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Il 25 Aprile va celebrato, ma le contrapposizioni hanno origini lontane

Marco Cimmino, storico, premettendo che il 25 Aprile non è certo un giorno come gli altri, anzi... cerca di capire e far capire da dove hanno origine le ferite non ancora cicatrizzate che, invece di unire nell'anniversario del momento fondante della Nazione Italia, continuano a dividere anche dopo 70 anni.

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di Marco Cimmino

Antepongo ad ogni altra considerazione di ordine storico, la semplice constatazione dell’assoluta necessità di feste come il 25 aprile: questa data non rappresenta affatto un giorno come tutti gli altri e, anzi, sarebbe un errore madornale fingere che fosse così, perfino da parte di chi non si riconosca negli ideali che vi vengono celebrati.

Ogni Nazione ha, all’interno della propria identità, epistemologica prima ancora che civile, un disperato bisogno di monumentalizzare la propria storia: per dirla in parole povere, tutte le identità nazionali hanno fame di miti fondanti.

Ora, il problema è che, in Italia, il 25 aprile non è mai stato individuato come mito fondante della Nazione, quanto, piuttosto, di una Nazione cui, inevitabilmente, se ne contrapponga un’altra.

Sta tutto qui il busillis.

Qualcuno potrebbe pensare che questo fenomeno, tanto peculiare quanto pernicioso, politicamente e civilmente, affondi le proprie radici nella guerra civile, che insanguinò il nostro Paese e che ha lasciato strascichi profondi e ferite mai davvero cicatrizzate.

Questo giustificherebbe, in un certo senso, il becero bandismo: le contrapposte fazioni manichee.

Viceversa, il fenomeno ha origini più lontane e, se possibile, più di carattere generale: esso è nato alla vigilia della prima guerra mondiale, ed ha mantenuto intatte le sue qualità velenose fino ai nostri giorni.

Fu, infatti, nel periodo prebellico che gli interventisti italiani, i quali si arrogavano il merito di rappresentare il sentimento dell’intera Nazione (il che, evidentemente, non era), cominciarono ad indicare i neutralisti non come semplici avversari politici, ma come antitaliani, tout court.

Insomma, per un nazionalista corradiniano, un socialista pacifista non era solo il sostenitore di un’idea diversa o contrapposta, ma anche un nemico dichiarato dell’Italia.

Sembra un passo da poco e, invece, rappresentò una fuga in avanti senza precedenti.

Da allora, la parte più forte, quella dominante o anche solo, semplicemente, la più chiassosa, ha sempre utilizzato questo argomento contro il proprio avversario: durante il Ventennio, antitaliani erano gli antifascisti, stante l’assoluta identità partito­stato­nazione su cui poggiava l’ideologia fascista.

Dopo l’8 settembre, la Repubblica Sociale si propose come garante dell’”onore d’Italia”, additando come antitaliani i badogliani.

Durante la guerra civile e, molto di più, negli anni immediatamente successivi, questa pratica si ribaltò, e gli antitaliani divennero prima i fascisti e, in seguito, genericamente gli esponenti della destra, tanto neofascista quanto conservatrice o liberale.

Ancora oggi, naturalmente, i segni di questa malsana interpretazione dello spirito nazionale si mostrano, ogniqualvolta cada una celebrazione di quelle che noi storici chiamiamo “divisive” e che, invece, dovrebbero essere coesive, in un’ottica di normalità.

Perciò, dopo settant’anni dalla fine di quel conflitto fratricida, siamo ancora qui a litigare su di una storia che, se non condivisa, dovrebbe, perlomeno, essere ricostruita univocamente ed entrare, finalmente, a far parte della memoria storica dell’intera Nazione.

Invece, non solo il 25 aprile è ancora una celebrazione di vincitori sui vinti ed esprime esattamente il repertorio celebrativo e mitologico di chi ha vinto contro qualcuno e non di chi ha liberato tutti: le bandiere, i simboli, i colori e perfino il tono della commemorazione assumono spesso una sfumatura di rivalsa e di trionfalismo di parte, che, naturalmente, anziché avvicinare gli eredi degli sconfitti all’idea di una festa comune, ne esacerba gli animi, portandoli ad eccessi uguali e contrari, che, francamente, lasciano il tempo che trovano.

