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Microsoft e Palafrizzoni: un terzo dei dipendenti potrà lavorare da casa

Microsoft Italia affiancherà il Comune di Bergamo nell’organizzazione della prossima ‘Giornata del lavoro agile’, fissata per il 25 settembre. Uno dei principali obiettivi che si intendono perseguire per quella giornata d’inizio autunno, sarà la realizzazione di una o più postazioni di lavoro, ovviamente lontane dagli uffici di Piazza Matteotti, per almeno un terzo dei dipendenti comunali.

Microsoft Italia affiancherà il Comune di Bergamo nell’organizzazione della prossima ‘Giornata del lavoro agile’, fissata per il 25 settembre. L’annuncio è stato dato ieri pomeriggio da Tiziana Olivieri, direttore della Divisione Enterpise della filiale italiana della multinazionale di Redmond, durante le battute finali del convegno “#diversity. Quanto vale la diversità”, ospitato al Kilometro Rosso.

I dettagli operativi della partnership tra Microsoft Italia e Palafrizzoni sono in corso di definizione. Ma, uno dei principali obiettivi che si intendono perseguire per quella giornata d’inizio autunno, sarà la realizzazione di una o più postazioni di lavoro, ovviamente lontane dagli uffici di Piazza Matteotti, per almeno un terzo dei dipendenti comunali.

Il Comune di Bergamo, dunque, sarà una delle primissime Pubbliche amministrazioni (dopo Milano) a sperimentare sul campo, coinvolgendo una buona fetta dei propri collaboratori, un ‘altro’ modo di lavorare. Concentrato, cioè, più sui risultati conseguiti e conseguibili, piuttosto che sul ‘come’ li si raggiunga: stando in ufficio o in un ‘qualsiasi altro altrove’.

Pratica assai diffusa nel mondo, quest’ultima, in particolare nei Paesi anglosassoni oltre che nelle aree geografiche da essi influenzati. E, com’è emerso a più riprese nel corso del convegno di ieri pomeriggio, principali promotrici e sostenitrici di questo cambiamento sono, molto spesso, le multinazionali. Particolarmente sensibili all’argomento non tanto perché mosse da buonismo a buon mercato, ma piuttosto perché, proprio per via dell’enorme quantità di persone da gestire quotidianamente sul pianeta, prima di altri si sono rese conto che, solo con risposte innovative, si sarebbe potuto perseguire meglio il principale fine aziendale: far crescere costantemente il proprio business.

“Dal 1° maggio – ha annunciato Livio Zingarelli, HR di Philips per Italia, Grecia e Israele – vogliamo abolire le timbrature per i nostri circa 700 collaboratori”. Una prima azione concreta, in risposta ai risultati emersi dal Bilancio del capitale umano che la filiale italiana della multinazionale olandese ha realizzato lo scorso grazie anche alla collaborazione di Valentina Dolciotti, anima e organizzatrice del convegno sulla e sulle diversità.

“In un contesto in continua evoluzione – ha spiegato Zingarelli – avevamo la necessità di conoscere e capire meglio i nostri collaboratori. Il nostro scopo era ed è quello di far lavorare ‘meglio’ questa sempre più variegata popolazione Philips, la cui forbice anagrafica spazia dai 20 ai 67 anni”.

I principali bisogni fatti emergere dal Bilancio hanno riguardato le sfere welfare (ne è derivato un accordo sindacale che ha convertito alcuni benefit in un budget annuale di 300 euro), competenze (è stata potenziato il portale di formazione, la Philips University, e sono stati creati mentori interni, crossgenerazionali) e, soprattutto, quella della conciliazione lavoro-vita privata, un problema per circa il 58% degli interpellati. Conferme sugli effetti positivi generati da un diverso approccio nei confronti dei propri dipendenti e delle diversità, di ogni genere e tipo, di cui ognuno è portatore, sono venuti da Tiziana Olivieri.

