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Medaglia di Luigi Oldani così Dalmine celebra i 70 anni della Liberazione

Con una medaglia, coniata per l'occasione, con raffigurate due colombe e la scritta "25 Aprile 1945-2015" dell'artista dalminese Luigi Oldani, la Città di Dalmine si appresta a presentare le iniziative per il 25 Aprile in occasione dei 70 anni della Liberazione. Mercoledì 8 aprile alle 20.45 nella sala consiliare la presentazione del calendario.

Con una medaglia, coniata per l’occasione, con raffigurate due colombe e la scritta "25 Aprile 1945-2015" dell’artista dalminese Luigi Oldani, la Città di Dalmine si appresta a presentare le iniziative per il 25 Aprile in occasione dei 70 anni della Liberazione. Mercoledì 8 aprile alle 20.45 nella sala consiliare la presentazione del calendario, con la presenza di Gianpietro Basetti del Circolo Numismatico Bergamasco.

Dalmine fu l’unico parte della Bergamasca che subì un feroce bombardamento nella seconda Guerra Mondiale. Era il 6 luglio del 1944 quando con l’Operazione 614 degli Alleati, che aveva per obiettivo il bombardamento di otto località diverse dell’Italia settentrionale, ancora occupata dai tedeschi, fra cui le acciaierie di Dalmine-Bergamo, conosciute anche come Officine Mannesmann, furono uccisi 278 persone e si contarono oltre 800 feriti. In fabbrica quel giorno c’erano, tra impiegati e operai, circa 4.000 persone.

E’ stata ribattezzata "Come un battito d’ali. Nel frastuono silente, nel silenzio frusciante” la medaglia che l’artista dalminese Luigi Oldani ha coniato per il Comune di Dalmine in occasione del 70esimo anniversario della Liberazione. 

"Il 70esimo anniversario della Liberazione del nostro Paese dal giogo nazifascista – ha commentato il sindaco Lorella Alessio – ci impone una riflessione sull’attualità degli ideali di quanti, dopo l’8 settembre 1943, hanno scelto di abbracciare la causa della Resistenza e della lotta partigiana. I valori che muovevano questi uomini e queste donne rappresentano infatti il cardine della nostra Costituzione, e come tali vanno quotidianamente difesi: penso soprattutto alla pace e alla democrazia, alla solidarietà verso chi è nel bisogno, alla politica intesa come servizio alla collettività. Questa medaglia vuole essere un tributo a tutti i dalminesi che hanno condiviso i valori dell’antifascismo, che non hanno chinato il capo ma hanno lottato fino a dare la propria vita: è grazie a loro se oggi possiamo vivere in un Paese libero e democratico”.

 

Commenti

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  1. Scritto da Luis

    Tipico del qualunquismo di sinistra illudersi che bastino cerimonie retoriche, medaglie e discorsi a tramandare valori e significati ormai persi, si deve guardare in faccia la realtà, l’Italia della resistenza non esiste più e forse è durata giusto il tempo di venire fagocitata dalla solita italietta di furbetti voltagabbana, passati dalle folle oceaniche del duce alle comode bandiere democristiane, per poi confluire tutti nel gregge sempre più numeroso del “tengo famiglia”.

    1. Scritto da Daniele

      Quindi facciamo finta che non sia successo niente?

  2. Scritto da renato

    Valori da trasmettere alle nuove generazioni perché capiscano il vero significato di libertà e solidarietà per migliorare questa società in preda dell’egoismo

    1. Scritto da Che palle

      Ma che palle. Perché non celebriamo pure le oche del Campidoglio?
      E piantiamola una volta per tutte con questa retorica dei vincitori dui vinti.

      1. Scritto da paolo

        tu devi essere uno che ha capito tutto della vita. bravo.

      2. Scritto da Daniele

        Sempre pronti a commuoversi di fronte ai francesi che cantano la marsaillaise, a rispettare i russi nella parata del 9 maggio e ad ammirare gli americani nel loro indipendence day.
        Mentre a 70 anni di distanza dalla liberazione, nel paese con il secondo movimento di resistenza d’Europa (resistenza fatta solo in parte di comunisti, ricordiamolo) c’è chi chiede di dimenticare tutto ragionando secondo il filo di una “retorica di vincitori sui vinti”.

      3. Scritto da 2 palle

        qui non c’è nessuna retorica dei vincitori e dei vinti. La cosa è chiara… Qui dopo 70 anni c’è da celebrare la Libertà, bene di tutti, da custodire.

        1. Scritto da Lello

          libertà de che? dopo 70 anni la forbice sociale invece di chiudersi si è allargata: giustizia e lavoro negati, le differenze economiche e sociali sempre più evidenti, diritti banditi, lavoro (per quelli che ce l’hanno) ridotto a servilismo (jobs act), servizi al cittadino sempre di meno, sanità e scuole al delirio… buon compleanno.

          1. Scritto da Daniele

            Lavoro ridotto a servilismo? Jobs Act? Vogliamo parlare di quelli che rifiutata la coscrizione per la repubblica sociale vennero mandati ai lavori forzati nelle acciaierie in Germania? Vogliamo parlare dell’occupazione del nostro paese dal Brennero a Roma? Delle fucilazioni, deportazioni, stupri, torture, lanciafiamme granate e bombardamenti, sulla pelle degli innocenti. E’ proprio vero che la memoria è un bene importante, quant’è vero che la stiamo perdendo.

          2. Scritto da 2 palle

            Libertà di vivere…. ti pare poco?

          3. Scritto da Vivere

            I miei hanno vissuto bene anche durante il bieco ventennio. E con loro pure altri milioni di italiani. Quindi piantiamola di dire che era tutto negativo. Certo la guerra é stata negativa. Ma pure oggi ci sono guerre, anche senza fascismo. E allora’

          4. Scritto da graz

            i miei famigliari non hanno vissuto per niente bene il periodo :mio padre 8 anni di guerra con due anni di prigionia in Germania a lavorare nella miniera di carbone, mio suocero anche lui prigioniero per un anno e quando tornò a casa dopo la guerra si ritrovò orfano perchè suo padre fu vittima del bombardamento della Dalmine.