Il peggio è che i rappresentanti politici, non di una destra in qualche modo discendente da Salò, ma semplicemente di una non­sinistra, quando decidano di partecipare alle celebrazioni collettive, vengono guardati come degli intrusi, quando non esplicitamente contestati.

In definitiva, quando, un tantino pomposamente, risuonano slogan in cui si dice che gli Italiani festeggiano il 25 aprile, si avalla la solita, vecchia, velenosa tesi secondo cui gli altri, quelli che non marciano sotto la mia insegna, non siano Italiani: siano, anzi, antitaliani.

Un’aberrazione che, come si vede, viene da lontano e che, purtroppo, mi pare vada accentuandosi col tempo, anziché illanguidirsi e, alla fine, svanire.

Le ragioni di questa nociva e pervicace persistenza sono molteplici, complesse, e non riguardano soltanto la politica politicata, ma tutta una diabolica sequenza di vantaggi, di favori, di ghetti autoedificati e, alla fine, di piccoli meschini poteri: non è questa la sede per affrontare l’argomento, anche se non è detto che, un giorno o l’altro, non mi venga l’uzzolo di farlo.

Per adesso mi limito a concludere con l’amara constatazione che gli uomini perseverano nella deprecabile tendenza a non imparare dai propri errori: anzi, neppure li ammettono.

Forse per questo i veri storici sono tutti un po’ pessimisti, mentre quelli finti si abbandonano facilmente al peana. Vedrete…

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Commenti

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  1. Scritto da malenkoff

    Possibile che tutti, ma proprio tutti gli spiranesi applaudano sempre e comunque le sparate malankiniane?

  2. Scritto da col se e col ma

    la storia non si fa. Dopo il 25 luglio 43 pareva che la guerra (e il fascismo) fossero finiti. Se non vi fossero stati la fuga del re e il finto arresto di Mussolini, il riscatto nazionale non avrebbe dovuto essere rinviato ad un altro 25. Decisamente questo numero porta sfiga ai topastri neri.

  3. Scritto da marta

    Che patetico Gori che canta bella ciao… il 25 aprile sarebbe da abolire perchè anzichè unire divide e non fa bene a nessuno…

    1. Scritto da Ennio

      Il 25 aprile ricorda la sconfitta del nazifascismo , ripeto, nazifascismo , quindi divide gli “altri” dai nazifascisti, la cosa disturba ?

  4. Scritto da Cris

    Questa e’ la nostra festa ed e’ giusto festeggiare , quelli che oggi devono stare zitti in effetti sono i politici.patetici con il tricolore al collo e le mani nel portafoglio deglimitaliani

  5. Scritto da Francesco

    Il 25 aprile non e’ la festa di una nazione. Si festeggia la sconfitta del fascismo. Il discorso del professore e’ il tipico discorso dello sconfitto.

    1. Scritto da dark

      Niente male e concordo. Soprattutto attuale, perché un capo del governo (NON ELETTO dai cittadini) sta cercando di stravolgere una costituzione e un sistema elettorale togliendo il diritto all’elettore di votare le singole persone a cui delegare l’eventuale governo del Paese.

      1. Scritto da Molto dark

        Mi ricordi quando il capo dello stato veniva eletto dai cittadini ? Dal 1947 sicuramente mai , lo impone la Costituzione per la quale l’Italia è una repubblica parlamentare. Confessa, alle lezioni di educazione civica guardavi fuori dalla finestra , vero ?

  6. Scritto da Zanzara

    Al signor Eugenio chiedo scusa per il “lapsus scribendi”, al signor Cimmino ho cercato di esprimere un dubbio personale sulle origini della “disaffezione” al 25 aprile. Se non era secessione quella della Repubblica di Salò, non vedo cosa altro avrebbe potuto essere. Comunque rispetto le idee altrui.

