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L’indagine: “Rischio cemento depotenziato per costruire l’ospedale di Bergamo”

E' quanto emerge dalle parole del procuratore capo di Cremona Roberto Di Martino sull'inchiesta della questura di Cremona e Brescia che all'alba di lunedì 13 aprile ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti elementi facenti parte di "un’associazione a delinquere". L'azienda ospedaliera: "Il nostro ospedale è sicuro. Lo attestano le centinaia di verifiche compiute in questi anni".

 "Il nuovo ospedale di Bergamo potrebbe essere stato costruito con cemento armato depotenziato". Sono le parole del procuratore capo di Cremona Roberto Di Martino sull’inchiesta della questura di Cremona e Brescia che all’alba di lunedì 13 aprile ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti elementi facenti parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio, all’estorsione, alla truffa e appropriazione indebita nonché all’intestazione fittizia di beni nel settore edilizio e in particolare dei macchinari per il movimento terra, ma anche al commercio di cemento armato depotenziato. 

Tra gli arrestati anche un bergamasco, Christian Patelli, residente a Pianico e nato a Bergamo. I sedici avevano costituito un’organizzazione criminale che gestiva o costituiva, attraverso l’opera di prestanome, numerose società operanti nel settore dell’edilizia. Grazie a tali società l’organizzazione, in pratica, noleggiava mezzi pesanti (autoarticolati, betoniere, camion pompa) e anche materiale di costruzione, oppure li acquisiva in locazione finanziaria (leasing) per poi appropriarsene fraudolentemente e successivamente cederli a ricettatori italiani e stranieri che li trasferivano all’estero: "Abbiamo decine, se non centinaia di mezzi, che sono stati inviati in Albania tramite collisioni con i funzionari del porto di Bari", le parole di Di Martino, procuratore capo di Cremona.

Ma non solo, dalle intercettazioni emerge anche un commercio in nero di cemento armato depontenziato: "C’è anche il sospetto che ci siano degli edifici costruiti con materiali scadenti  grazie all’intervento in nero di questi personaggi e che la loro struttura non sia solida. Si parla anche dell’ospedale di Bergamo, per esempio". 

La polizia di Cremona e di Brescia, nel corso di una complessa e lunga attività d’indagine, fatta di migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali e di numerosi pedinamenti e appostamenti, è riuscita a ricostruire la struttura di quest’organizzazione criminale che si avvaleva anche di metodi violenti nella gestione delle società, ad esempio nella riscossione dei crediti che queste vantavano. Società che venivano dilapidate e poi fatte fallire.

Si è potuto anche accertare che il capo della banda fosse Giovanni Iannone, coadiuvato da suoi familiari e da un gruppo di persone che fungevano da ricettatori. Nel corso dell’indagine è stato possibile ricondurre all’organizzazione, nel complesso, otto società, tutte operanti nel settore del movimento terra attualmente dichiarate fallite.

Le indagini hanno, inoltre, documentato rapporti tra la banda e alcuni personaggi legati alla ‘Ndrangheta del Crotonese tra cui Francesco Lamanna, considerato affiliato alla cosca cutrese riconducibile a Nicolino Grande Aracri, e probabilmente una parte dei mezzi sottratti alle società di leasing era stata dirottata nel Cutrese.

LA POSIZIONE DELL’AZIENDA OSPEDALIERA

A proposito di quanto emerso oggi a margine dell’inchiesta condotta dalla Procura di Cremona, l’Azienda ospedaliera ha diramato una nota.

"Il nostro ospedale è sicuro. Lo attestano le centinaia di verifiche compiute in questi anni, a partire dal severo collaudo statico compiuto dal professor Antonio Migliacci del Politecnico di Milano, vera autorità in materia. Il collaudo in corso d’opera ha eseguito centinaia di provini sui calcestruzzi, come previsto dalla legge, mentre le strutture sono state sottoposte a prove di carico, e a due prove dinamiche per verificare i requisiti antisismici. I problemi riscontarti dall’apertura ad oggi riguardano le finiture e non certo la staticità. Su queste imperfezioni siamo intervenuti da subito e stiamo intervenendo, oltre ad aver avviato azioni legali per individuare le responsabilità, ma le verifiche effettuate da soggetti terzi ci garantiscono la massima sicurezza della struttura".

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