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Al Donizetti si chiude la stagione di prosa con William Shakespeare

Cala il sipario sulla stagione di prosa del teatro Donizetti di Bergamo. L’ultimo titolo in cartellone è “La dodicesima notte”, commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601.

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Cala il sipario sulla stagione di prosa del teatro Donizetti di Bergamo. E si conclude in grande stile, all’insegna di William Shakespeare, considerato il più importante scrittore in lingua inglese e generalmente ritenuto il più eminente drammaturgo della cultura occidentale.

L’ultimo titolo in cartellone è “La dodicesima notte”, commedia in cinque atti scritta dal drammaturgo e poeta britannico tra il 1599 e il 1601.

Lo spettacolo viene proposto da martedì 14 a sabato 18 aprile alle 20.30 e domenica 19 aprile – ultima data in programma – alle 15.30.

L’esibizione va in scena per la regia di Carlo Cecchi, traduzione di Patrizia Cavalli, musiche di scena a cura di Nicola Piovani, scene di Sergio Tramonti, costumi di Nanà Cecchi e disegno luci di Paolo Manti per Spazio Scenico snc. A salire sul palco saranno Carlo Cecchi, Tommaso Ragno, Antonia Truppo, Eugenia Costantini, Dario Iubatti, Barbara Ronchi, Remo Stella, Loris Fabiani, Federico Brugnone, Andrea Bellesso, Rino Marino e Giuliano Scarpinato.

A comporre il cast artistico ci sono i musicisti Luigi Lombardi d’Aquino (tastiere e direzione musicale) e Ivan Gambini (strumenti a percussione). Una produzione Marche Teatro Stabile Pubblico, in collaborazione con Estate Teatrale Veronese, per la durata di 2 ore e 15 minuti con intervallo.

La presentazione dello spettacolo recita: “Carlo Cecchi torna a Shakespeare per misurarsi con La dodicesima notte. Una commedia corale, fondata sugli scambi di identità e di genere e sugli equivoci. Il testo shakespeariano permetterà ancora una volta a Carlo Cecchi, regista e anche interprete nelle vesti di Malvolio, di orchestrare un gioco attoriale straordinario, lavorando sulla stilizzazione e sull’essenza dei personaggi, attraverso quella maestria che ha fatto di lui il più moderno tra i grandi interpreti del teatro italiano.

L’attore e regista racconta l’esibizione con queste parole (teatrodonizetti.it): “Illiria. Il Duca e la Contessa hanno due tenaci fissazioni: il Duca si è fissato sulla Contessa perché lei non ne vuole sapere; la Contessa si è fissata sul fratello morto, al quale vuole restare fedele per sette anni. Con questi due begli esemplari di nevrosi narcisistica, tutto resterebbe nell’immobilità e addio commedia. Ma il Destino – e Shakespeare – fanno scoppiare una tempesta: una nave fa naufragio, dal quale si salva una ragazzetta di nome Viola. Nel naufragio ha perduto un fratello. La ragazzetta si trova sperduta in Illiria; ma è piena di risorse (vecchiotte, a dir la verità: Plauto, gli Italiani, già Shakespeare in commedie precedenti) e decide di travestirsi da ragazzo e di diventare il paggio del Duca. Il Duca lo prende in grande simpatia (il paggio-ragazza si innamora “tambur battente” di lui) e decide di farlo diventare il suo messaggero d’amore con la Contessa. La Contessa si innamora subito del paggio e le cose si metterebbero male perché il paggio è una femmina e al tempo di Shakespeare i matrimoni gay, o almeno i pacs, non erano previsti. Ma il Destino e Shakespeare hanno risparmiato il fratello del paggio-ragazza, il quale, essendo suo gemello, è tale e quale alla sorella-fratello. Così questo fratello scampato al naufragio e inseguito anche lui da un innamorato, si sistema volentieri con la Contessa, che lo prende per il paggio-ragazza di cui si era invaghita. Si sposano presto presto. Il Duca esplode di gelosia, ma poi chiarito l’equivoco si calma e si prende il paggio-ragazza come futura sposa. Questo è il plot principale. Ma ce n’è un altro, forse più importante. È un plot comico e si svolge alla corte della Contessa: lo zio ubriacone e l’astuta dama di compagnia; un maggiordomo e un cretino di campagna che spasimano ambedue per la Contessa e, non poteva mancare, il full. Malgrado la sua funzione comica, questo plot ha uno svolgimento più amaro: la follia che percorre la commedia, come in un carnevale dove tutti sono trascinati in un ballo volteggiante, trova il suo capo espiatorio nel più folle dei personaggi: il maggiordomo, un attore comico che aspirava a recitare una parte nobile, quella del Conte Consorte. L’amore è il tema della commedia; la musica, che come dice il Duca nei primi versi “è il cibo dell’amore” ha una funzione determinante. Non come commento ma come azione. La scena reinventerà un espace de jeux che permetta, senza nessuna pretesa realistica o illustrativa, il susseguirsi rapido e leggero di questa strana malinconica commedia, perfetta fino al punto di permettersi a volte di rasentare la farsa”.

Per avere ulteriori informazioni: teatrodonizetti.it e per acquistare i biglietti on-line www.vivaticket.it/index.php?nvpg[evento]&id_evento=1458491

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