  7. Scritto da Patrizio

    Agli Italiani piace molto essere il contrario di tutto.
    La storia non dobbiamo leggerla al contrario o interpretrarla.
    Di persona non posso ringraziarli. Mi accontento di ringraziarli ricordandoli. Hanno sofferto per Noi e molti di loro sono morti. Grazie Partigiani.

  8. Scritto da Onestà intellettuale

    Caro Prof. Cimmino. Inutile sbattersi con chi non vuole capire il senso delle sue parole.
    Alla fine è solo una questione di onestà intellettuale, cosa che a molti “resistenti” dell’ultima ora manca.
    Pensi che oggi abbiamo “combattenti partigiani” che all’epoca avevano 10 anni. Non c’è pudore: siamo alle comiche

    1. Scritto da Intellettuale onesto

      Le ricordo che lo storico Cimmino militò attivamente tra coloro si impegnarono precedentemente nel metterli nelle tombe i partigiani. (Almirante e Pisanò tanto per citarne due). Pensi che oggi si fatti “storici”, grazie ai partigiani, possono liberamente sollazzarci con le loro stupidaggini. Mi sorge un dubbio cioè che forse i resistenti tra molte cose buone abbiano anche sbagliato qualche cosa?

      1. Scritto da somarello

        E basta con ti partigiani. L’Italia dai tedeschi è stata liberata dagli angloamericani. Questo è un dato storico INCONFUTABILE..
        I fascisti, nella guerra civile, tentavano di mettere nelle tombe i partigiani, come i partigiani tentavano di mettere nelle tombe i fascisti. Quindi guerra civile tra italian, e liberazione degli angloamericani. Studia, somarello

      2. Scritto da antifascista

        Pura verità.ciò che stupisce sono i giornali che fanno commentare il 25 aprile a chi idealmente sta (o devo dire stava?) dall’altra parte. E un po come se il sermone di natale lo tenesse un’ateo. Di cattivo gusto direi.

        1. Scritto da Marco Cimmino

          Ringrazio la Direttrice per le belle parole. Apprezzo la logica stringente dei due interventi di cui sopra, secondo cui solo uno storico di sinistra dovrebbe commentare il 25 aprile. Ne deduco che solo un inglese dovrebbe commentare Waterloo, solo un nazista dovrebbe scrivere di Hitler e solo un compagno di provata fede parlare di purghe staliniane. Bel concetto della storia, oltre che di rispetto per uno studioso stimato ovunque tranne che a casa sua. Un partigiano vero vi prenderebbe a calci.

        2. Scritto da Redazione Bergamonews

          E’ la differenza tra democrazia e fascismo: la prima è garanzia di libertà (anche di commento). Il suo pseudonimo invece mi pare poco azzeccato visto che vorrebbe far tacere chi non la pensa o pensava come lei. Rosella del Castello

    2. Scritto da piero fogaroli

      C’è poco da ridere, caro onesto. Nel ’45 avevo 5 anni ma oggi sono iscritto all’ANPI, non perché resistente dell’ultima ora o combattente partigiano, ma semplicemente perché condivido gli ideali di chi, anche a costo della vita, si è battuto allora anche per me e, piaccia o no, anche per lei.

      1. Scritto da Onestá intellettuale

        Io posso condividere pure i suoi ideali, ma pure condivido gli ideali dei cosidetti repubblichini, che altro non erano veri patrioti.
        A voi manca il rispetto del sacrificio dei vinti. Per questo vi biasimo e non vi sopporto.
        Ma domani, per un anno, non ne parleremo piú. Verrà giorno che non ne parleremo piú per sempre.

  9. Scritto da Zanzara

    U/n tempo la “fondazione” della nostra Repubblica si festeggiava il 6 giugno, un tempo. Oggi, sostanzialmente, è rimasto solo il 25 Aprile a ricordarcelo. Anche negli Stati Uniti vi fu la guerra civile, e non senza successive ripercussioni, ma nessuno, oggi, si permetterebbe di non festeggiare il giorno della loro “liberazione”. Noi dobbiamo sempre cercare le cause nel passato (quando ci fa comodo)!

