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Assemblea Ubi, Moltrasio: dividendo a 8 centesimi Il futuro con altre popolari?

Sabato 25 Aprile Ubi Banca farà il punto della situazione in un'assemblea che valuterà una serie di cambiamenti. I vertici dell'istituto di credito hanno deciso perciò di incontrare i soci a Milano, a Bergamo (mercoledì 15) e a Brescia nel primo rendez-vous dopo quello del 2014 in cui era stato illustrato il progetto di modifica del modello che però preservava le linee di fondo delle popolari. Di questo e di altro parla Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza di Ubi.

Non sarà certo tesa come quella del 2013, ma il prossimo 25 Aprile Ubi Banca farà il punto della situazione in un’assemblea che valuterà una serie di cambiamenti. I vertici dell’istituto di credito hanno deciso perciò di incontrare i soci a Milano (martedì 14), a Bergamo (mercoledì 15) e a Brescia (venerdì 17) nel primo rendez-vous dopo quello del 2014 in cui era stato illustrato il progetto di modifica del modello che però preservava le linee di fondo delle popolari.

Di questo e di altro parla con noi Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza di Ubi.

Guarda l’introduzione video: 

 

Perché il 25 Aprile?

Combinazione sfortunata: l’11 era troppo presto, il 18 era occupata la società di servizio titoli, non volevamo andare a maggio. Restava il 25.

Questa è una delle prime interviste che lei rilascia dopo l’avvio delle inchieste che la vedono protagonista. Cosa ricorda di quei giorni, quelli in cui la Guardia di Finanza è arrivata in Ubi. Quali sentimenti ha provato? Cosa l’ha più ferita?

Ho provato e provo profonda amarezza avendo incardinato la mia vita sull’integrità. Il solo fatto di essere sospettato mi ha fatto molto male, non solo moralmente. Essere sotto inchiesta non si accetta facilmente: tutti quelli che mi conoscono sanno che ho fatto della trasparenza una ragione quasi di culto. Certo, sono tranquillo perché so di non aver fatto niente di illecito.

Sono due le accuse…

La prima è quella di ostacolo alla vigilanza, ma gli accordi di fusione tra il gruppo BPU e il gruppo Banca Lombarda erano tutti alla luce del sole.

L’altra?

L’altra riguarda i voti in assemblea, ma con circa 80 mila soci di una cooperativa come è possibile pensare a forme di manipolazione?

Sembra che gli esponenti della Compagnia delle opere, che appoggiavano la sua lista per l’assemblea del 2013, abbiamo però commesso qualche illecito.

Non sono al corrente di alcun illecito. E comunque non riguarda l’operato della banca.

Questa assemblea sarà quella della rivoluzione dopo il decreto Renzi?

No, questa assemblea non tratterà i temi della trasformazione da Popolare in Società per azioni, per questo ci sono 18 mesi e aspettiamo le norme attuative della Banca d’Italia

Si aspetta che i fondi esteri busseranno per avere un ruolo in Ubi?

Guardi, oltre il 30% è già in mano a investitori istituzionali tra cui vari fondi esteri e finora non sono entrati nella gestione. Certo, molto dipende dall’interesse che avranno dopo la trasformazione, ma non è così automatico.

Il titolo Ubi ora svetta sui 7,5 euro per azione con una crescita molto positiva dall’inizio dell’anno. Merito della annunciata riforma Renzi o anche di Ubi?

Merito della banca, perché già l’anno scorso è iniziata una grande risalita del titolo. Certo, la riforma ha aiutato le banche popolari, ma soprattutto altre banche, per quanto ci riguarda negli ultimi due anni il titolo ha più che raddoppiato il suo valore.

A proposito del titolo, lei ha acquistato alcune azioni proprio qualche giorno prima del decreto che trasformava le popolari in spa e questo le ha portato delle critiche…

Provo a spiegarmi: ci sono l’internal dealing, quando un esponente bancario (o più in generale di una società quotata) acquista azioni e lo annuncia al mondo, e l’insider trading, quando nessuno lo viene a sapere. Ecco, io ho acquistato 8.000 azioni seguendo le norme e le forme di pubblicità previste per una società quotata. Mi ha stupito constatare quanta confusione abbiano ingenerato alcuni media su questo punto.

Torniamo alle performance di Ubi in vista dell’assemblea: distribuirete un dividendo?

Sì, proponiamo all’assemblea 8 centesimi per azione. L’anno scorso era stato 6 centesimi.

E dopo?

Dopo inizierà l’iter di trasformazione in spa.

E dopo la trasformazione in spa ci saranno le aggregazioni: con Montepaschi o col Banco Popolare?

Non c’è nulla sul tavolo.

Ma le maggiori sintonie o convenienze?

