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Flop “Garanzia giovani” In Lombardia solo l’1,2% ha firmato un contratto

Nonostante il nome, di garantito non c'è proprio nulla. Parlano da soli i dati del progetto “Garanzia Giovani” in Lombardia, il programma messo a punto dall'Unione Europea per inserire nel mondo del lavoro i disoccupati under 29 in Italia. Su 43.685 persone che hanno richiesto finora un intervento sulla base della Garanzia Giovani, solo 540 hanno firmato un contratto a tempo indeterminato

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Nonostante il nome, di garantito non c’è proprio nulla. Parlano da soli i dati del progetto “Garanzia Giovani” in Lombardia, il programma messo a punto dall’Unione Europea per inserire nel mondo del lavoro i disoccupati under 29 in Italia. Su 43.685 persone che hanno richiesto finora un intervento sulla base della Garanzia Giovani, solo 540 hanno firmato un contratto a tempo indeterminato (l’1,2% degli iscritti e il 5,1% degli attivati). Rispetto al numero iniziale degli iscritti, 27.747 sono individuati dagli operatori (i centri per l’impiego) e 20.370 convocati.

Il primo colloquio è stato sostenuto da 18.333 giovani, il 41.9% del totale, quelli presi in carico sono stati 17.323 (il 39,6%), ancor meno quelli ‘attivati’ nel mercato del lavoro: 10.575 (24,2%). Il bilancio sembra essere chiaro: il programma serve, ma non fino in fondo perché non esiste un sistema di monitoraggio dell’andamento e dei risultati, non c’è un chiaro sistema di parametri al quale ancorare l’offerta di lavoro "di buona qualità", che viene quindi lasciata alla buona volontà dell’intermediario, e c’è un rischio finanziamenti, visto che la maggior parte dei Paesi non ha messo a punti un programma dettagliato chiarendo a quanto ammontano le risorse necessarie.

 “Sull’occupazione giovanile è assolutamente necessaria una verifica su cosa sta accadendo relativamente al Programma Garanzia Giovani – commenta Gigi Petteni, segretario della Cisl -: c’è evidentemente qualcosa da correggere se, nonostante la significativa mole di fondi europei spesi su questo versante, non si riesce ad aggredire neppure in minima parte questo problema, divenuto drammatico. In particolare – aggiunge – se gli incentivi finanziari e  le norme del Jobs Act relative al contratto a tutele crescenti e al superamento del falso lavoro autonomo potranno favorire le trasformazioni da lavoro precario in lavoro stabile e tutelato, per il giovane in cerca del primo lavoro serve un’ attenzione particolare in termini di formazione, orientamento e indirizzo. Il ministro del Lavoro Poletti – conclude Petteni – convochi le parti sociali per un vero e proprio affondo su Garanzia Giovani, anche in vista del riordino dei servizi per l’impiego previsto nel Jobs Act”.

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Commenti

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  1. Scritto da Paolo

    Il titolo è fuorviante… bisognava scrivere non “In Lombardia solo l’1,2% ha firmato un contratto” ma “In Lombardia solo l’1,2% ha firmato un contratto indeterminato”… Altrimenti sembra che il 98,8% degli iscritti non abbia ricevuto proposte e direi che onestamente non è così.

  2. Scritto da Luigi

    Percentuale di disoccupazione tra i figli dei politici: 0%. Sarà perché sono migliori degli altri giovani e hanno maggior voglia di lavorare…..

  3. Scritto da MAURIZIO

    Nessun contratto può rilanciare l’economia se prima non rinasce la fiducia della classe media nel lavoro, nello stato, nella libera iniziativa, nella vita. Oggi, in Italia, lavora serenamente e guadagna bene solo chi ha accesso al denaro pubblico : i politici, i dirigenti pubblici, gli speculatori e le grandi aziende/cooperative che hanno solidi referenti politici. Il lavoro non c’è più. Lo stato lo ha distrutto. Quindi, i contratti non servono a nulla.