BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Kenya, Siria, Sudan, Yemen La preghiera del Papa per i cristiani perseguitati

«Un crimine inaccettabile. Spero vivamente che la comunità internazionale non rivolga lo sguardo da un’altra parte chiudendosi in un silenzio complice». Ancora una Pasqua di sangue e di morte per troppi cristiani in tante parti del mondo, dal Medio Oriente all’Africa, dal Kenya alla Siria.

«Un crimine inaccettabile. Spero vivamente che la comunità internazionale non rivolga lo sguardo da un’altra parte chiudendosi in un silenzio complice». Ancora una Pasqua di sangue e di morte per troppi cristiani in tante parti del mondo, dal Medio Oriente all’Africa, dal Kenya alla Siria.

Papa Francesco si è caricato le sofferenze e il dolore di tanti fratelli e sorelle nella fede, dei quali si è fatto voce. I nostri peccati, lo strazio dei cristiani perseguitati, il dolore di quanti sono abbandonati e sfigurati dall’indifferenza sono in Cristo crocifisso. In una lunga preghiera Papa Francesco condensa, al termine della Via Crucis al Colosseo, il senso del percorso di Gesù verso il Calvario.

Una preghiera che evidenzia la crudeltà dell’uomo, descrive le iniquità del mondo, sottolinea l’infinita misericordia di Dio: «In Cristo sfigurato e straziato ci sono le crudeltà del nostro cuore, il suo patire lungo la via della passione è anche quello di quanti sono abbandonati e sfigurati dalla nostra negligenza e dalla nostra indifferenza».

Le parole del Papa, pronunciate dal Colle Palatino, calano sulla folla assiepata attorno all’Anfiteatro Flavio: «In Te, Divino Amore, vediamo i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede, sotto i nostri occhi o spesso con il nostro silenzio complice. Portaci a pentirci per i nostri peccati che ti hanno crocifisso. Portaci a trasformare la nostra in conversione di vita e di opere. Ravviva in noi la speranza che non si smarrisca seguendo le seduzioni del mondo».

La Croce è la via verso la risurrezione, il Venerdì Santo è strada verso la Pasqua: «Dio non dimentica nessuno dei suoi figli e non si stanca mai di perdonarci e di abbracciarci». Le riflessioni sono state preparate da mons. Renato Corti, vescovo emerito di Novara. Ricorda quanti quella passione hanno rivissuto o rivivono, uomini e donne «imprigionati, condannati, trucidati» perché credenti o impegnati in favore della giustizia e della pace.

Tra essi Shahbaz Bhatti, 42 anni, ministro per le Minoranze religiose e unico cattolico nel Governo pakistano, scrisse di sé: «Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita». Un desiderio esaudito: il 2 marzo 2011 è stato assassinato dai talebani. Con Cristo risorto «l’amore ha sconfitto l’odio, la vita ha vinto la morte, la luce ha scacciato le tenebre».

In un mondo che «propone di imporsi a tutti costi», i cristiani «non cedono all’orgoglio» ma hanno «il coraggio umile del perdono e della pace».

«A Gesù vittorioso domandiamo di alleviare le sofferenze dei tanti nostri fratelli perseguitati a causa del suo nome, di tutti coloro che patiscono le conseguenze dei conflitti e delle violenze». In Siria e Iraq «cessi il fragore delle armi e si ristabilisca la buona convivenza tra i diversi gruppi; la comunità internazionale non rimanga inerte di fronte all’immensa tragedia».

In Terra Santa «possa crescere tra israeliani e palestinesi la cultura dell’incontro e riprendere il processo di pace così da porre fine ad anni di sofferenze e divisioni».

In Libia «si fermi l’assurdo spargimento di sangue e ogni barbara violenza». Nello Yemen «prevalga una comune volontà di pacificazione». Una luce di speranza si è accesa con «l’intesa raggiunta a Losanna sul nucleare iraniano». Il Pontefice implora il dono della pace per Nigeria, Sud Sudan, Sudan e Repubblica Democratica del Congo: «Una preghiera incessante salga da tutti gli uomini di buona volontà per coloro che hanno perso la vita – uccisi nell’Università di Garissa in Kenia –, per quanti sono stati rapiti, per chi ha dovuto abbandonare la propria casa ed i propri affetti». Nel campus universitario di Garissa i terroristi islamici il 2 aprile hanno assassinato 148 giovani cristiani. Invoca pace e libertà per tanti uomini e donne «soggetti a nuove e vecchie forme di schiavitù da parte di persone e organizzazioni criminali: le vittime dei trafficanti di droga, alleati con i poteri che dovrebbero difendere la pace e l’armonia. Pace chiediamo per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi, che guadagnano con il sangue degli uomini e delle donne. La voce del Signore Gesù giunga agli emarginati, ai carcerati, ai poveri e ai migranti rifiutati, maltrattati e scartati; ai malati e ai sofferenti; ai bambini, specie a quelli che subiscono violenza; agli uomini e alle donne di buona volontà. A tutti Gesù con la sua morte e risurrezione indica la via della vita e della felicità. Solo chi si umilia può andare verso Dio perché l’orgoglioso guarda dall’alto in basso, l’umile guarda dal basso in alto». Al Regina coeli del lunedì dell’Angelo ricorda «i nostri martiri di oggi e sono tanti: sono più numerosi che nei primi secoli. Auspico che la comunità internazionale non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine».

Alla folla radunata in piazza San Pietro sotto le sue finestre per tre volte chiede di ripetere la madre di tutte le notizie: «Cristo è risorto» e aggiunge: «Noi annunciamo la risurrezione di Cristo quando la sua luce rischiara i momenti bui della nostra esistenza e possiamo condividerla con gli altri; quando sappiamo sorridere con chi sorride e piangere con chi piange; quando camminiamo accanto a chi è triste e rischia di perdere la speranza; quando raccontiamo la nostra esperienza di fede a chi è alla ricerca di senso e di felicità». Bergoglio non incita allo «scontro di civiltà», non si adegua al mutismo dell’Occidente, non arrossisce come l’Europa per il rispetto umano. Chiama per nome le cose senza incitare alla «guerra santa» dietro la quale si nascondono il fanatismo dei terroristi islamici e gli interessi dei capitalisti occidentali e dei loro alleati della Penisola Arabica seduti sull’oro nero. Sta qui la «differenza» del Cristianesimo: ritrovare in mezzo alla barbarie la consapevolezza dell’identità cristiana, che vuole dare un contributo fattivo di verità, di amore e di bellezza in un mondo sgangherato e violento. È la miglior risposta a quell’opinionista che proprio il giorno di Pasqua ha scritto un editoriale sul giornale della borghesia lombarda che esordiva con «Cristiana la nostra identità? Ma quando mai!».

Pier Giuseppe Accornero

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.