BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Lew Tabackin Quartet Sax tenore e flauto ipnotici Il Teatro Parenti s’inchina fotogallery

Al Teatro Parenti di Milano continua la felice rassegna jazz che ricalca quel “mainstream” indice della tradizione dei grandi protagonisti del passato, proponendola in chiave contemporanea: Lew Tabackin si alterna dal sax tenore al flauto con una straordinaria abilità e regala momenti di autentica ipnosi.

Al Teatro Parenti di Milano continua la felice rassegna jazz che ricalca quel “mainstream” indice della tradizione dei grandi protagonisti del passato, proponendola in chiave contemporanea. Si tratta di grande jazz in grado di innovare continuamente i canoni della musica afro-americana e di appassionare il pubblico con un linguaggio facile da assimilare e con punte di virtuosismo strumentale che rendono incandescenti i concerti. Uno che la storia del grande jazz l’ha vissuta dal vivo è Lew Tabackin, in scena all’aperitivo domenicale del 12 aprile. Un musicista da palati sopraffini, cresciuto nella ricca scena jazzistica californiana e affermatosi poi a New York, dove incide i suoi primi dischi prima con Charlie Haden, poi con Hank Jones, Victor Lewis , Benny Green, Peter Washington e Lewis Nash.

Noto è il suo Trio “pianoless” con Michael Moore e Joey Baron. Da allora Tabackin sceglie formazioni senza pianoforte né chitarra. A Milano, oltre al bassista Giuseppe Bassi e al batterista americano di origini slovene Gasper Bertncelj, in formazione anche Alessandro Presti, giovane e talentuoso trombettista di origini messinesi, di scuola newyorkese.

Lew Tabackin si alterna dal sax tenore al flauto con una straordinaria abilità e regala momenti di autentica ipnosi con quel suo linguaggio melodico, ritmico e armonico che suona leggero, fresco e profumato come il pane appena sfornato, pur regalando spesso audaci innovazioni stilistiche. Dietro l’evidente influenza di John Coltrane e Sonny Rollins, la sua impronta tonale riporta a Berry, Coleman Hawkins e Ben Webster. I suo assoli sono capolavori di invenzione melodica. Le sue linee musicali sono un impasto di passione, tecnica e creatività senza fine.

Uno dei punti forti di qualsiasi prestazione di Tabackin arriva quando suona il flauto. Qui semplicemente suona come nessun altro. La sua voce al flauto è un amalgama di purezza classica e cultura giapponese, forse influenzato dalla moglie Toshiko Akiyoshi, pianista jazz e compositrice. D’altra parte il rapporto con questo strumento ha radici molto profonde, che hanno origine dal diploma in flauto traverso presso il Conservatorio di Musica di Philadelphia. Il sax nella borsa dei suoi strumenti è arrivato molto tempo dopo. Solido e mascella quadrata, barba bianca lunga e ascetica, piegando vita e ginocchia Tabackin al sax tenore mostra un incredibile controllo del respiro che rende tutte le note senza soluzione di continuità.

Ben affiatata e di livello adeguato la formazione. Una nota particolare per il giovane Alessandro Presti, messinese classe 88, vincitore lo scorso anno del Premio Massimo Urbani per la critica e per il pubblico. Dotato di una solida tecnica destinata a crescere, la sua tromba regala sonorità ricche di sfumature. Avvincenti gli estemporanei scambi con il sax di Tabackin, una sorta di “duel” che ha divertito il pubblico.

Una nota finale sul profilo di Tabackin. Mi piace ricordare il suo impegno nella Jazz Foundation of America (membro del Comitato Consultivo dal 2002) nella missione di salvare le case e le vite di anziani musicisti di New Orleans sopravvissuti all’uragano Katrina.

Una seconda nota finale sul palcoscenico del Teatro Parenti, dove erano piazzati un divano, un tavolino, un albero di Natale e consistenti piante verdi. Una scenografia divertente e inusuale, evidentemente prestata al concerto mattutino da una rappresentazione teatrale programmata per la sera. Divertente anche per il fotografo che si è sbizzarrito nel riprendere Lew Tabackin riflesso in un antico specchio ovale alle spalle della batteria di Gasper Bertncelj.

La rassegna al Teatro Parenti riprende domenica 26 aprile, sempre alle ore 11, con Logan Richardson e il suo quartetto. A farla da padrone ancora un sax, ma questa volta sarà un sax alto.

Dario Guerini

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.