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Il tesoro della Dea, Pelucchi: “E’ l’omaggio a chi ha fatto la storia dell’Atalanta”

La presentazione del lavoro della penna bergamasca, organizzata da Bergamonews, è stata l'occasione per trattare temi delicati e spinosi - tutti contenuti all'interno del coinvolgente libro - quali sono quelli legati al calcioscommesse, all'era Percassi-bis e alla violenza ultrà: "Che non si dica che sono anti-atalantino, la verità sta dalla parte opposta".

L’Atalanta, la passione nerazzurra e "Il Tesoro della Dea" giovedì sera sono stati i grandi protagonisti della Fiera dei Librai. L’appuntamento, che ha visto la presentazione del primo libro scritto dal giornalista bergamasco della Gazzetta dello Sport Roberto Pelucchi, ha riempito la struttura riservata sul Sentierone, radunando i volti più noti del giornalismo orobico e diversi ex calciatori e dirigenti che hanno fatto la storia dell’Atalanta, come "l’introvabile" Pier Luigi Pizzaballa e il sempreverde Carlo Valenti.

La presentazione del lavoro della penna bergamasca, organizzata da Bergamonews, è stata l’occasione per trattare temi delicati e spinosi – tutti contenuti all’interno del coinvolgente libro – quali sono quelli legati al calcioscommesse, all’era Percassi-bis e alla violenza ultrà. Pelucchi, accompagnato dall’editorialista della Gazzetta dello Sport e di RadioRai Alberto Cerruti, ha raccontato come è nata l’idea che ha poi portato alla nascita di un romanzo a chiare tinte atalantine: "Prima dello scandalo del calcioscommesse non avrei mai pensato di scrivere un libro così" ha spiegato l’autore, con Cerruti che ha prontamente sottolineato che "Il Tesoro della Dea non è un libro che vuole infangare l’Atalanta e la sua storia, anzi: il lavoro di ricerca di Pelucchi è stato davvero splendido. Roberto ha cercato, visitato, intervistato, ricostruito magistralmente la storia ultracentenaria del club nerazzurro arrivando a toccare anche qualche pagina buia che riguarda i giorni nostri".

"Sono stato spesso accusato, negli ultimi anni, di essere un anti-atalantino – ha commentato il giornalista bergamasco, che nel corso della serata ha mostrato anche il primo libro pubblicato sulla Dea, ‘L’Atalanta verso il traguardo dei 50 anni’ scritto nel 1954 da Armando Pardini, che conserva come una reliquia -, ma la verità sta proprio dalla parte opposta: non sarò un tifoso sfegatato ma l’Atalanta è nel mio cuore. E con questo libro, oltre a toccare i punti più importanti e indimenticabili della storia del club, non ho voluto dare solo la mia visione dei fatti sulle questioni spinose che mi hanno fatto finire più di una volta al centro delle polemiche con una parte della tifoseria nerazzurra ma, al contrario, ho voluto dare spazio anche a quelle idee che non condivido. Io non ho mai pensato che il mondo ultrà fosse solo una piaga per il calcio tant’è vero che per anni, quando ero un giovane cronista della Voce di Bergamo, ho scritto tante cose belle su quella parte della tifoseria. Ma poi, col passare del tempo, ho iniziato a trovare inaccettabile che qualcuno si nascondesse dietro alla solidarietà e alla beneficenza per giustificare atti di violenza e di delinquenza. Percassi? Il suo modo di gestire il club a me non è mai piaciuto molto e non ho mai cercato di nascondere questa cosa con i miei articoli".

Nel libro Pelucchi non ha comunque parlato solo di calcioscommesse, Percassi e ultrà. Anzi. Tra le quasi 400 pagine si possono trovare storie intriganti e appassionanti che la maggior parte dei tifosi bergamaschi, anche queli più attenti e incalliti, potrebbero non conoscere: come quella di Géza Kértesz, il tecnico ungherese dell’Atalanta ucciso da martire nel 1945 dai nazisti ("Per farmela raccontare dai familiari sono partito un sabato pomeriggio e sono andato a Savona, dove vivono"), o quella del centravanti poi diventato padre gesuita Paride Di Luca ("Non debuttò mai in prima squadra e scelse la fede: per i Mondiali di calcio del 1990 fu incaricato da Giovanni Paolo II di scrivere la Preghiera del Tifoso"), passando poi dai racconti dell’ex responsabile della comunicazione dell’Atalanta Maurizio Bucarelli e dagli struggenti ricordi di due grandi personaggi che hanno caratterizzato in maniera indelebile gli ultimi vent’anni dei nerazzurri, Federico "Chicco" Pisani e Ivan Ruggeri.

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