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Yara, quei misteriosi 79 numeri trovati nel suo telefonino

Secondo quanto rivela il settimanale Oggi in edicola da mercoledì 22 aprile, la tredicenne di Brembate Sopra aveva nella memoria del suo cellulare solo nove numeri, ma ne aveva altri 79 nella memoria della Sim che conosceva solo lei

Nuove indiscrezioni sul caso Yara Gambirasio. Secondo quanto rivela il settimanale Oggi in edicola da mercoledì 22 aprile, la tredicenne di Brembate Sopra aveva nella memoria del suo cellulare solo nove numeri, ma ne aveva altri 79 nella memoria della Sim che conosceva solo lei ed erano protetti da un codice d’accesso del quale i genitori non sapevano l’esistenza.

L’hanno scoperto gli inquirenti analizzando prima i tabulati e poi la Sim trovata in una tasca del giubbotto di Yara assieme alla batteria del suo telefono. Un mistero sul quale la difesa di Massimo Bossetti è intenzionata a dare battaglia. Molti dei titolari di queste 79 utenze, interrogati, hanno dichiarato di non conoscere Yara.

A uno di loro, un ragazzo di 13 anni, che ha detto di non averci mai parlato, viene chiesto come mai nel solo mese di gennaio 2010 fra la sua utenza e il cellulare di Yara risultano 109 contatti. «Non me lo so spiegare… Non ricordo di aver mai avuto il numero di Yara… A volte mi capita di prestare il mio telefono ad alcuni amici… È un mistero come sia potuto accadere…».

Si tratta di numeri memorizzati da chi aveva in uso quel cellulare prima della ragazza? «Resta il fatto che si potevano approfondire le indagini anche sul traffico telefonico e non è stato fatto», dicono i difensori di Bossetti.

Altri punti oscuri della vicenda, scrive Oggi, sono: i ripetuti passaggi del furgone di Bossetti attorno alla palestra di Brembate («In realtà sono quattro furgoni diversi», sostiene la difesa sulla base dei video); l’inspiegabile contraddizione dell’insegnante di ginnastica di Yara che, interrogata, prima dice di averla vista la sera della scomparsa e poi lo nega; la collocazione del corpo nel campo di Chignolo d’Isola fin dal delitto («Anche il giardiniere che si occupava di quel campo ci si era addentrato a piedi senza scorgere il cadavere, per noi è stato portato lì poco prima del ritrovamento», sostiene la difesa) OGGI rivela anche che la difesa di Bossetti ritiene di aver scoperto nei faldoni dell’inchiesta, grazie al lavoro di una consulente, la genetista torinese Sara Gino, una traccia mai chiarita e di importantissima rilevanza.

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