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In anteprima nelle sale dall’Accademia Carrara Diretta periscope con i protagonisti del restauro

Giovedì 23 aprile è il gran giorno della riapertura dell'accademia Carrara, chiusa da sette anni a causa dei lavori di restauro. E' un appuntamento storico per tutti i bergamaschi e soprattutto per i tanti turisti e appassionati d'arte che potranno tornare ad ammirare i tesori della pinacoteca.

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Giovedì 23 aprile è il gran giorno della riapertura dell’Accademia Carrara, chiusa da sette anni a causa dei lavori di restauro. E’ un appuntamento storico per tutti i bergamaschi e soprattutto per i tanti turisti e appassionati d’arte che potranno tornare ad ammirare i tesori della pinacoteca.

Noi ve ne mostriamo alcuni in anteprima con la prima esclusiva diretta Periscope all’interno dell’Accademia. Con noi Attilio Gobbi, architetto che ha progettato il nuovo allestimento commissionato e regalato alla città dalla Fondazione Credito Bergamasco, e Maria Cristina Rodeschini, responsabile divisione accademia Carrara e Gamec.

CLICCA QUI PER SEGUIRE LA DIRETTA PERISCOPE

E segui con noi la diretta scritta momento per momento. 

Cristina Rodeschini è al settimo cielo: "Abbiamo terminato anche con un certo anticipo, siamo sereni. E’ un po’ un matrimonio tra la Carrara e la città: e adesso è la festa"

Prima erano 450 opere adesso sono 600: Cristina Rodeschini accompagna Davide Agazzi nelle sale dell’Accademia e le racconta, così come sono rinate.

"Ricorda un po’ un’antica quadreria, elegante ma non monotona. Le opere sono disposte su 2 livelli ricordando proprio le quadrerie"

Attilio Gobbi anche è più sereno: "Beh, in certi momenti abbiamo temuto di non farcela. Ora siamo confortati anche dall’opinione positiva di esperti e critici"

L’architetto Gobbi racconta le novità sulle luci: l’ingresso che è come un salotto: "L’idea infatti è quella di dare un’idea di un museo che deriva dalla città, perché così è nata la Carrara. Un salotto accogliente da cui scivolare verso le sale".

Il book-shop, poi la sala audiovisivi, preludio alla visita.

Le luci: "Le abbiamo scelte naturali e chiare. Senza dominanti di colori, con colori non saturi per lasciare una percezione che fosse la più neutra possibile. Abbiamo creato una specie di grammatica con 4 codici per dare una sequenza non monotona".

Si arriva poi al "vortice" della Carrara.

Ogni tanto la diretta salta perché non c’è abbastanza campo

Ecco la sala dei collezionisti che dà subito l’identiità del museo: la Carrara è un museo dei collezionisti

Però il percorso non segue le collezioni ma è cronologico. Spiega Cristina Rodeschini: "Era così anche prima, ma devo dire che l’andamento non è scontato e nemmeno noioso, anzi".

Le didascalie sono particolari, come spiega Attilio Gobbi: "Invece dei classici cartellini abbiamo scelto un carattere più grande che si legga a distanza, non è solo una gentilezza nei confronti dei visitatori ma è anche un modo per permettere di capire da un po’ lontano e riuscire a fare paragoni con altre opere degli stessi artisti".

Ecco una sala: il colore è un giallino beige chiaro chiaro….

Anche la struttura, l’edificio col restauro ha acquisito un po’ più di carattere.

Al secondo piano si capisce meglio lo stile quadreria: nelle prime tre sale ci sono i pezzi importantisimi del museo che si concentra sul Quattro-Cinquecento. C’è Botticelli... con luce che si concentra da una parte sui dipinti, dall’altra si alterna e lascia una certa di libertà di scelta su cui concentrarsi.

Attilio Gobbi: "E’ stata una sfida incredibile. Il risultato c’è. Ne è valsa la pena. Mi rendo conto che sono pasati parecchi anni, ma sono interventi di una complessità tale che è arduo riuscire a fare opere in tempi drasticamente più brevi". 

Il momento più difficile? "La conclusione dei lavori comunali, due anni fa, quando i problemi invece di diminuire continuavano ad aumentare. Lì lo sforzo è stato il maggiore. La parte più difficile in assoluto è stata la trasformazione della scala, che era di sicurezza, sul lato destro dell’edificio perché abbiamo dovuto ricreare una funzione".

Ha tenuto un diario dei lavori? chiediamo all’architeto Gobbi. "Abbiamo fotografato tutto, dalle origini a oggi, documentato ogni aspetto, ogni piccolo particolare anche dal punto di vista umano… Sì un diario c’è".

 

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