    1. Scritto da eugenio

      Veramente sarebbe il 2 giugno che, a quanto mi risulta, è ancora la festa della Repubblica. Saluti

      1. Scritto da Crispino

        Nell’uovo di pasqua, incarto, nastri, cioccolato, creano festa. Ma è quello che c’è dentro, la sorpresa, che stupisce o delude. La sorpresa nella Festa della Repubblica, qual è? La data, scelta in ricordo della morte di Giuseppe Garibaldi, Padre della Patria, avvenuta il 2 giugno 1882. Egli fu anche Gran maestro della Massoneria. Numerologia del 2 giugno del 64° anniversario: 666. Splendido! Lo stemma nazionale dice il resto di questo continuum risorgimentale.

    2. Scritto da Marco Cimmino

      Gentilissima zanzara, ho paura di non essermi spiegato con sufficiente chiarezza: qui si parla di miti fondanti, non di fondazione. Come dire la Lupa Capitolina (mito fondante) e la fondazione di Roma (553 a.C.): ho reso l’idea? Quanto agli Stati Uniti, là nessuno celebra Appomattox il 9 aprile, perchè non si trattò di una liberazione , ma della conclusione di una secessione. Nella storia è sempre meglio essere precisini, altrimenti si creano equivoci catastrofici.

      1. Scritto da Precisino

        Ecco, siamo precisini allora….
        Mi riscrive la data di fondazione di Roma egregio professore??

        1. Scritto da Marco Cimmino

          Suvvia, mi conceda il beneficio del dubbio: abbiamo appena festeggiato il 2768 a.U.c.

        2. Scritto da Storici

          Cosa vuoi che siano 200 anni in più o in meno per uno che si occupa di storia e non di urologia?

          1. Scritto da Federico

            Ma sì, fai finta di non capire..

  10. Scritto da Lello

    sottoscrivo. come Ghibellino. sul testo di cimmino non condivido la premessa e prendo atto che secondo lui va celebrata questa ricorrenza…

  11. Scritto da Montagna

    Italiani e antitaliani? Ma sig. Cimmino io me ne sbatto di essere o meno italiano. La divisione che conta è un’altra, quella di chi anela alla giustizia sociale,alla eguaglianza e alla libertà e quella di coloro, oggi e nel ’45, a cui la situazione sta bene così, di quelli a cui va bene che ci sia chi comanda e chi deve obbedire, chi conta e chi no, chi ha troppo e chi niente. La resistenza è stata fatta per cambiare questo

    1. Scritto da FIORENZA

      finalmente un commento esaustivo! Grazie

    2. Scritto da Marco Cimmino

      Gentilissimo, se le cose stessero come, con una certa retoricuzza da sussidiario, va dicendo, ne dovrei dedurre che la Resistenza ha del tutto fallito il proprio compito, visto che chi conta, chi comanda e chi ha troppo c’è ancora e, anzi, prospera. Dopo la sua brillante ed acuta analisi storica, capisco benissimo che senta la necessità di un’energica sbattuta: si accomodi, io mi occupo di storia, non di urologia.

  12. Scritto da io penso che

    “il 25 aprile non è mai stato individuato come mito fondante della Nazione” perchè non è la festa di una Nazione, ma di una parte di essa.
    Il 25 aprile fu, è e sarà sempre e solo la festa dei Partigiani, cioè di quelle persone che hanno combattuto, in modo più o meno attivo, contro l’invasore tedesco e contro gli italiani che quell’invasore hanno sostenuto.

  13. Scritto da GuelfioGhibellini

    Io non litigo con nessuno:festeggio il 25 Aprile e basta. Se a qualcuno non sta bene fatti suoi;l’importante é che nessuno mi impedisca di farlo. Altrimenti…

    1. Scritto da GhibelliniGuelfi

      A me del 25 aprile non frega niente: non lo festeggio e basta. Se a qualcuno sta bene festeggiare, fatti suoi.