorismo che ha interessato da vicino anche Bergamo, insorgono gli esponenti leghisti cittadini che chiedono al sindaco Gori di bloccare il progetto della moschea in città.

 Dopo il blitz anti-terrorismo che ha interessato da vicino anche Bergamo, insorgono gli esponenti leghisti cittadini che chiedono al sindaco Gori di bloccare il progetto della moschea in città.

Muhammad Zulkifal Hafit, da sette anni in Italia, è l’imam pakistano di Pognano accusato di aver formato terroristi nei luoghi di culto della Bassa Bergamasca e Brescia, oltre che di aver raccolto fondi per finanziare terroristi legati ad Al Qaeda. In un caso è stato riscontrato il trasferimento di 55.268 euro mediante un volo per Islamabad in partenza da Roma Fiumicino. Gli uomini della polizia lo hanno prelevato all’alba di venerdì dalla sua abitazione di Pognano dove viveva con la moglie e i sei figli. Per un periodo aveva lavorato come operaio, ma da qualche tempo era disoccupato.
Guarda il video dell’arresto:

 

Un’operazione che ha scatenato le reazioni dei politici della Lega Nord Bergamasca: "Auspichiamo che la Giunta Gori rifletta e blocchi ogni tentativo di costruire una moschea sul territorio cittadino – le parole di Alberto Ribolla, capogruppo della Lega Nord in Comune, e Massimo Bandera, Segretario Cittadino della Lega Nord di Bergamo – . In pochi mesi sono stati arrestati per affiliazione a organizzazioni terroristiche ben tre imam, l’ultimo anche formatore coranico vicino ad Al Qaeda. Nelle moschee si predica la jihad: bisogna aprire gli occhi e smettere di negare l’evidenza. E’ assurdo continuare a dar credito a gente che non rispetta le regole ed è ancor più grave che tra le comunità islamiche vengano ospitati personaggi che predicano l’odio verso l’occidente".

Nel blitz di venerdì sono finite in manette in tutto diciotto persone, accusate di far parte di un’organizzazione fondamentalista legata ad Al Qaeda su tutto il territorio nazionale, in particolare a Bergamo, Cagliari, Foggia, Frosinone, Macerata, Roma e Sassari. Proprio in Sardegna si trovava la base operativa del network.

Tra le persone arrestate ci sarebbero gli autori della strage del mercato di Peshawar, in Pakistan, nell’ottobre del 2009 quando persero la vita oltre cento persone. Ma non è l’unico attentato sanguinario di cui si sarebbero resi protagonisti.

La Digos di Sassari ha intercettato alcune comunicazioni tra due membri della rete terroristica che farebbero pensare a una vicinanza strettissima con Osama Bin Laden. Le stragi in Pakistan avevano un obiettivo ben preciso, quello di spingere il governo a rompere l’alleanza con le forze statunitensi nel contrasto ai talebani.

Tra le accuse della procura, ci sarebbe anche quella di traffico di migranti. Secondo una prima ricostruzione, i presunti terroristi gestivano l’arrivo di clandestini in aereo e con documenti falsi.

Tra le attività riscontrate dagli inquirenti ci sarebbe anche l’organizzazione di un attentato in Vaticano contro Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger. Lo hanno riferito inquirenti e investigatori nel corso della conferenza stampa negli uffici della procura di Cagliari.

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