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Maxi processo ultras, è il giorno della sentenza Chiesti 166 anni di carcere

E' il giorno della verità, l'ultimo atto del primo lungo processo al “sistema ultras” che vede protagonisti nomi noti del tifo atalantino. E' attesa per oggi, lunedì 20 aprile, la sentenza per 143 imputati (di cui 56 tifosi catanesi) accusati di molti episodi di violenza avvenuti dal 2009 a oggi.

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E’ il giorno della verità, l’ultimo atto del primo lungo processo al “sistema ultras” che vede protagonisti nomi noti del tifo atalantino. E’ attesa per oggi, lunedì 20 aprile, la sentenza per 143 imputati (di cui 56 tifosi catanesi) accusati di molti episodi di violenza avvenuti dal 2009 a oggi. Si tratta del primo filone processuale legato al fenomeno ultras a Bergamo: il prossimo 18 giugno è infatti in programma l’udienza preliminare per il secondo atto, quello in cui si contesta un reato pesante come l’associazione a delinquere. Il “capo” dei tifosi nerazzurri, Claudio “Bocia” Galimberti, siede sul banco degli imputati in entrambi i processi. Insieme agli altri ultras aspetta il verdetto del giudice dopo la richiesta del pubblico ministero Carmen Pugliese: complessivamente 166 anni e 4 mesi di carcere.

Le indagini sono partite con intercettazioni telefoniche dopo gli scontri tra ultras atalantini e catanesi il 23 settembre 2009. E’ il primo episodio citato nell’accusa. Si passa poi ai tafferugli con i tifosi interisti del 13 dicembre 2009. Segue la manifestazione non autorizzata davanti alla questura, con tanto di volantino contro il questore, e ancora l’aggressione al giornalista de L’Eco di Bergamo Stefano Serpellini a cui Galimberti ha rifilato una testata fuori dal tribunale. Nei reati contestati non manca anche la rapina impropria, messa a segno durante l’aggressione a un tifoso juventino, preso a cinghiate in centro a Bergamo.

L’episodio più grave è però il folle blitz alla Bèrghem fest, ad Alzano Lombardo, contro l’allora ministro Maroni. Gli ultras si presentarono a sorpresa per protestare contro la tessera del tifoso. Il lancio di fumogeni e bottiglie contro il tendone della festa mise in pericolo centinaia di cittadini. L’immagine più vivida della violenza ultras è la foto delle due auto della Polizia locale distrutte e bruciate. Gli ultras hanno provato a giustificarsi in aula. Ora la parola spetta al giudice.

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