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Giovanni De Lazzari Territori esplorati attraverso la linea fotogallery

Il giovane artista Giovanni De Lazzari racconta a The Blank la sua arte, dalla passione per il disegno, alla scelta di riprodurre in scala 1:1. E dei disegni dei pendolari, ritratti mentre dormono nei suoi viaggi in treno.

Il giovane artista Giovanni De Lazzari racconta a The Blank la sua arte, dalla passione per il disegno, alla scelta di riprodurre in scala 1:1. E dei disegni dei pendolari, ritratti mentre dormono nei suoi viaggi in treno. 

 

The Blank: Disegni convertiti in pittura, disegni cui viene data valenza plastica. Rimane l’idea che si possa affermare con una certa sicurezza che sia proprio il disegno il suo linguaggio elettivo.

Giovanni De Lazzari: Sì, il disegno è il mezzo che preferisco per esprimere il mio immaginario.

TB: Si dedica moltissimo a soggetti naturali: serpenti, rose, insetti. Da cosa deriva questa fascinazione?

GDL: Intendo la natura come ambito simbolico. Nel caso dei serpenti, ad esempio, mi ha colpito il fatto che la riproduzione e la lotta generino forme e annodamenti che in entrambi i casi sono molto simili dal punto di vista estetico; amore e morte producono forme analoghe. Le rose, che taglio a metà, rivelano interiorità che richiamano fortemente quelle di certi organi umani o di viscere stratificate. Sono come territori complessi esplorati attraverso la linea operando una sintesi indispensabile. Quando osservi un soggetto della natura hai la consapevolezza che nessun mezzo potrà mai permetterti di comprenderne del tutto la complessità.

TB: La maggior parte dei soggetti sono resi in scala 1:1. Da cosa dipende questa scelta?

GDL: La dimensione del soggetto è parte integrante della sua identità. Se qualcosa mi stupisce quando la osservo per la prima volta è inutile privarla di una caratteristica fondamentale grazie alla quale è stato possibile considerarla significativa.

TB: Lavora moltissimo con le immagini selezionate da quotidiani e riviste. Su alcune di queste opera un’ulteriore asportazione, prelevandone solo un dettaglio.

GDL: Mi interessano i dettagli perché sono come immagini nell’immagine. Quando li estrapoli dal contesto di cui facevano parte generano senso indipendentemente dalla loro origine. Da semplici dettagli di un insieme diventano nuove immagini.

TB: Ha prodotto dei tavoli-scultura, in cui in uno degli angoli è presente un piccolo assembramento di immagini. Il margine, la micro-porzione, il dettaglio sembrano essere aspetti importanti nella sua ricerca.

GDL: Collocare associazioni di immagini negli angoli della superficie è indispensabile per generare una disarmonia radicale dello spazio. In tal modo il vuoto è come fosse un corpo scalfito lì dove è più fragile. Gli angoli e gli spigoli sono i confini estremi di una porzione di realtà che comunica, proprio attraverso i suoi margini, con tutto ciò che sta oltre sé stessa. Le immagini di cui parli contaminano il bianco del piano su cui sono visibili come se provenissero dall’esterno, entrando in contatto con un lembo e prefigurando l’estensione a tutto l’insieme.

TB: Quale criterio, ammesso che ne esista uno, adopera nell’associare le immagini?

GDL: Il criterio consiste in associazioni volte ad esprimere una suggestione, presente all’origine come una sorta di tema. Mi interessano più le associazioni fra le immagini che le immagini stesse, soprattutto quando mi offrono un’ampiezza interpretativa non limitata solo alla suggestione originaria che mi ha motivato.

TB: Tra i suoi lavori figurano moltissimi taccuini, da cui trapela il valore che dai al connubio parola-immagine.

GDL: Tra scrittura e immagini c’è un’affinità tematica, però il loro rapporto si fonda sulla differenza che le rende inconciliabili. Nei taccuini è visibile una libera compresenza di entrambe ma mai un loro legame diretto. Il rapporto tra immagine e scrittura, quando avviene, si fonda spesso su un rapporto gerarchico per il quale l’una serve l’altra; perciò, nel mio caso, non credo in un connubio fra le due ma, piuttosto, in un antagonismo comunicante fra segni e codici diversi.

TB: Le pagine subiscono spesso delle cancellature, che poi trasforma in forme geometriche.

GDL: Cancello quando non vorrei avere scritto certe cose, quindi copro il testo con forme geometriche che si compenetrano. Ricordano edifici molto semplici, porte, piante di architetture arcaiche.

TB: Da cosa dipende l’interesse per le persone che dormono?

GDL: Disegno pendolari che dormono solo quando capita che viaggi in treno la mattina. Si abbandonano dove non dovrebbero, come esseri incustoditi. Nel sonno si estraniano e sembra che i volti esprimano una sorta di rinuncia momentanea alla realtà intesa come veglia e fatica.

TB: Cerca le immagini che pensa utili a progettare il lavoro, o pensa l’opera attraverso le immagini che ha trovato?

GDL: Produco l’opera grazie alle immagini che ho scelto. Alcune, però, sono molto simili a fantasie ricorrenti che corrispondono a fotografie di quotidiani e riviste che sfoglio.

 

BIOGRAFIA

Giovanni De Lazzari è nato a Lecco nel 1977, vive e lavora tra Bergamo e Milano. L’artista ha frequentato l’Accademia G. Carrara di Belle Arti, a Bergamo nel 2007 e nel 2008 è stato invitato presso la FAR-Fondazione Antonio Ratti al Corso Superiore di Arti Visive. Il suo lavoro è stato di recente esposto a La Maison particulière, Brussels nella mostra collettiva La Gioia; Krobylos un groviglio di segni. Da Parmigianino a William Kentridge, FAR E Museo della Città / Sala delle Teche, Rimini (curata da Alessandra Bigi Iotti, Marinella Paderni, Massimo Pulini, Giulio Zavatta); Atlanti Sottili, Casa Bianca, Zola Predosa (curata da Marinella Paderni).

Tra le mostre collettive ancheVite in Transito, PAC, Milano. Intervento site-specific e cura dell’allestimento di opere della Collezione Luciano Formica in occasione della mostra personale di Adrian Paci (a cura di Alessandro Rabottini e Paola Nicolin); Ogni Cosa a Suo Tempo, cap. VI, atto II, BACO, Palazzo della Misericordia, Bergamo (a cura di Stefano Raimondi e Mauro Zanchi); Ogni Cosa a Suo Tempo, cap. VI, atto I (Resume and Rebirth) BACO, Palazzo della Misericordia, Bergamo (a cura di/curated by Stefano Raimondi e Mauro Zanchi).

Tra le mostre personali: 2014 Imago, Laveronica arte contemporanea, Modica, Sicily; 2011, Giovanni De Lazzari, Drawings, Paintings and Sculptures, Mestna Galerija Nova Gorica; Lontano da Qui, Laveronicartecontemporanea, Modica; 2006 Edi Hila-Giovanni De Lazzari, Galleria Francesca Kaufmann, Milano (doppia personale a cura di Adrian Paci).

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