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Chiara Simone Onlus sostiene il nuovo ambulatorio di psiconcologia

Il nuovo ambulatorio di psiconcologia al Policlinico San Pietro è un punto di riferimento e di ascolto gratuito, per i pazienti e le loro famiglie, in cui trovare sostegno psicologico per affrontare il delicato iter della malattia dalla diagnosi sino alla fine delle terapie.

A cura dell’Ufficio stampa IOB

Ammalarsi di cancro è un avvenimento traumatico che investe tutte le dimensioni della persona (la sfera psicologica, i valori individuali e spirituali, i rapporti interpersonali e sociali) e non solo quella fisica. Comprendere a fondo quanto la persona vive e quale è l’impatto della malattia e delle conseguenti terapie sull’esistenza è un punto fondamentale per fornire ai pazienti la necessaria assistenza.

È da questa convinzione e impegno che nasce l’Associazione Chiara Simone Onlus, associazione nata a Pontirolo Nuovo, in provincia di Bergamo, nel marzo 2013, a seguito della dolorosa e prematura scomparsa di chiara, ragazzina diciottenne affetta da una patologia neoplastica cerebrale che l’ha colpita e strappata alla vita in 14 mesi.

L’associazione (www.chiarasimoneonlus.it), fondata dalla famiglia di Chiara con il sostegno di validi amici, offre ascolto e supporto a chi sta vivendo la difficile situazione della malattia oncologica, con l’obiettivo di rilevarne i bisogni e le criticità incontrate nel percorso della malattia, cercando in sinergia con un gruppo di figure mediche, operatori sanitari e volontari, di integrare i servizi già esistenti sul territorio.

Proprio nell’ottica di una collaborazione con le altre figure e realtà che si occupano di tumori, si inserisce uno degli ultimi progetti realizzati dall’Associazione, il nuovo ambulatorio di psiconcologia presso il Policlinico San Pietro.

Un punto di riferimento e di ascolto gratuito, per i pazienti e le loro famiglie, in cui trovare sostegno psicologico per affrontare il delicato iter della malattia dalla diagnosi sino alla fine delle terapie.

«Stati emotivi di disorientamento, paura, rabbia e dolore, rappresentano le inevitabili tappe successive alla comunicazione diagnostica e all’inizio delle terapie, sia nei confronti del paziente sia dei suoi familiari. All’interno del percorso sanitario costituito da cure e periodici controlli, si rende utile ed a volte indispensabile un sostegno capace di infondere determinazione e speranza. Per questo motivo abbiamo fortemente voluto la realizzazione dell’ambulatorio di psiconcologia presso il Policlinico di Ponte San Pietro, anche in un’ottica di non frammentazione del paziente, ovvero di presa in carico psicofisica, dalla stessa equipe medica» dice Valentina Simone, presidente dell’Associazione nonché sorella maggiore di Chiara.

«La nostra Associazione nasce da un dramma personale» continua Valentina. «Abbiamo vissuto la malattia di Chiara, abbiamo vissuto la sua sofferenza, che è diventata anche la nostra e da questo punto di partenza abbiamo deciso che ci saremmo impegnati a supportare chi vive la difficile condizione della patologia neoplastica. Abbiamo sperimentato personalmente l’utilità di un valido supporto psiconcologico in tali condizioni di vita e pertanto sosteniamo vivamente questo progetto».

«Il 48-50% dei pazienti che si trovano ad affrontare una malattia oncologia sviluppa un disagio psicologico che per sua intensità e sintomatologia assume una rilevanza clinica. Nella maggior parte dei casi la persona colpita da tumore cerca di affrontare il problema da sola, ma spesso questo non basta» conferma il dottor Sergio Gelfi, psicologo responsabile dell’ambulatorio di psiconcologia del Policlinico San Pietro, che offre, sia ai pazienti sia ai loro famigliari, la possibilità di accedere gratuitamente a percorsi di sostegno psicologici, con incontri settimanali e bisettimali, individuali o di gruppo. «I dati di riferimento indicano che circa il 15% di queste situazioni di malessere emotivo possono evolvere in una malattia vera e propria di tipo cronico, come ansia e depressione. Se l’ansia, la paura, la preoccupazione, la demoralizzazione, la rabbia sono normali risposte alla malattia, quando queste diventano più intense, più continue e perseveranti, è importante poter contare, fin da subito su un supporto psicologico in molti casi indispensabile per vivere nel miglior modo possibile e con la migliore qualità di vita possibile questo delicato momento».

“La riuscita e la tempestività di un migliore adattamento alla situazione di malattia e di cure permette di evitare la strutturazione di disagi psicologici gravi”. Un adeguato sostegno psicologico può avere anche dei risvolti importanti non solo a livello del mantenimento di una buona qualità di vita durante le cure, ma anche a livello fisiologico. «Gli stati emotivi hanno un’influenza significativa sull’evoluzione della malattia e sugli effetti collaterali delle cure e sulla gestione dei sintomi dovuti alle chemioterapie. Le emozioni infatti, sono costituite dal rilascio di neurotrasmettitori che interagiscono con il sistema immunitario, nervoso ed endocrinologico».

Questo si traduce in una maggiore capacità di reazione alla malattia non solo psicologica ma anche fisica (ad esempio nella percezione del dolore).

«È evidente, quindi, quanto il sostegno psicologico sia importante innanzitutto per il paziente, ma anche per la sua famiglia, in tutte le diverse fasi della malattia» continua il dottor Gelfi.

«Al momento della diagnosi, uno dei momenti di shock in cui si possono verificare due reazioni opposte cioè la non accettazione della malattia o al contrario la convinzione di essere già condannati, anche nel caso in cui il tumore non sia aggressivo e sia curabile; all’inizio delle cure chemioterapiche o radioterapiche, che rappresenta un altro momento molto delicato da affrontare non solo per il dolore e i disagi fisici ma perché il tumore diventa visibile a causa delle trasformazioni che la terapia provoca sul corpo (perdita di capelli, affaticamenti, etc.); durante le cure per gestire lo stress , la paura del dolore, i timori prognostici, i cambiamenti del proprio corpo e delle proprie relazioni; alla fine, quando il paziente deve imparare a controllare la paura delle recidive e ricominciare la sua vita “normale”» conclude il dottor Gelfi.

L’evento malattia rappresenta una fase difficile nel percorso di vita di una persona; questa fase però, se affrontata con i giusti supporti e aiuti può essere occasione di cambiamenti e di crescita nella persona stessa e nei propri cari. L’eventuale perdita della speranza e dei significati insiti nella malattia spesso determinano un malessere emotivo anche superiore all’impatto con la malattia stessa.

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