“In Microsoft – ha esordito la manager – la timbratura non esiste da tempo. Lo smart working (il lavorare, cioè, parte del tempo lontano dalla propria scrivania ndr), per esempio, mette le persone in una posizione di grande autoresponsabilità e questo crea un importante ritorno in termini economici”. Un elemento di diversità, non l’unico. Anche la creazione di un ambiente inclusivo, in cui le persone si trovino a proprio agio, è valore. “Nel mio percorso professionale – ha concluso Olivieri – ho imparato quanto la diversità sia importante: è lei che pilota l’innovazione ed è l’innovazione che guida ricerca e crescita”.

E sia i freddi numeri (ricavi, utili e percentuali di crescita e sviluppo) sia i livelli di soddisfazione dei collaboratori (per il terzo anno consecutivo, Microsoft si è aggiudicata il riconoscimento come ‘miglior azienda in cui lavorare’) testimoniano con chiarezza quanto sia stata finora efficace la strada imboccata. “Su queste questioni, in Italia siamo indietro di almeno 60 anni” è stato l’amaro commento di Fabio Galluccio, Diversity manager di Telecom Italia.

“Nonostante i padri fondatori della Repubblica abbiano ben fissato nella Costituzione quale avrebbe dovuto essere il traguardo, fino ad oggi quell’auspicio è stato disatteso”. Almeno a livello di Sistema Paese. Ciò nonostante in Telecom si stanno facendo passi avanti: “Nell’ultima tornata di nomine dirigenziali, 10 su 21, hanno riguardato donne. E una donna è stata nominata ad in Argentina. E il 17% dei nostri dirigenti è donna”. Ma oltre a quello del genere, altri sono i fronti aperti: “Stiamo lavorando sull’età, la cui media si aggira oggi sui 48 anni. Stiamo introducendo un ceck assessment, stiamo lavorando sulle disabilità, abbiamo istituito un centro di psicologia, un forum per colleghi omosessuali”.

“Indietrissimo – invece, ha riconosciuto Galluccio – siamo sulla questione religiosa”. Dunque, mentre all’estero non si perde occasione per ribadire che “diversità è sinonimo di valore”, e nonostante figure dirigenziali italiane inserite in contesti industriali internazionali ne siano altrettanto convinti, da noi l’argomento ‘diversità’ fa ancora molta fatica a decollare. Anche se le buone volontà non mancano. Come ha testimoniato Filippo Servalli, responsabile del Corporate Marketing di Radici Group.

“La diversità può e deve essere una leva di marketing per lo sviluppo di un business che tenga conto dei valori ambientali, degli obiettivi economici oltre che delle relazioni tra le persone”.

“Trovare un punto di equilibro tra questi elementi, che sia di pari soddisfazione per tutti i portatori d’interesse – ha proseguito Servalli – consentirà al sistema di reggere, al capitale di essere remunerato e alle persone di sentirsi equamente ricompensate”.

Radici group, un’altra multinazionale. La parlamentare Pia Locatelli si è chiesta (retoricamente) se alcuni dei modelli di diversità realizzati in Microsoft Italia, Philips Spa o Telecom Italia possano essere ‘esportati’ e adottati anche da Pmi bergamasche.

“Bisogna!” si è risposta altrettanto retoricamente la deputata, pur non nascondendosi le oggettive difficoltà. Che, come ha evidenziato in conclusione dei lavori l’organizzatrice del convegno, Valentina Dolciotti, possono essere superate con la forza di volontà.

“Vent’anni fa – si è chiesta – chi avrebbe potuto pronosticare il successo della raccolta differenziata nel nostro Paese? Eppure oggi ci sono realtà, tra cui alcune bergamasche, che si contendono il titolo di ‘riciclone’”.

“Allo stesso modo – ha concluso la consulente di Diversity and Inclusion – azioni di diversità potrebbero essere adottate anche da micro realtà, come un negozio gestito da un paio di persone”. Unica condizione: comprendere che diversità è un valore che dà vantaggi.

