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“Equilibrato e preparato” L’avvocato Cortesi ricorda il giudice ucciso a Milano

L'avvocato Emanuele Cortesi, socio dello studio Caffi-Maroncelli, ricorda il giudice Fernando Ciampi, 72 anni, presidente della X sezione fallimentare del Tribunale di Milano ucciso nella mattina di giovedì 9 aprile dall'immobiliarista Claudio Giardiello.

“Ho conosciuto il giudice Ciampi per motivi di lavoro su pratiche che abbiamo a Milano. È una conoscenza professionale, limitata a quell’ambito. Un giudice equilibrato, molto preparato”. É il ricordo che l’avvocato e professore Emanuele Cortesi, socio dello studio Caffi-Maroncelli (nella foto in basso), traccia del giudice Fernando Ciampi, 72 anni, presidente della X sezione fallimentare del Tribunale di Milano, la più grande d’Italia, ucciso a Palazzo di Giustizia a colpi di pistola nella mattina di giovedì 9 aprile dall’immobiliarista Claudio Giardiello. Originario di Fontanarosa, un piccolo centro della provincia di Avellino che conta 3,200 abitanti, Fernando Ciampi si era laureato giovanissimo alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli, e poi aveva superato brillantemente il concorso per entrare in magistratura. Da sei anni era alla seconda sezione civile, incaricata dei fallimenti e aveva fama da integerrimo. Nella sua carriera, Ciampi si è occupato soprattutto di diritto societario e fallimentare, scrivendo diversi testi. 

Avvocato Cortesi, quando ha visto per l’ultima volta il giudice Ciampi?

“Qualche mese fa per delle pratiche che abbiamo a Milano”.

Che giudice era?

“Era un uomo molto equilibrato, preparato. Era una conoscenza limitata al campo professionale, anche se devo dire che ho una bellissima immagine di questo giudice”.

Che cosa la colpisce di più di questa vicenda?

“È paradossale, inspiegabile che un giudice sia brutalmente ucciso in un tribunale, nel luogo che deve essere deputato alla giustizia, e che dovrebbe godere della più assoluta protezione. Vado abitualmente in Tribunale a Milano e in questa strage poteva esserci qualcuno di noi. Il settore fallimentare del Tribunale è un settore sotto pressione. Con la crisi degli ultimi anni sono emerse problematiche delicate e importanti per molti imprenditori che cercano di difendere o salvare la propria azienda e ci sono da tutelate i dipendenti”.

È aumentata la pressione per quanti curano e lavorano per i fallimenti?

“Sicuramente c’è un clima non proprio sereno in cui giudici, avvocati, cancellieri sono in prima linea e affrontano le difficoltà dei clienti imprenditori che cercano di ristrutturare e salvare le loro società. Detto questo, però, è ingiustificabile l’atto compiuto da questo immobiliarista”.

Non è garantita la sicurezza nei Tribunali?

“A Bergamo devo dire che sono molto puntuali. A Milano il Palazzo di Giustizia ha ingressi differenziati e c’è una maggior affluenza. Resta inspiegabile come quest’uomo abbia potuto portarsi una pistola all’interno del tribunale, sparare, uscire nei corridoi indisturbato e persino lasciare il Palazzo di Giustizia senza che nessuno lo abbia fermato. Credo che il tragico episodio di Milano chiami tutti ad una maggiore consapevolezza sulla necessità di maggiori controlli e di garantire più sicurezza nei tribunali”.

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