Diciamo che il tema della vicinanza culturale non è da trascurare e questo farebbe pendere la bilancia a favore del mondo popolare. Ma c’è altro da valutare. Mettere insieme banche, anche se spa, presenta problemi di governance. Una seconda questione è quella della qualità degli attivi. Un ulteriore tema sono  titoli di Stato nel portafoglio delle banche. Un quarto e fondamentale punto è la patrimonializzazione: il cosiddetto Core Tier 1 è stato un percorso in salita nel senso che i requisiti patrimoniali imposti dalle autorità europee sono stati sempre più stringenti. E’ possibile che l’asticella salga ulteriormente e nessuno può permettersi aggregazioni con banche che indeboliscono. Saranno infine necessarie squadre manageriali all’altezza del compito. Certo è che qualsiasi operazione deve puntare al rafforzamento della banca e portare benefici a tutti, dipendenti e clienti compresi. Anche se…

Anche se?

In questi mesi ho avuto modo di frequentare i presidenti delle popolari Fratta Pasini (Banco), Giarda (Popolare Milano) e Caselli (Emilia Romagna) e mi sono trovato spesso in sintonia con loro: simile la nostra cultura… non vedo un’impossibilità di convergenza.

Le aggregazioni porteranno inevitabili tagli di sportelli e personale?

Può darsi che questo porti ad accelerare un trend che è in corso. La forza lavoro deve essere orientata a fare cose diverse, non più servizio allo sportello ma più rete, più internet. La politica del gruppo è fare in modo che questi cambiamenti siano fatti insieme con le organizzazioni sindacali e nell’interesse dei dipendenti. Ne è un esempio il recente accordo seguito alla riorganizzazione commerciale della rete e alla conseguente esigenza di gestione degli esuberi avvenuta consensualmente attraverso un piano di uscite volontarie (prepensionamenti) e riqualificazione dei colleghi.

Ma è vero che la trasformazione in spa renderà Brescia più importante, quindi Bergamo un po’ secondaria in Ubi?

E’ vero che ci sono famiglie imprenditoriali bresciane che hanno investito nella banca, ma è anche vero che la banca di riferimento del gruppo in termini di performance operative e risultati conseguiti, e cioè la Popolare, opera a Bergamo, perciò è difficile che non venga rispettata la pari dignità prevista dallo statuto.

E a proposito di Bergamo e Brescia, l’accentuarsi del peso della Leonessa può cambiare gli equilibri in Sacbo, per la gestione dell’aeroporto di Orio al Serio?

A mio parere c’è un interesse convergente tra Bergamo e Brescia ed è quello di darsi un assetto aeroportuale competitivo. Se non valorizzassimo l’esperienza di Sacbo e gli spazi di Montichiari opereremmo contro il nostro stesso interesse.

Adesso che la decisione è presa, come giudica il decreto Renzi sulla trasformazione delle Popolari?

Ho un giudizio negativo sul metodo: un intervento così importante ha bisogno di un certo tempo e di una maggiore condivisione.

E nel merito?

Trovo che alcune argomentazioni siano profondamente sbagliate: per esempio la confusione tra localismo e banche popolari o la mancanza di ricambio che c’è pure negli altri istituti di credito… Giusto invece affrontare il tema della difficoltà di gestione delle assemblee di alcune popolari cresciute per aggregazioni successive e governate da minoranze organizzate, oltre a quello dell’eccessiva frammentazione del mercato bancario in Italia che invece richiede una fase di consolidamento.

Per concludere, Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza, ha annunciato che con la trasformazione in spa non è più interessato a rivestire questo ruolo. Lei come la vede?

Capisco bene le ragioni di Zonin, che ha anche una ventina di anni di presidenza sulle spalle. Per quanto mi riguarda sono stato eletto in una banca cooperativa della quale resto al servizio.

Commenti

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  1. Scritto da ex elettore

    La miglior fusione per Ubi sarebbe quella con BPM

    1. Scritto da stefano

      magari sarebbe meglio mollare la ex BL…ma si sa, ormai Ubi e’ politicizzata e BPM, MPS oppure Antonveneta cadranno sulle sue spalle

  2. Scritto da fusioni

    Ok a fusione e incorporazioni, ma attenzione alle banche piene di tarli. Occorrono analisi approfondite, non decisioni guidate dalla “politica”.

    1. Scritto da luciana varischi

      Ho ricevuto la “lettera ai soci” emi siono incavolata leggendo che UBI Banca è florida, sicura e fra l’altro è anche attiva positivamente nell’ aiutare le imprese a superare la crisi. Non è è Ubi Banca che fa questo siamo noi soci che, privati della giusta cedola annuale vi mettiamo in condizioni di manipolare i
      NOSTRI soldi.
      Abbiate almeno la decenza di ammetterlo.

  3. Scritto da Socio

    Una sola cosa dovete fare: restituire la sovranità all’unico organo che è legittimato ad esercitarla. L’ASSEMBLEA DEI SOCI.