Fabrizio Calvo 

Commenti

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  1. Scritto da darioflautista

    il Comune non vende fandonie ma servizi al pubblico, quindi il telelavoro lo si potrebbe riservare ad una sparuta minoranza, guarda caso le persone selezionate per il primo esperimento non sono certo volontarie, e quanto hanno raccontato ai giornali rende ulteriormente ridicolo l’esperimento

  2. Scritto da aldobrando

    Perchè invece non utilizzare software open source al posto di quello di microsoft e risparmiare centinaia di migliaia (dico centinaia di migliaia!) di euro per le licenze? Lo fanno già alcuni comuni lungimiranti. Chiedere al dirigente servizi informativi del comune perchè non lo fanno?

    1. Scritto da Klaus

      Sono d’accordissimo! Microsoft è sempre stata sinonimo di monopolio e “chiusura” delle opportunità degli altri al suo business

  3. Scritto da Giorgio

    In Canada il telelavoro è già realtà da decenni. Così in diverse parti del mondo e dell’Europa. Finalmente anche a Bergamo

    1. Scritto da Marina

      Non siamo proprio eticamente paragonabili ai Canadesi… ma tant’è….. A me risulta che (almeno nel privato) il titolare ha bisogno e piacere di controllare ed “esortare” personalmente i suoi dipendenti a fare bene e in fretta più volte al giorno

  4. Scritto da tex

    cosi ci sarò meno traffico in città e loro non dovranno neppure togliersi il pigiama e potranno continuare a poltrire

  5. Scritto da KAPPA

    Chi fornirà l’hardware al dipendente? E come conteggiare le ore di lavoro , questo sistema sarà esteso anche ai dirigenti? Potrò ricevere a casa mia chi va all’anagrafe o all’ufficio tasse ? Non ultimo cosa ne pensano i sindacati ammesso che ne sappian qualcosa? I dipendenti fortunati verranno scelti in base a quale criterio? Aspettiam ….

    1. Scritto da Andrea

      … ovvero quelle ore in cui, anche se lavorassero dal loro ufficio comunale, non sarebbero a sua disposizione perché fuori orario aperto al pubblico e quindi a lei non cambia assolutamente nulla! Per quanto riguarda il conteggio delle ore e via dicendo entreremmo nel tecnicismo, ma lo smartworking è una realtà in molti paesi, se i commenti sono interessanti e non casuali su internet trovate analisi dettagliate. Prima di aprire bocca utile informarsi e studiare i casi! (commento 3/3)

    2. Scritto da Andrea

      In seconda battuta è utile pure sapere che i dipendenti aderenti non vengono “scelti” come sostiene lei, ma si tratta di un’iniziativa su base volontaria quindi chi vuole può lavorare da casa, chi non vuole la mattina potrà tranquillamente andare in ufficio come tutti gli altri giorni. Per quanto riguarda i servizi anagrafe e tasse a cui lei fa riferimento, ovviamente non potranno essere coinvolti, o meglio, saranno si coinvolti ma solamente nelle ore “non di sportello”….

    3. Scritto da Andrea

      Prima di sparare a zero sarebbe utile informarsi sul vero senso delle iniziative e dello smartworking (che a quanto pare è, per lei, una cosa assolutamente sconosciuta). Innanzitutto non è rivolta solo al settore pubblico, ma, al contrario a tutte le aziende, pubbliche e private, che ritengano di volervi aderire poi, essendo promossa dal comune di Bergamo ovvio che anche i dipendenti comunali saranno coinvolti nell’iniziativa!

    4. Scritto da Sergio

      I soliti “fortunati” del pubblico impiego…… Poi dicono che non è più un posto ambito e desiderato, per scoraggiare chi (eventualmente) vorrebbe insidiargli quel posto privilegiato

  6. Scritto da Klaus

    “Unica condizione: comprendere che diversità è un valore che dà vantaggi”. Il potere della retorica sperando che il “gregge” non abbia memoria. Microsoft è esattamente agli antipodi della filosofia di “diversità”: se avesse potuto, avrebbe appiattito e omologato il mondo informatico al suo monopolio. Per fortuna per renderci diversi ci hanno pensato Apple e Linux (a altri sistemi meno diffusi). Mi pare che sentenze e sanzioni dicano già chi è Microsoft… Altro che il salvatore