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Orto didattico a Bergamo Quando la scuola insegna il valore della Terra fotogallery

"Nutrire il Pianeta, energia per la vita" è il tema dell'Expo a Milano che si apre il prossimo 1°maggio. Siamo andati in una scuola di Bergamo, l'Istituto comprensivo Gabriele Camozzi di Bergamo, dove attraverso la coltivazione di un orto didattico si insegnano ai ragazzi diverse materie scoprendo diversi valori: primo fra tutti, quello per il rispetto della Terra.

Quanto vale un pomodoro? La domanda non è affatto banale. La risposta si insegna a scuola, nell’ora di orto didattico.

Succede all’istituto comprensivo Gabriele Camozzi di Bergamo, quando ogni mercoledì alle 11 suona la campanella gli alunni della prima media scendono nell’orto della scuola.

"Tre anni fa sono state introdotte le ore di orto didattico – spiega Barbara Mazzoleni, dirigente scolastico della Camozzi –. Prima è stato fatto un censimento delle piante che c’erano in giardino e degli alberi che circondavano la scuola, poi è stata ripristinata una vecchia serra e sono state posizionate nuovo aiuole. Così è nato l’orto didattico".

Gli studenti imparano a lavorare la terra, concimarla e poi seminano o piantano verdure e fiori.

"E’ bene specificare che non si sottraggono ore di insegnamento alla scuola, nell’orto i ragazzi seguono lezioni di italiano, fanno collegamenti con scienze o utilizzano i calcoli statistici per calcolare le rese delle semine – prosegue la dirigente Mazzoleni -. E’ solamente un modo diverso per insegnare e coinvolgere ragazzi che spesso sui banchi di scuola si annoiano o non si trovano particolarmente a loro agio, mentre con questa formula imparano le materie di scuola calandosi in un’attività pratica e utile".

 

A dare il via all’iniziativa tre anni fa è stata la docente Paola Morosini componente della commissione benessere.


"Siamo partiti con poche risorse, ma con tanto desiderio di coinvolgere gli studenti nello scoprire i tempi della natura e i valori della Terra – afferma Morosini -. Abbiamo da subito coinvolto anche due mamme, Valentina e Barbara, e così è iniziato il primo orto didattico".

Oltre a concimare la terra e zappettarla, si eseguono le semine, si innaffia, si cura la temperatura della serra e si segue la cresita degli ortaggi e dei fiori.

 

"Si fa scuola anche e, soprattutto, in un orto – conclude Morosini – e i ragazzi scoprono la fatica, la pazienza, i tempi e di conseguenza il valore di un pomodoro, di una carota, di un ciuffo di insalata".

Nelle aiuole realizzate nel prato che circonda l’edificio scolastico sono state seminate o piantate cipolle, porri, piselli, lattuga, pomodori, carote e rapanelli. Oltre ai fiori.

"La vendita dei fiori a fine anno ai genitori ci permette di investire in nuove semine per l’anno successivo" raccontano le due mamme Barbara e Silvia: "Dopo queste lezioni a scuola, abbiamo notato che i ragazzi maturano una passione per la coltivazione di ortaggi che prosegue a casa, magari con dei vasi sul terrazzo o negli orti dei nonni".

 

Il lavoro svolto nell’orto della scuola viene poi ripreso in classe. Giulia Pecis Cavagna, professoressa di Italiano spiega: "In classe facciamo testi, poesie, resoconti orali e scritti di questa esperienza che è altamente formativa. I ragazzi riscoprono per prima cosa che cosa mangiamo, e poi prendono coscienza che la Terra va rispettata, alimentata e curata. I ragazzi sono entusiasti e per noi docenti questa esperienza è energizzante. Un pomodoro ha un valore, non solo economico, che i ragazzi devono scoprire perché loro stessi hanno delle responsabilità nei confronti della Terra e perché saranno gli uomini di domani". 

Commenti

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  1. Scritto da agricolo

    Plaudo alla buona volontà della dirigente scolastica e degli insegnanti. Inizia da qui la formazione dei giardinieri: ortaggi, fiori, piante aromatiche, da frutto, decorative, seguendo l’esempio dei grandi, in particolare di Libereso Guglielmi, il giardiniere di Italo Calvino, classe 1925. E’ importante che l’orto scolastico venga sviluppato nel tempo, e che gli alunni lascino ai successori la terra un po’ migliore di quella che hanno trovato.

    1. Scritto da Paolo

      …saremmo nel 2015, però…… D’accordo che i bisogni primari dell’essere umano sono sempre gli stessi, cibarsi e riprodursi, ma forse è ora di essere pragmatici anziché nostalgici e idealisti

      1. Scritto da agricolo

        Aggiungo: guarda che gli insegnanti e i ragazzi non stanno giocando con paletta e secchiello, e non sono lì perché non hanno voglia di stare in classe. Non sai quante piccoli appezzamenti di terra qui a Bergamo sono incoltivati perché la gente non ha voglia di impegnarsi?

        1. Scritto da Paolo

          È un discorso troppo complesso da fare qui….. (e lo sai benissimo). Col clima di Bergamo non riuscirai mai a sostentarti coi prodotti del tuo orto, e comunque, non potremmo poi fare tutti gli agricoltori… Sono simpatiche iniziative dagli alti ideali, possibili solo grazie a qualche istituzione pubblica. Con le proprie gambe, di suo profitto, non potrebbe camminare. Comunque non è mai sbagliato imparare a fare l’orto

          1. Scritto da agricolo

            Per esperienza, è meglio lasciar perdere le istituzioni pubbliche (ed certi loro componenti, spesso affetti da ossessioni mediatiche). Alla terra ci si deve accostare con umiltà, senza pretese di risultati immediati. Se la si rispetta, pacha mama sa essere generosa con i suoi amici, e anche con Paolo.

      2. Scritto da agricolo

        Scusa, non capisco: se ti spiegassi meglio, forse….