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Fusione Banche Popolari: riduzione sportelli, esuberi e nulla ai correntisti

La riforma della Banche Popolari da società cooperative a società per azioni (Spa) entra nel vivo con le assemblee degli istituti di credito. Ma pochi affrontano un altro grande tema: la riduzione di sportelli e l'esubero dei dipendenti. E i pochi vantaggi per i correntisti.

La trasformazione delle Banche Popolari da società cooperative a Spa, voluta dal Governo Renzi, interessa dieci istituti di credito che vantano un attivo sopra gli otto miliardi di euro. In queste settimane si stanno svolgendo le assemblee ordinarie in cui si approva il bilancio e si fanno ipotesi di fusioni.

Le Popolari sono costrette ad aggregarsi per rimanere competitive su un mercato che è sempre più globale e che richiede la capacità di fare economie di scala in un periodo nel quale per gli istituti di credito è difficile guadagnare con i tassi bassi.

Sullo sfondo ci sono ipotesi di fusione, alcune date ormai per certe, come la Banca Popolare di Vicenza che dovrebbe fondersi con Veneto Banca per costituire un grande polo bancario del Nord Est.

Poi c’è la corte serrata alla Banca Popolare di Milano, contesa perché ha il cuore nella città della Borsa e per le buone condizioni di salute della banca. C’è chi ipotizza anche un grande accorpamento tra Ubi Banca, Banco Popolare (che ha incorporato il Credito Bergamasco), la Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Banca Popolare di Milano, oltre alla Banca Popolare di Sondrio.

Nascerebbe un colosso bancario accomunato dagli stessi valori mutualistici, ma sarebbe una mannaia per la sovrapposizione di filiali e per i troppi dipendenti.

Basti pensare che Ubi, Banco Popolare , Bper e Bpm – che sono le popolari più grandi – contano unite 5.500 sportelli per lo più concentrati al Nord Italia per gestire un attivo di circa 355 miliardi di euro. Ora è facile capire che queste fusioni porterebbero a tagli delle filiali e consistenti esuberi, se si pensa che Unicredit e Intesa Sanpaolo – che hanno rispettivamente 844 e 646 miliardi di attivo – con un rete di circa 4mila sportelli a testa. C’è da aggiungere anche un dettaglio, nella fusioni tra diverse banche si scontrano anche contratti differenti e sovrapposizioni di ruoli che darebbero vita ad un riassestamento non indifferente. Oltre alla perdita di legame con il territorio.

Se si aggregassero le quattro più grandi popolari, i vertici sarebbero pronti ad abdicare il ruolo di sede di territori come Bergamo, Verona, Milano e Modena? Un “no” chiaro e senza appelli alle fusioni è arrivato sabato scorso dall’assemblea della Banca Popolare di Sondrio. “In questi anni non abbiamo comprato banche, o reti di costosissimi sportelli, nessuna aggregazione. Siamo stati una banca controcorrente” ha rimarcato da Bormio il consigliere delegato Mario Alberto Pedranzini. E la tentazione di andare controcorrente alletta anche le altre banche.

Infine, c’è una domanda che agita i soci: in questa ottimizzazione dei costi in caso di fusioni tra popolari, quanto ricaderà sui correntisti? La risposta è di Elio Lannutti, presidente Adusbef: "In Italia in media paghiamo i conti correnti 200 euro all’anno in più che nel resto dell’Europa. La musica non è cambiata con le grandi aggregazioni degli anni passati. Perché dovrebbe farlo ora?". 

Commenti

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  1. Scritto da W la rivoluzione

    In effetti a che servono gli sportelli? Ci sono i PC: Puoi fare tutto a casa comodamente seduto alla tastiera.
    Hai bisogno di cash? Ci sono i bancomat.
    Le banche devono tenere la contabilità? Ci sono ancora i PC.
    A che servono quindi gli impiegati di banca? Tutti a casa per il maggior guadagno degli azionisti.
    Abbiamo chiuso le aziende, ora chiudiamo gli sportelli delle banche, e, a breve, l’assalto ai forni dei disoccupati.
    E’ la rivoluzione, finalmente, bellezza!

    1. Scritto da idem per le poste

      concordo

      1. Scritto da Filimond

        Voglio vedere al tipo di prima chi dà i soldi all’azienda nella quale lavora?